L’istituzione di una tassa legata aggli immobili al posto dell’Ici sulla prima casa che e’ stata soppressa. E’ questa una delle priorita’ che il presidente di Legautonomie, Oriano Giovanelli, indica nell’intervista all’ASCA per risollevare i conti dei Comuni.
Tre priorita’, aggiunge, tra le queli c’e’ ”la reistituzione di un’imposta che consenta di rafforzare le entrate proprie dei comuni e la base non puo’ essere che quella immobiliare, lo e’ in tutto il mondo, non puo’ che essere quella e questo si porta dietro ovviamente un effettivo passaggio del catasto immobiliare ai comuni, perche’ anche questo si e’ bloccato. Di conseguenza la diminuzione di autonomie finanziaria”. La seconda proposta per quanto riguarda i Comuni e’ ”quella di spingere o comunque di portare i comuni ad affrontare decisamente il tema delle unioni. Noi pensiamo che debba essere resa obbligatoria per la gestione di alcune funzioni l’associazionismo comunale”. La terza proposta ”e’ senz’altro tutto cio’ che attiene alla politica urbanistica, al governo del territorio. Questo paese continua, diciamo cosi’, a sprecare territorio, a consumare territorio, spesso anche in un modo inefficace. Oggi abbiamo di fronte a noi questo grande tema di un nuovo progetto di sviluppo, prima o poi da questa crisi bisognera’ pur uscire e quindi ci dobbiamo interrogare rispetto a che livello di contributo possiamo chiamare gli enti locali a contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Io credo che i comuni possano essere dei protagonisti e quindi in questo senso le norme dovrebbero andare a favorirli con un grande progetto di ‘economy’, di conversione energetica del paese di integrazione tra cultura, turismo e sviluppo. Io penso che i comuni possano essere il luogo dove strategicamente si disegna questo nuovo modello di sviluppo”.
”REGIONI E COMUNI HANNO FRONTEGGIATO GLI EFFETTI DELLA CRISI”.
Sono state le Regioni e gli enti locali il baluardo contro gli effetti della crisi nonostante in questi ultimi anni sia stato chiesto loro ”un sacrificio enorme per il contenimento dei conti pubblici”. E’ quanto sottolinea il presidente di Legautonomie, Oriano Giovanelli, nell’intervista all’Asca.
”Vorrei ci fosse un’operazione verita”’ dice ”sono state le Regioni il vero baluardo in questi mesi della reazione rispetto agli effetti della crisi con la loro capacita’ di mettere a disposizione fondi, che venivano dal Fondo Sociale Europeo, e di ripartirli come ammortizzatori sociali; di agire anche fiscalmente a tutela delle fasce piu’ deboli; con i provvedimenti a sostegno delle imprese; delle casse integrazioni in deroga”.
Ma c’e’ stato, rileva Giovanelli, anche ”un grande attivismo dei comuni in sintonia col mondo del volontariato”. In sostanza ”se oggi noi non abbiamo avuto un’esplosione della crisi in termini di conflitto sociale lo dobbiamo alla capacita’ di tenuta della coesione che hanno dimostrato in gran parte le autonomie locali”.
Una risposta molto efficace da parte degli enti locali, secondo il presidente di Legautonomie, che, pro’, ”potevano fare ancora molto di piu”’ se solo si fossero incentivati investimenti in piccole e grandi opere diffuse sul territorio e ”si fosse messa a disposizione una quota doppia rispetto agli anni precedenti del fondo per le politiche sociali, quando invece si e’ arrivati a un terzo degli anni precedenti”. ”Mi chiedo – prosegue – il ‘bonus famiglia’, la ‘social card’, che tipo di risultati hanno dato? Se noi invece avessimo dato un miliardo, due miliardi, ai comuni per fronteggiare le situazioni di poverta’ e di crisi, sicuramente li avremmo spesi per le persone che avevano effettivamente bisogno e li avremmo spesi”.
”Questo sara’ un punto centrale del nostro congresso – conclude Giovanelli – rivendicare il fatto che il sistema delle Regioni e delle autonomie locali sta dando un contributo straordinario al contenimento della spesa pubblica e soprattutto alla serieta’ della sua gestione. Noi vogliamo che si tornino a riaccendere invece i riflettori sull’inefficacia e soprattutto sull’entita’ discrezionale e non sottoposta ad alcun controllo della spesa centrale.
Perche’ e’ li’ che si continua a produrre spreco, clientela, inefficienza e soprattutto e’ dalla spesa centrale che derivano in gran parte gli squilibri ai quali non si propone alcun rimedio della nostra finanza pubblica”.
”NUCLEARE SAREBBE OPERAZIONE A PERDERE. MEGLIO PUNTARE SU PIANI REGIONALI PER ENERGIE RINNOVABILI”.
Il nucleare e’ ”un’operazione a totale perdita per il nostro Paese” e sul piano energetico sarebbe meglio lavorare su piani regionali di sviluppo delle fonti rinnovabili garantendo, pero’, la massima trasparenza ai cittadini nella realizzazione delle opere. E’ quanto ritiene il presidente di Legautonomie, Oriano Giovanelli, nell’intervista all’Asca.
”Sul nucleare – sottolinea – sta di fatto che noi abbiamo comprato una tecnologia di terza generazione dai francesi, quando ormai nel mondo la si sta abbandonando, e ci metteremo 20 anni a metterla in operativita’. Io penso che sia un’operazione a totale perdita per il nostro Paese, non ci vedo alcun vantaggio, senza ricordare che i cittadini si sono pronunciati con il referendum e questo non puo’ essere bypassato dicendo che e’ una questione ormai di minore significato”.
Sulle rinnovabili, invece, sono le stesse regioni che si sono mosse, rileva Giovanelli, soprattutto al Sud con l’eolico. Per questo ”non c’e’ dubbio che le regioni sono oggi lo snodo dinamico del sistema: il 90% delle cose le sanno fare e le sanno programmare, quindi lavorare sulla loro capacita’ di programmare, di indirizzare e di fare e’ fondamentale”.
Ma serve un atteggiamento diverso di comuni e province: ”smettiamola di denunciare il neocentralismo regionale perche’ limitandosi a questo alla fine portiamo acqua allo Stato centrale il quale dira’ ‘Va bene se le regioni non funzionano allora ci pensiamo noi”’.
Invece, secondo Giovanelli, ”bisogna concentrarsi su come funzionano le regioni, prendere le esperienze virtuose e riproporle, cioe’ fare una battaglia politica come comuni, come province nei confronti di quelle regioni che non funzionano. Credo che questa sia la strada giusta, e su questo terreno sicuramente le politiche nuove, di frontiera come quella energetica giocano una gran parte della propria capacita’ di essere realizzate”.
Ma, prosegue, ”esiste un altro problema in questo Paese: la gente non si fida,
spesso a ragione. Esiste il problema della corruzione, esiste il problema dell’infiltrazione criminale in certe economie. Penso davvero che uno dei compiti nuovi di questo Paese, e anche i comuni possono essere di straordinario aiuto in questa direzione, e’ la trasparenza, cioe’ rendere le cose trasparenti, piu’ leggibili, piu’ comprensibili. Perche’ altrimenti la gente non si fida; magari si entusiasma di fronte a una propostama poi prende delle delusioni cocenti perche’ ‘ci hanno fregato anche questa volta”’.
”INFRASTRUTTURE, I ‘NO’ LOCALI SPESSO DIPENDONO DA DEBOLEZZA CLASSE POLITICA”.
I ‘no’ locali che spesso in Italia bloccano le grandi infrastrutture trovano sponde fertili non solo per la scarsa chiarezza delle competenze tra Stato ed autonomie locali ma anche per ”una crisi politica delle classi dirigenti drammatica”. Fermo restando che alcune scelte, come quella del nucleare, sono ”a totale perdita per il nostro Paese”.
Il presidente di Legautonomie Oriano Giovanelli risponde cosi’, nell’intervista all’Asca, alle accuse spesso mosse agli enti locali di essere un ostacolo alla realizzazione di grandi opere.
Secondo Giovanelli le esplosioni di fenomeni di contestazione evidenziano ”molti fattori che possono essere presi ad esempio paradigmatico delle cose che non funzionano in questo Paese. Il primo e’ che questo Paese vive una crisi politica delle classi dirigenti drammatica e quindi il primo comitato diciamo cosi’ che sorge nel piu’ periferico quartiere crea fibrillazioni, tensioni, perche’ manca l’autorevolezza, la forza della classe dirigente politica”.
Per questo aspetto ”le cure sono difficilissime perche’ la politica ha i suoi tempi ma certo si puo’ andare verso una modifica del sistema elettorale in modo che un parlamentare non sia piu’ nominato ma sia eletto e gia’ questo darebbe piu’ forza anche alle scelte politiche di sistema”.
”In secondo luogo – prosegue Giovanelli – ci sono condizionamenti nella gestione delle scelte politiche che sono una conseguenza del problema di cui sopra. E si arriva a scelte spesso eccessivamente legate all’ultimo titolo di giornale che esce”.
Cosa fare? ”In tutti i paesi e’ complicato fare le cose – sottolinea il Presidente di Legautonomie – ma ci sono metodi consolidati che vengono utilizzati proprio per preparare il terreno per far convergere consenso attorno alle opere che si fanno”.
”Quello che dal punto di vista normativo si puo’ fare e’ chiarire bene di chi e’ la titolarita’ delle competenze ed in questo senso alcuni correttivi al 117 devono essere portati avanti” perche’ ”su alcune, poche e selezionate, questioni strategiche nazionali, l’autorita’ dello Stato deve essere assolutamente chiara e invece purtroppo su questo ancora si sono immagini di ambiguita”’.
Tre priorita’, aggiunge, tra le queli c’e’ ”la reistituzione di un’imposta che consenta di rafforzare le entrate proprie dei comuni e la base non puo’ essere che quella immobiliare, lo e’ in tutto il mondo, non puo’ che essere quella e questo si porta dietro ovviamente un effettivo passaggio del catasto immobiliare ai comuni, perche’ anche questo si e’ bloccato. Di conseguenza la diminuzione di autonomie finanziaria”. La seconda proposta per quanto riguarda i Comuni e’ ”quella di spingere o comunque di portare i comuni ad affrontare decisamente il tema delle unioni. Noi pensiamo che debba essere resa obbligatoria per la gestione di alcune funzioni l’associazionismo comunale”. La terza proposta ”e’ senz’altro tutto cio’ che attiene alla politica urbanistica, al governo del territorio. Questo paese continua, diciamo cosi’, a sprecare territorio, a consumare territorio, spesso anche in un modo inefficace. Oggi abbiamo di fronte a noi questo grande tema di un nuovo progetto di sviluppo, prima o poi da questa crisi bisognera’ pur uscire e quindi ci dobbiamo interrogare rispetto a che livello di contributo possiamo chiamare gli enti locali a contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Io credo che i comuni possano essere dei protagonisti e quindi in questo senso le norme dovrebbero andare a favorirli con un grande progetto di ‘economy’, di conversione energetica del paese di integrazione tra cultura, turismo e sviluppo. Io penso che i comuni possano essere il luogo dove strategicamente si disegna questo nuovo modello di sviluppo”.
”REGIONI E COMUNI HANNO FRONTEGGIATO GLI EFFETTI DELLA CRISI”.
Sono state le Regioni e gli enti locali il baluardo contro gli effetti della crisi nonostante in questi ultimi anni sia stato chiesto loro ”un sacrificio enorme per il contenimento dei conti pubblici”. E’ quanto sottolinea il presidente di Legautonomie, Oriano Giovanelli, nell’intervista all’Asca.
”Vorrei ci fosse un’operazione verita”’ dice ”sono state le Regioni il vero baluardo in questi mesi della reazione rispetto agli effetti della crisi con la loro capacita’ di mettere a disposizione fondi, che venivano dal Fondo Sociale Europeo, e di ripartirli come ammortizzatori sociali; di agire anche fiscalmente a tutela delle fasce piu’ deboli; con i provvedimenti a sostegno delle imprese; delle casse integrazioni in deroga”.
Ma c’e’ stato, rileva Giovanelli, anche ”un grande attivismo dei comuni in sintonia col mondo del volontariato”. In sostanza ”se oggi noi non abbiamo avuto un’esplosione della crisi in termini di conflitto sociale lo dobbiamo alla capacita’ di tenuta della coesione che hanno dimostrato in gran parte le autonomie locali”.
Una risposta molto efficace da parte degli enti locali, secondo il presidente di Legautonomie, che, pro’, ”potevano fare ancora molto di piu”’ se solo si fossero incentivati investimenti in piccole e grandi opere diffuse sul territorio e ”si fosse messa a disposizione una quota doppia rispetto agli anni precedenti del fondo per le politiche sociali, quando invece si e’ arrivati a un terzo degli anni precedenti”. ”Mi chiedo – prosegue – il ‘bonus famiglia’, la ‘social card’, che tipo di risultati hanno dato? Se noi invece avessimo dato un miliardo, due miliardi, ai comuni per fronteggiare le situazioni di poverta’ e di crisi, sicuramente li avremmo spesi per le persone che avevano effettivamente bisogno e li avremmo spesi”.
”Questo sara’ un punto centrale del nostro congresso – conclude Giovanelli – rivendicare il fatto che il sistema delle Regioni e delle autonomie locali sta dando un contributo straordinario al contenimento della spesa pubblica e soprattutto alla serieta’ della sua gestione. Noi vogliamo che si tornino a riaccendere invece i riflettori sull’inefficacia e soprattutto sull’entita’ discrezionale e non sottoposta ad alcun controllo della spesa centrale.
Perche’ e’ li’ che si continua a produrre spreco, clientela, inefficienza e soprattutto e’ dalla spesa centrale che derivano in gran parte gli squilibri ai quali non si propone alcun rimedio della nostra finanza pubblica”.
”NUCLEARE SAREBBE OPERAZIONE A PERDERE. MEGLIO PUNTARE SU PIANI REGIONALI PER ENERGIE RINNOVABILI”.
Il nucleare e’ ”un’operazione a totale perdita per il nostro Paese” e sul piano energetico sarebbe meglio lavorare su piani regionali di sviluppo delle fonti rinnovabili garantendo, pero’, la massima trasparenza ai cittadini nella realizzazione delle opere. E’ quanto ritiene il presidente di Legautonomie, Oriano Giovanelli, nell’intervista all’Asca.
”Sul nucleare – sottolinea – sta di fatto che noi abbiamo comprato una tecnologia di terza generazione dai francesi, quando ormai nel mondo la si sta abbandonando, e ci metteremo 20 anni a metterla in operativita’. Io penso che sia un’operazione a totale perdita per il nostro Paese, non ci vedo alcun vantaggio, senza ricordare che i cittadini si sono pronunciati con il referendum e questo non puo’ essere bypassato dicendo che e’ una questione ormai di minore significato”.
Sulle rinnovabili, invece, sono le stesse regioni che si sono mosse, rileva Giovanelli, soprattutto al Sud con l’eolico. Per questo ”non c’e’ dubbio che le regioni sono oggi lo snodo dinamico del sistema: il 90% delle cose le sanno fare e le sanno programmare, quindi lavorare sulla loro capacita’ di programmare, di indirizzare e di fare e’ fondamentale”.
Ma serve un atteggiamento diverso di comuni e province: ”smettiamola di denunciare il neocentralismo regionale perche’ limitandosi a questo alla fine portiamo acqua allo Stato centrale il quale dira’ ‘Va bene se le regioni non funzionano allora ci pensiamo noi”’.
Invece, secondo Giovanelli, ”bisogna concentrarsi su come funzionano le regioni, prendere le esperienze virtuose e riproporle, cioe’ fare una battaglia politica come comuni, come province nei confronti di quelle regioni che non funzionano. Credo che questa sia la strada giusta, e su questo terreno sicuramente le politiche nuove, di frontiera come quella energetica giocano una gran parte della propria capacita’ di essere realizzate”.
Ma, prosegue, ”esiste un altro problema in questo Paese: la gente non si fida,
spesso a ragione. Esiste il problema della corruzione, esiste il problema dell’infiltrazione criminale in certe economie. Penso davvero che uno dei compiti nuovi di questo Paese, e anche i comuni possono essere di straordinario aiuto in questa direzione, e’ la trasparenza, cioe’ rendere le cose trasparenti, piu’ leggibili, piu’ comprensibili. Perche’ altrimenti la gente non si fida; magari si entusiasma di fronte a una propostama poi prende delle delusioni cocenti perche’ ‘ci hanno fregato anche questa volta”’.
”INFRASTRUTTURE, I ‘NO’ LOCALI SPESSO DIPENDONO DA DEBOLEZZA CLASSE POLITICA”.
I ‘no’ locali che spesso in Italia bloccano le grandi infrastrutture trovano sponde fertili non solo per la scarsa chiarezza delle competenze tra Stato ed autonomie locali ma anche per ”una crisi politica delle classi dirigenti drammatica”. Fermo restando che alcune scelte, come quella del nucleare, sono ”a totale perdita per il nostro Paese”.
Il presidente di Legautonomie Oriano Giovanelli risponde cosi’, nell’intervista all’Asca, alle accuse spesso mosse agli enti locali di essere un ostacolo alla realizzazione di grandi opere.
Secondo Giovanelli le esplosioni di fenomeni di contestazione evidenziano ”molti fattori che possono essere presi ad esempio paradigmatico delle cose che non funzionano in questo Paese. Il primo e’ che questo Paese vive una crisi politica delle classi dirigenti drammatica e quindi il primo comitato diciamo cosi’ che sorge nel piu’ periferico quartiere crea fibrillazioni, tensioni, perche’ manca l’autorevolezza, la forza della classe dirigente politica”.
Per questo aspetto ”le cure sono difficilissime perche’ la politica ha i suoi tempi ma certo si puo’ andare verso una modifica del sistema elettorale in modo che un parlamentare non sia piu’ nominato ma sia eletto e gia’ questo darebbe piu’ forza anche alle scelte politiche di sistema”.
”In secondo luogo – prosegue Giovanelli – ci sono condizionamenti nella gestione delle scelte politiche che sono una conseguenza del problema di cui sopra. E si arriva a scelte spesso eccessivamente legate all’ultimo titolo di giornale che esce”.
Cosa fare? ”In tutti i paesi e’ complicato fare le cose – sottolinea il Presidente di Legautonomie – ma ci sono metodi consolidati che vengono utilizzati proprio per preparare il terreno per far convergere consenso attorno alle opere che si fanno”.
”Quello che dal punto di vista normativo si puo’ fare e’ chiarire bene di chi e’ la titolarita’ delle competenze ed in questo senso alcuni correttivi al 117 devono essere portati avanti” perche’ ”su alcune, poche e selezionate, questioni strategiche nazionali, l’autorita’ dello Stato deve essere assolutamente chiara e invece purtroppo su questo ancora si sono immagini di ambiguita”’.
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