La crisi morde drammaticamente la coesione sociale del paese e ancora di più lo farà nel 2010 e le imprese e in  special modo  quelle artigiane, i terzisti, il piccolo commercio annaspano e quando non ne possono più chiudono. Le più grandi usano fino a quanto dureranno gli ammortizzatori sociali ma nel frattempo si affidano sempre più ai “tagliatori di teste” per mettere in atto ristrutturazioni pesantissime per i livelli occupazionali.
 Vista dalle nostre piazze, dalle nostre vie, dalle nostre aree industriali questa è la realtà. E’ la realtà che vedono tutti i giorni i sindaci, gli amministratori provinciali e regionali.
 Evidentemente nei palazzi romani e in quelli del Governo in particolare hanno altre visioni che rispetto alla realtà a dire il vero sembrano più allucinazioni, miraggi. Viene davvero da chiedersi ma dove vivono? Chi frequentano? Davvero il valore del lavoro, della occupazione, dei bisogni materiali primari è caduto così in basso nella attenzione di chi ha le leve del governo nazionale?
Così non è per chi, di qualsiasi orientamento politico esso sia, si trova anche se non volesse a sbattere ogni giorno su questi problemi. Non possono non vedere le file che aumentano davanti alle mense della Caritas o di altre associazioni caritatevoli; non possono far finta di non sentire quando sempre più vengono avvicinati da chi chiede lavoro o da chi davanti alle ristrutturazioni industriali si rivolge alle istituzioni locali chiedendo di fare qualcosa, di non essere lasciati soli. Non possono sottrarsi a quel sentimento di frustrazione quando persone per bene e con tanta dignità si rivolgono loro dicendo che non riescono a pagare l’affitto, le bollette, la retta della casa di riposo o dell’asilo nido. Il paese reale sta soffrendo e sa che si preparano giorni ancora più difficili.
Se non si capisce il valore del ruolo delle istituzioni locali in questa fase sul piano della tenuta democratica, sociale e produttiva del paese vuol dire che davvero si è deciso di giocare con il fuoco.
Nella battaglia che il sistema delle regioni e delle autonomie locali hanno ingaggiato sulla finanziaria per il 2010  stroncata con l’apposizione della 27ma questione di fiducia in 18 mesi di governo (deprecabile! Ha detto il presidente della Camera) c’era tutta questa consapevolezza.
Cosa hanno chiesto in sostanza.
Le regioni che si sono distinte in questo anno orribile per dinamismo ed efficacia nella azione di contrasto alla crisi, hanno puntato tutto sul finanziamento della riedizione del “patto per la salute”, sul fondo sociale e sulle risorse per prorogare gli ammortizzatori sociali.
Le province fortemente colpite dalla riduzione delle entrate a causa del calo delle immatricolazioni delle auto, hanno puntato sulla riduzione dei tagli e soprattutto sull’allentamento del patto di stabilità per poter sorreggere gli investimenti e pagare i creditori spesso piccole imprese locali per le quali anche piccole somme sono vitali anche per sfuggire alla morsa creditizia delle banche.
I comuni, che dovranno fronteggiare un taglio molto pesante e minori entrate sul fronte degli oneri di urbanizzazione, hanno chiesto la totale e certa restituzione del minor gettito ICI dovuta alla eliminazione di questa imposta sulla abitazione principale ( scelta che non ci stancheremo mai di dire ha drenato risorse dai poveri per darle ai ricchi); un ben più consistente finanziamento del fondo sociale, un allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno per le stesse ragioni esposte parlando delle province e per quanto riguarda il pagamento delle tante imprese creditrici hanno chiesto anche il possibile coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti.
La battaglia non è stata inutile, su patto per la salute e ICI dei risultati ci sono stati anche se relativamente all’ICI questi sono parziali e soprattutto non risolutivi di quel deficit di autonomia finanziaria che si è paurosamente aggravato. Insomma i Comuni davanti al futuro sono sempre più come un pugile che deve salire sul ring con una mano legata dietro la schiena.
Ma sulle altre due questioni fondamentali e cioè le risorse per le politiche di sociali,  l’assistenza a quella crescente domanda di aiuto che sale dalla società e l’eliminazione di vincoli insensati per poter pagare i creditori e per sostenere un grande piano di piccole opere indispensabile per una manovra davvero anticiclica non si è ottenuto nulla e ci si è trovati di fronte ad un vero muro di incomprensione.
Ma la battaglia non può considerarsi finita. Sul fondo per le politiche sociali e sull’allentamento del  patto di stabilità interno per il 2010 noi siamo convinti che è possibile creare una vasta alleanza fra regioni, province, comuni, sindacati dei lavoratori, associazioni dei commercianti, degli artigiani, cooperative affinché nell’inevitabile ennesimo decreto anti crisi, che necessariamente il governo dovrà definire nei primi mesi del nuovo anno, queste sante ragioni vengano fatte valere. Quello che ci sostiene in questa convinzione è che il sistema delle regioni e delle autonomie locali non fa battaglie corporative o settoriali ma davvero cerca di interpretare con proposte praticabili i bisogni veri del paese. Gli amministratori che spesso si sentono avviliti e impotenti devono sapere che sono oggi più che mai investiti di questo compito e con intelligenza e determinazione siamo convinti lo porteranno avanti.

PS: Il Governo  pagherà certamente caro la scelta infamante e demagogica di imporre l’inserimento in finanziaria del taglio dei consiglieri e degli assessori, la cancellazione delle circoscrizioni e delle comunità montane , dei difensori civici e dei direttori generali. Come a dire: vedete sono li gli sprechi! Così facendo ha leso tre principi, la leale collaborazione prevista dalla Costituzione fra i diversi livelli istituzionali; l’autonomia statutaria e l’autonomia regolamentare degli enti. Siamo pronti al confronto. Accendiamo i riflettori sui costi enormi per il paese di un  centralismo statale ancora ampiamente praticato alla faccia di un federalismo solo propagandato e misuriamoli con quelli del sistema delle autonomie. La sfida è aperta e la vittoria certa.