Credo che innanzitutto vada dato merito al professor Carlo Carboni di aver deciso di aprire questo dibattito con un approccio e dei contenuti del tutto condivisibili. Per parte  mia proverò ad arricchire la sua riflessione con alcune proposte assolutamente praticabili, dando per scontate tutta una serie di analisi che del resto ritrovo anche nei contributi gia pubblicati.
La mia stella polare è questa: i prossimi anni saranno caratterizzati in Italia e non solo da tre fattori, un elevato tasso di disoccupazione, un alto debito pubblico, una bassa dinamica della crescita.  Uno scenario da far tremare i polsi.
Sono convinto che le regioni, e quindi anche la nostra, siano il livello istituzionale appropriato per definire politiche capaci di incidere attivamente e con una buona dose di efficacia in questo contesto. Lo dico anche in considerazione della profonda convinzione che più ci si illude, come mi pare si continui a fare da parte di questo Governo , di affrontare la crisi con una centralizzazione nazionale delle politiche più si ottengono dei risultati assai al di sotto delle necessità e con un impegno del poco denaro a disposizione del tutto insufficiente in termini di efficacia. Lo dico anche per sottolineare che l’aspetto istituzionale non è per nulla un fatto astratto o estemporaneo rispetto alle politiche di sviluppo da portare avanti anche in considerazione del fatto che esso si porta dietro l’azione della pubblica amministrazione senza la quale poche o nessuna delle azioni innovative è possibile soprattutto quando il tema dei conti pubblici da tenere in ordine è ineludibile.
Ecco perché il piano strategico per le Marche del 2015 secondo me deve partire da alcuni aspetti istituzionali e di governo della pubblica amministrazione. Ne cito due. La regione deve porsi l’obiettivo di favorire davvero l’aggregazione di alcuni piccoli comuni che per omogeneità territoriale possano reggere alla sfida della adeguatezza nella gestione di alcune politiche e di fondamentali servizi. Si può in tal senso dare corpo ad una riflessione gia matura nel dibattito sulle autonomie locali relativamente alla obbligatorietà della aggregazione dei piccoli comuni nella gestione di alcune  funzioni fondamentali loro attribuite ai sensi dell’art. 117 della Costituzione lettera p. Ma può andare anche oltre, regolando con legge regionale nell’ambito della Pianificazione Strategica la collaborazione fra questi comuni aggregati e quelle che un po impropriamente chiamiamo città medie.
La regione deve far calare dal cielo alla terra il tema della managerialità della pubblica e nella pubblica amministrazione, facendo di questo tema fatto di pianificazione delle risorse umane,  finanziarie e patrimoniali, di controllo strategico, di valutazione e rendicontazione la precondizione di ogni politica.
Parlo di Piano Strategico con cognizione di causa. Voglio dire che le Marche hanno bisogno di qualcosa di più e di diverso di una nuova edizione del piano regionale di sviluppo. Sarebbe lungo dire qui cosa distingue i due strumenti. Lo dico con una battuta, mentre il piano regionale di sviluppo sarebbe uno strumento della regione il Piano Strategico sarebbe uno strumento delle Marche, degli attori istituzionali, sociali, imprenditoriali, delle università, delle camere di commercio, delle fondazioni bancarie, dei sindacati, delle cooperative ecc. Una visione condivisa del futuro prossimo, dove la condivisione della missione possibile, dei punti di debolezza da minimizzare e dei punti di forza da massimizzare diventa patrimonio comune da agire coerentemente a partire da ciò che si è e degli interessi che si rappresentano in modo convergente e trasparente.
La crisi mette in discussione uno dei capisaldi del Marchingegno: la coesione sociale. Ecco perché credo che uno dei principali progetti dovrebbe chiamarsi “Fare Comunità”.  Tutti devono riconoscere il primario valore del sociale ma in più occorre introdurre politiche che puntino ad aiutare la comunità ad aiutarsi. Massimizzare il ruolo delle reti corte, volontariato, banche del tempo, gruppi d’acquisto, banco alimentare, associazioni di badanti, sostegno all’infanzia, Insomma tutto ciò che tutto sommato ritenevamo marginale rispetto alla rete dei servizi garantiti dal sistema pubblico va rivalutato con decisione proprio perché la coperta sarà drammaticamente corta rispetto alle necessità crescenti e l’egoismo individualista che ha avuto anche i suoi effetti positivi di spinta in altri contesti oggi rischia di configgere proprio con il primario obiettivo di mantenere la coesione sociale.
Non ho niente da aggiungere alla forte sottolineatura del professor Carboni sul forte nesso fra economia dell’ambiente, tecnologie e università. Credo che questo significhi anche non illuderci che la ripresa passi per una ennesima capacità di traino dell’edilizia magari pompata oltre misura e che il nostro futuro possibile non può passare per un sistema imprenditoriale che respinge invece che attirare i talenti, i laureati. Tutte risorse che rischiamo proprio in un momento di crisi veder prendere il largo e che invece dovremo trattenere. Questo significa un progetto per favorire una nuova imprenditorialità e in questo contesto voglio sottolineare il valore aggiunto dell’imprenditoria turistica che assieme a quella della diffusione di nuove fonti energetiche tiene insieme come poche professionalità-ambiente-cultura-tecnologia.
Per concludere, fra le tante cose che non dirò, una devo necessariamente dirla. Credo che non sia stato il solo a provare un certo disagio vedendo la cartina dell’Italia con tracciate le linee dell’alta velocità ferroviaria. Torino-Milano-Venmezia e poi giu Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno-Reggio Calabria- con una appendice verso Bari e Lecce. Abruzzo e Marche tagliate fuori. Questa è una partita che non si può giocare in difesa. Lo so che parlo di questioni che adesso associamo più a problemi che a risorse ma assieme al collegamento Falconara-Orte ho tanto la sensazione che attorno al nodo porto di Ancona, Aeroporto di Falconara, Interporto di Jesi ci giochiamo davvero un bel pezzo della nostra possibile strategia futura.

(Pubblicato nel Corriere Adriatico del 15 dicembre 2009)