Sinceramente commosso e profondamente addolorato partecipo al lutto di tutta la comunità della nostra Arcidiocesi per la scomparsa di mons. Gaetano Michetti. La sua umanità, la sua discrezione, la sua partecipazione autentica e la sua condivisione alla vita della comunità pesarese e dei più deboli e indifesi in particolare, la sua vita dedicata alla fede e, oso dire, alla fede nell’uomo rimarranno per me un insostituibile insegnamento.
Monsignor Michetti è stato una di quelle persone che solo con la loro presenza “creano un clima”. Sono persone che non hanno bisogno di alzare la voce, di farsi vedere, di affermare in ogni occasione la forza delle loro idee, perché con leggerezza ti fanno sentire la loro presenza, la profondità della loro cultura, l’autenticità dei loro gesti. Sono persone che vivono come sono e per questo non puoi fare a meno di sentirle.
Sono felice di averlo incontrato, di aver potuto entrare in relazione con lui, in un momento pesante della mia vicenda politica e umana e di non averlo più perduto anche quando con la sua proverbiale umiltà si ritirò nel suo paese natale.
Ai miei concittadini credenti e non credenti, partecipi e disattenti, vorrei dire che non tutte le fasi della vita di una città sono uguali come quelle di ogni essere vivente. Ebbene ci sono momenti in cui c’è bisogno di far ricorso alle risorse morali, nel più profondo significato del termine, e Pesaro è stata fortunata di avere un vescovo di quella statura morale, che amava fino all’orgoglio le virtù della città, che la sollecitava dolcemente a farsi carico delle sue povertà materiali e spirituali, che teneva sempre aperta non solo la porta del suo studio ma la porta del suo cuore affinché dialogo e comprensione non conoscessero steccati.
Proviamo a non dimenticarlo se ci riesce.