La giunta impugna il testo di legge. Spacca: “Violato il principio della collaborazione istituzionale”

Ancona Secessione della Valmarecchia, l’ultima parola non è stata ancora detta. Mentre da una parte si spinge perché il disegno di legge concluda il suo iter entro giugno, la Regione Marche assesta il suo colpo a sorpresa. La giunta ha deciso di passare a vie legali, pronta a presentare ricorso alla Corte costituzionale. Contro il distacco dei sette Comuni (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello) già il Consiglio si era espresso accogliendo il parere negativo della giunta. E ieri un ulteriore passo avanti. L’esecutivo ha deciso di impugnare il testo di legge e ha incaricato il servizio legislativo di predisporre gli atti necessari. Il governatore Spacca ci stava lavorando da tempo. In questi giorni l’ok che stava aspettando. Elemento a sostegno, proprio l’articolo 132 della Costituzione già al centro di infinite diatribe. Che torna a proposito a partire dal parere negativo espresso che dall’esame della documentazione parlamentare relativa all’iter. Da qui emerge come “non sia stato adeguatamente valutato nel merito e, soprattutto – spiega Spacca – non siano state motivate le ragioni per le quali vadano respinte le argomentazioni delle Marche. In questo modo vengono lese le prerogative regionali costituzionalmente garantite. Una scelta ancor più contraddittoria, se si considera l’evoluzione in senso federalista dello Stato che dovrebbe tenere nella massima considerazione l’opinione delle autonomie regionali e non solo quelle dei singoli territori”. Secondo l’orientamento della Corte costituzionale, le modifiche territoriali vanno approvate sentiti i Consigli regionali interessati, attraverso “l’acquisizione e l’esame dei pareri” pervenuti. Ma la Regione ritiene che il proprio parere non sia stato esaminato nel merito, né sia stato motivato il mancato accoglimento, ravvisando, quindi, una violazione del principio costituzionale di leale cooperazione istituzionale.

Si complimenta l’on. Giovanelli, Pd, strenuo avversario in solitaria della secessione. Il ricorso, da lui stesso per altro perorato, “servirà al Parlamento a far luce sulla corretta applicazione dell’articolo 132 e a spingere verso un suo cambiamento. Cosa molte volte detta e mai fatta”. Sarà anche “un ulteriore elemento di valutazione per il Senato che mi auguro approfondisca con maggiore prudenza e responsabilità rispetto alla Camera dove la spinta elettorale ha fortemente condizionato la valutazione. Non è cosa da tutti i giorni che una Regione impugni un atto del parlamento”.

Dopo il sì della Camera del 6 maggio, il disegno di legge è ora al vaglio della I commissione Affari Istituzionali del Senato. Relatore, il marchigiano Filippo Saltamartini (Pdl) che, dal suo canto, è impegnato in senso inverso. L’atto, è il suo obiettivo, dovrebbe essere approvato entro 20 giorni, magari in sede deliberante con l’accordo di tutti i gruppi consiliari. L’atteggiamento della Regione, è il suo parere, “è pretestuoso e palesamente infondato”. “E’ fuori di dubbio – spiega – che ogni decisione spetta al parlamento”.
PIA BACCHIELLI,