“Niente sesso, siamo inglesi”

“Niente sesso, siamo inglesi”. Ma propensione alla guerra, sì!

Politica- 5 minuti lettura

Esiste un parallelismo abbastanza chiaro fra l’uscita della Gran Bretagna dall’ Unione Europea ( Brexit), l’inizio e lo sviluppo della guerra in Ucraina, l’attuale drammatica crisi dell’Europa? Secondo me sì e non è un fatto occasionale e di poco significato. Lo si può leggere abbastanza chiaramente nel dipanarsi cronologico degli avvenimenti e nel concatenarsi delle azioni dei protagonisti, come pennellate di diverse mani che alla fine definiscono comunque il quadro con estrema chiarezza. Ora per non indulgere in complottismi e  occulte regie di un livello superiore di governo del mondo, direi che ciò è il frutto di un progressivo adeguamento alla realtà da parte dei protagonisti, appunto gli inglesi, che porta oggi ad una lettura possibile e realistica dell’intreccio fra questi tre grandi fatti.

Sono andato a rileggermi alcuni  post che pubblicai su fb ai tempi della Brexit. Lì emergeva il mio netto dissenso dalla lettura di comodo che ne davano i nostri commentatori soprattutto di centro sinistra in Italia e in Europa. Ho sempre contestato il fatto che la Brexit fosse una decisione folle della Gran Bretagna, frutto della scelta miope e stupida del suo popolo e che questa avrebbe indebolito soprattutto la Gran Bretagna più che l’Europa. Si sottovalutava secondo me la scelta di riposizionamento che la Gran Bretagna faceva con quella scelta nel contesto di un  rapido mutamento del quadro mondiale. Si sottovalutava che la Gran Bretagna è depositaria di una sensibilità e mentalità non eurocentrica, ma globale che ancora vive nel Commonwealth, è il partner privilegiato degli USA e ne segue, quando non ne suggerisce, il suo riposizionamento planetario. Perché legarsi all’ Europa, alle sue burocrazie infinite, alla sua nullità politica quando il baricentro del mondo  si sposta sul pacifico, verso la Cina, l’India, l’Australia? Perché muoversi in un orizzonte continentale  quando torna ad essere determinante il controllo delle rotte marine che non hanno più nel Mediterraneo e nel canale di Suez il loro snodo strategico ma lo hanno nelle rotte artiche, nel mare del Nord,  nell’Oceano Indiano , nel Mar Giallo. L’obiettivo strategico? Stare dalla parte degli USA per contenere la crescita del dominio Cinese ma soprattutto ritrovare se stessi, la propria vocazione.

In questo scenario ecco che si palesa una crisi/opportunità: trasformare un conflitto regionale , quella fra Russia e Ucraina, in un conflitto aperto per infliggere alla Russia una sconfitta strategica. La Russia vecchio avversario inglese in Asia, dato per rottamato troppo presto, redivivo intruso  in questo attuale  contesto. Putin ci casca, in alcuni siti militari qualificati si dice che fu una specie di “ vieni avanti ( cretino) che poi qui facciamo un golpe” messo in scena proprio dall’intelligence inglese, e ciò che sembrava un miraggio diventa un insperato ma possibile risultato. Chi si adopera per far fallire gli accordi di Minsk? Chi dopo il 2014 lavora alacremente per fare dell’esercito ucraino uno degli eserciti più forti al mondo? Chi impedisce ai tentativi di arginare la guerra fatti da Germania e Francia ancora ai primi di febbraio del 2022 di concretizzarsi? Chi fa saltare gli accordi di Istanbul? E poco importa se questo vuol dire far scoppiare la più grave crisi politica e economica in Europa plasticamente evidenziata dallo scoppio del “North Stream2” ovvero la messa in ginocchio della Germania , il cuore dell’Europa. Anzi questo diventa un altro insperato risultato: buttare all’aria la pretesa dell’Europa-tedesca di essere un soggetto economico e  politico unito nel nuovo scenario globale. E questo mette d’accordo tutti Inglesi, americani, russi e turchi , non i cinesi che sull’Europa maggiormente autonoma dagli USA e sulla Germania avevano puntato e non poco.

Certo gli inglesi non fanno tutto da soli, si appoggiano a chi ha meno di altri una cultura europeista: la Polonia, i Baltici.  Nani politici con grandi presunzioni, la più importante fra esse frantumare la Russia, smembrare la Russia bianca da quella caucasica e da quella orientale eliminare per sempre una possibile pretesa delle popolazioni russofone di quei paesi di riunirsi alla vecchia patria. Vecchie faglie politiche e militari si ripresentano come attuali  compreso il ritorno di fiamma di un soggetto Ottomano ben interpretato da Erdogan,  oppure i ricorsi storici che attingono a  pagine e pagine in cui si racconta l’adesione di quella parte di Europa al nazismo in funzione anti russa.  Le cose non sono andate come gli inglesi e i polacchi speravano. L’impegno americano dietro le quinte è stato potente e costoso, oggi è ampiamente documentato, ma non è bastato. Quella sconfitta strategica della Russia ricercata per via economica e per via militare non si è ancora materializzata e nel frattempo gli ucraini da immolare su questo folle disegno stanno finendo ( fino all’ultimo ucraino battuta cinica ma molto veritiera) e ora arriva Trump e la sua politica di allontanamento dallo scenario europeo. Non confido gran che sulla sua reale capacità di porre fine alla guerra. L’uomo è davvero imprevedibile. Paradossalmente potrebbe anche farla ulteriormente deflagrare. Putin sembra esserne consapevole e questa volta si muove guardingo, in tal senso non è da escludere che cerchi di riaprire un canale di dialogo con l’Europa-tedesca. Certamente il disegno anglo polacco è fallito ma non il nuovo profilo dinamico inglese. E’ emblematico come non sia l’ Inghilterra a cercare gli europei per rimettere insieme i cocci di una azione comune, ma sono gli europei e quel disperato di Macron a cercare gli inglesi tornati al centro delle attenzioni. Quello che è chiaro, a mio modesto parere, è che ogni disegno che passi per l’Inghilterra nello scenario russo-ucraino significa continuare la guerra. Magari una guerra di lungo logoramento per tenere comunque impegnata la Russia  e non consentirle di riprendere un’ azione globale;  non è questo il senso dell’ operazione fatta con i tagliagole in Siria? Ma anche fuori da quel contesto  vedremo come questo paese troverà nei disegni politico militari la sua nuova missione; più gli americani rimarranno concentrati nei loro confini e a far soldi , una condizione per nulla nuova, più lasceranno al fidato alleato inglese il lavoro di destabilizzazione in giro per il mondo. Sarà il caso del profilo nuovo che la Nato vuole darsi nel pacifico? Taiwan?  La Groenlandia? Non sono un veggente ma la mia sensazione è che quel paese,  che sembra nato per fare la guerra, che nella guerra ritrova la sua identità anche regale ( non sono forse militari di alto grado tutti i rampolli della famiglia reale?), abbia ripreso a muoversi a vele spiegate per i mari del mondo con tanto di azioni di pirateria oggi sotto forma della sua temuta quanto efficace rete di intelligence: continuo a ritenere North Stream2 l’operazione politica  più sfacciata messa in opera negli ultimi decenni, come emblematica l’impotenza della Germania di fronte a tanta sfacciataggine messa in atto a suo danno.  Sembra di essere tornati nella seconda metà dell’800, ma non deve essere una sorpresa. Forse non ci sono tanti altri segnali che in questo passaggio di epoca ci ricordano quel secolo? Non c’è un movimento degli imperi in atto? Non c’è un capitalismo selvaggio che ha bisogno della guerra? Non è  forse tornata  la schiavitù del lavoro? Non sono tornati i pirati sotto altre forme ? Non c’è forse una crisi irreversibile della democrazia novecentesca? Allora perché sorprenderci se torna in campo il paese da cui tutto è nato: capitalismo, imperialismo, schiavitù, pirateria? Il problema è che infondo ai contorcimenti di quel secolo ci furono due guerre mondiali e questo non è un dettaglio.