Un contributo dell’onorevole Oriano Giovanelli alla rubrica domenicale “Vecchia Pesaro” di Dante Trebbi pubblicata sulle pagine del Messaggero Pesaro.

“Spero davvero che siano in tanti quelli che domenica non si perdono, sulla pagina pesarese del Messaggero, gli articoli di Dante Trebbi su momenti significativi e meno noti della storia della nostra città. Io non ne perdo nemmeno uno. Domenica scorsa il pezzo era dedicato alle vecchie e meritorie Società Operaie di Mutuo Soccorso e in particolare a quella di Candelara.
“Lo Stato, a quei tempi, era davvero solo esattore e gendarme e intanto la morsa di un industrialismo senza regole mordeva crudelmente le condizioni di vita di operai edili, meccanici, minatori.
“Solo dopo decenni e decenni la lotta dei lavoratori, dei sindacati, dei partiti progressisti cambierà radicalmente questa situazione, anche se dovremo aspettare la nostra Costituzione Repubblicana per vedere riconosciuto il principio fondante di una democrazia moderna: il lavoro. E dovremo aspettare ancora qualche decennio per avere per opera del ministro socialista Brodolini un moderno statuto dei lavoratori. Ancora qualche anno per avere l’affermazione in legge di un servizio sanitario nazionale universale e addirittura l’anno giubilare del 2000 per avere una legge moderna di riforma dell’assistenza sociale.
“Ecco, l’articolo di Dante Trebbi mi ha spinto a scrivere per dire e dirci che dobbiamo tenere a mente che la crescita imprenditoriale, anche della nostra terra, è stata fortemente connessa al riconoscimento del valore centrale del lavoro e delle tutele sociali. Senza, non c’è sviluppo alcuno, semplicemente perché non c’è civiltà possibile.
“E ancora mi ha spinto a dire che c’è un’altra lezione che ci viene dall’esperienza delle Società Operaie di Mutuo Soccorso, ed è questa: quando lo Stato latita sul terreno della difesa del lavoro, dei diritti e della soddisfazione dei bisogni sociali non è vero che non ci sia niente da fare, che ci sia da rassegnarsi nella disperazione.
“È la comunità che si deve organizzare, darsi aiuto. La comunità, quella realtà di persone che non è una moltitudine indifferente, come purtroppo ci spinge a pensare una politica tutta schiacciata sull’immagine e sui media, ma è una realtà che condivide, che si organizza per provvedere a chi si trova in difficoltà.
“La forse eccessiva attesa e propensione a rivendicare tutto dallo Stato in virtù della giusta relazione ‘pago le tasse-mi aspetto servizi’ ha finito per indebolire la fiducia nella forza propria di una comunità.
“Inoltre, per le riflessioni che sono venuto maturando in questi anni, sono sempre più convinto che questo indebolimento dipenda da una visione dello Stato molto accentrata e per questo poco attento alla realtà locale, alla comunità.
“Sento tutta l’urgenza di recuperare questa dimensione comunitaria. Sento l’urgenza di riscoprire la scossa che allora diede vita alle Società Operaie, alle Cooperative, agli Enti di consumo, alla forza innovatrice di politiche sociali che videro protagonisti i Comuni. Oggi necessariamente saranno azioni sociali che avranno altri nomi e altre forme, magari, come per i gruppi di acquisto, cammineranno su internet, ma lo spirito non cambia.
“Non voglio fare l’uccello del malaugurio, mi limito a vedere la realtà che cambia e non posso non vedere le disuguaglianze che crescono, la scomparsa della ceto medio, la disoccupazione che purtroppo crescerà ancora per tutto il 2010 e 2011, la mutazione di quella classe imprenditoriale fatta di famiglie che per almeno quattro decenni ha segnato il nostro territorio e il suo benessere. Su queste cose non si scherza. Attenzione, quando noi andremo davvero a tirare le somme di questa crisi, faremo fatica a riconoscerci, tanto saremo cambiati.
“Allora bisogna tornare a mettere a fuoco la comunità, tenerla unità, volgerla a prendere iniziative capaci di dare risposte immediate, a scoprire nuovi stili di vita e di valori. Non bisogna aver paura, del resto non servirebbe a niente, ma darsi da fare, questo sì, e subito”.


ufficio stampa/milena bonaparte