La cronaca locale dei quotidiani di domenica 27 luglio, metteva in grande evidenza l’importante contributo che ogni cittadino pesarese ha versato nel 2006 al comune, alla provincia e alla regione: complessivamente 1358 euro.
Non mi interessa qui evidenziare un dato comunque importante: Pesaro è il capoluogo di provincia che chiede meno ai propri cittadini nell’ambito marchigiano.
Quindi i pesaresi ed il loro sindaco, assieme al Consiglio Comunale, avrebbero legittimamente di che essere fieri.
Ma il punto è un altro: cosa ci dice quella cifra, cosa ci dice quella ricerca condotta dalla CGIA di Mestre? La risposta non può che essere che quella ricerca, quel dato ci dice una verità parziale e ci dice che se non mettiamo mano ad un sistema che racconti alla gente davvero come stanno le cose il rischio è che induciamo nell’opinione pubblica un atteggiamento pregiudizialmente negativo, superficiale, emotivo relativamente al contributo che ognuno di noi da all’essere una comunità civile.
Questo sistema davvero completo di rendicontazione è la nuova frontiera con la quale i comuni, ma anche le province e le regioni debbono misurarsi, altrimenti lo stesso dibattito sul federalismo fiscale, che entrerà nel vivo a settembre, e l’opportunità che esso offrirà per disegnare un sistema davvero più vicino ai cittadini a partire dalla sempre delicata questione dei tributi, rischierà di essere una occasione perduta. Voglio dire che parallelamente al federalismo fiscale noi dovremo tentare di costruire una nuova coscienza civica, altrimenti nell’opinione della gente avremo semplicemente spostato l’indirizzo postale di un problema: da Roma a Pesaro.
1358 euro in un anno sono troppi, sono pochi, sono la giusta cifra?
Ecco la domanda a cui dovremo saper rispondere.
Certo è una bella cifra. E’ lo stipendio, un buon stipendio medio, che in un anno ogni cittadino versa al sistema regionale e locale.
Dietro a quella cifra c’è il servizio sanitario, l’educazione dell’infanzia, i servizi agli anziani, ma anche le politiche per il turismo, il sostegno alle imprese; così come c’è il costo delle macchine burocratiche.
Proprio per questo la risposta alla domanda non potrà essere: è la cifra che ci serve, quella che deriva dalle spese che sosteniamo. Sarebbe una risposta largamente insufficiente e non rispettosa dei cittadini.
La rivoluzione che interessa i comuni e gli altri enti locali li deve spingere ad essere responsabili non solo di una spesa oculata ma anche di un giusto prelievo ( i comuni sono stati per decenni solo un centro di spesa!) tutto deve essere reso trasparente ai cittadini: come e perché prelevo; come e perché spendo.
Se ad esempio considerato che il cittadino di Ancona paga qualcosa di più di quanto paga il cittadino di Pesaro, venisse fuori che i servizi che al cittadino di Ancona sono largamente migliori, quel prelievo in più sarebbe giustificato e troppo alto il prelievo che viene fatto a Pesaro; se viceversa fossimo in termini di quantità e qualità allo stesso livello di servizi o addirittura fossero ben migliori i servizi di Pesaro sono i pesaresi che avrebbero motivi di soddisfazione.
Ma non basta.
Chi ci dice che quei servizi sono esattamente quelli che servono alle famiglie, alle persone, alle imprese? Basta il fatto di una continuità “storica” per giustificarli tutti.
La società cambia, aumentano gli anziani, nel contempo aumentano i bambini in parallelo con l’aumento delle famiglie immigrate; aumenta la povertà più o meno manifesta. Insomma la realtà è in continuo cambiamento quindi oltre che a rendere conto dei costi rapportati ai servizi, occorrerà sempre più rendere conto di quali servizi.
Come ben si può capire quello che sto descrivendo non è uno scherzoso gioco/rompicapo. E’ la nuova frontiera del governo locale: rendere i cittadini partecipi, consapevoli, responsabili e le amministrazioni davvero aperte e trasparenti.
A questa necessità non si risponde improvvisando, o con la demagogia della comunicazione. Si può rispondere solo con un lavoro strutturato e scientifico. La dimensione da cui muovere è senza dubbio l’ambito regionale. Almeno nell’ambito della nostra regione dobbiamo essere in grado di misurare, valutare, informare, correggere.
La proposta che faccio è che nell’ambito del Consiglio Regionale delle Autonomie Locali si crei una struttura tecnica ( non servono assunzioni basta usare i tecnici dei comuni, delle province, della regione) aperta al mondo delle imprese, del sindacato, delle associazioni dei consumatori con due obiettivi:
1 accompagnare passo passo il dibattito e le scelte che si faranno in Parlamento sul Federalismo Fiscale. Non può essere che una scelta destinata a cambiare radicalmente il rapporto fra cittadino e istituzioni sia ricondotta solo alla discussione di un disegno di legge delega da parte del Parlamento e ai decreti delegati che il Governo stesso dovrà poi emanare. Troppo importante la sfida per non metterci tutti insieme gli occhi e per non esprimere tutti insieme il nostro punto di vista di marchigiani.
2 condividere un sistema di monitoraggio e rendicontazione che sia riconosciuto come valido in tutta la regione dai comuni, dalle province, dalle unioni, dalle comunità montane, affinché indicatori veri e comprensibili siano messi a disposizione dei marchigiani per valutare davvero il lavoro e le scelte delle amministrazioni.
Non mi interessa qui evidenziare un dato comunque importante: Pesaro è il capoluogo di provincia che chiede meno ai propri cittadini nell’ambito marchigiano.
Quindi i pesaresi ed il loro sindaco, assieme al Consiglio Comunale, avrebbero legittimamente di che essere fieri.
Ma il punto è un altro: cosa ci dice quella cifra, cosa ci dice quella ricerca condotta dalla CGIA di Mestre? La risposta non può che essere che quella ricerca, quel dato ci dice una verità parziale e ci dice che se non mettiamo mano ad un sistema che racconti alla gente davvero come stanno le cose il rischio è che induciamo nell’opinione pubblica un atteggiamento pregiudizialmente negativo, superficiale, emotivo relativamente al contributo che ognuno di noi da all’essere una comunità civile.
Questo sistema davvero completo di rendicontazione è la nuova frontiera con la quale i comuni, ma anche le province e le regioni debbono misurarsi, altrimenti lo stesso dibattito sul federalismo fiscale, che entrerà nel vivo a settembre, e l’opportunità che esso offrirà per disegnare un sistema davvero più vicino ai cittadini a partire dalla sempre delicata questione dei tributi, rischierà di essere una occasione perduta. Voglio dire che parallelamente al federalismo fiscale noi dovremo tentare di costruire una nuova coscienza civica, altrimenti nell’opinione della gente avremo semplicemente spostato l’indirizzo postale di un problema: da Roma a Pesaro.
1358 euro in un anno sono troppi, sono pochi, sono la giusta cifra?
Ecco la domanda a cui dovremo saper rispondere.
Certo è una bella cifra. E’ lo stipendio, un buon stipendio medio, che in un anno ogni cittadino versa al sistema regionale e locale.
Dietro a quella cifra c’è il servizio sanitario, l’educazione dell’infanzia, i servizi agli anziani, ma anche le politiche per il turismo, il sostegno alle imprese; così come c’è il costo delle macchine burocratiche.
Proprio per questo la risposta alla domanda non potrà essere: è la cifra che ci serve, quella che deriva dalle spese che sosteniamo. Sarebbe una risposta largamente insufficiente e non rispettosa dei cittadini.
La rivoluzione che interessa i comuni e gli altri enti locali li deve spingere ad essere responsabili non solo di una spesa oculata ma anche di un giusto prelievo ( i comuni sono stati per decenni solo un centro di spesa!) tutto deve essere reso trasparente ai cittadini: come e perché prelevo; come e perché spendo.
Se ad esempio considerato che il cittadino di Ancona paga qualcosa di più di quanto paga il cittadino di Pesaro, venisse fuori che i servizi che al cittadino di Ancona sono largamente migliori, quel prelievo in più sarebbe giustificato e troppo alto il prelievo che viene fatto a Pesaro; se viceversa fossimo in termini di quantità e qualità allo stesso livello di servizi o addirittura fossero ben migliori i servizi di Pesaro sono i pesaresi che avrebbero motivi di soddisfazione.
Ma non basta.
Chi ci dice che quei servizi sono esattamente quelli che servono alle famiglie, alle persone, alle imprese? Basta il fatto di una continuità “storica” per giustificarli tutti.
La società cambia, aumentano gli anziani, nel contempo aumentano i bambini in parallelo con l’aumento delle famiglie immigrate; aumenta la povertà più o meno manifesta. Insomma la realtà è in continuo cambiamento quindi oltre che a rendere conto dei costi rapportati ai servizi, occorrerà sempre più rendere conto di quali servizi.
Come ben si può capire quello che sto descrivendo non è uno scherzoso gioco/rompicapo. E’ la nuova frontiera del governo locale: rendere i cittadini partecipi, consapevoli, responsabili e le amministrazioni davvero aperte e trasparenti.
A questa necessità non si risponde improvvisando, o con la demagogia della comunicazione. Si può rispondere solo con un lavoro strutturato e scientifico. La dimensione da cui muovere è senza dubbio l’ambito regionale. Almeno nell’ambito della nostra regione dobbiamo essere in grado di misurare, valutare, informare, correggere.
La proposta che faccio è che nell’ambito del Consiglio Regionale delle Autonomie Locali si crei una struttura tecnica ( non servono assunzioni basta usare i tecnici dei comuni, delle province, della regione) aperta al mondo delle imprese, del sindacato, delle associazioni dei consumatori con due obiettivi:
1 accompagnare passo passo il dibattito e le scelte che si faranno in Parlamento sul Federalismo Fiscale. Non può essere che una scelta destinata a cambiare radicalmente il rapporto fra cittadino e istituzioni sia ricondotta solo alla discussione di un disegno di legge delega da parte del Parlamento e ai decreti delegati che il Governo stesso dovrà poi emanare. Troppo importante la sfida per non metterci tutti insieme gli occhi e per non esprimere tutti insieme il nostro punto di vista di marchigiani.
2 condividere un sistema di monitoraggio e rendicontazione che sia riconosciuto come valido in tutta la regione dai comuni, dalle province, dalle unioni, dalle comunità montane, affinché indicatori veri e comprensibili siano messi a disposizione dei marchigiani per valutare davvero il lavoro e le scelte delle amministrazioni.
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