PESARO – «UN RUOLO importante per affrontare la crisi può essere esercitato dalla Cassa depositi e prestiti, l’unica in grado di attivare interventi medio piccoli nei Comuni». E’ l’idea di Oriano Giovanelli, parlamentare del Pd e presidente nazionale di Legautonomie.

In che modo?
«La Cassa depositi e prestiti è stata da sempre ‘la banca degli enti locali’ ma oggi, per difficoltà del sistema locale, non riesce più a svolgere il suo compito. Se gli fosse restituito il suo ruolo potrebbe diventare uno strumento da utilizzare in funzione anticongiunturale, attraverso interventi medio-piccoli attivabili dai Comuni».

In questi ultimi anni, però, il rispetto del patto di stabilità è stato talmente stringente che molti Comuni hanno sospeso la progettazione e non hanno progetti pronti nel cassetto.
«Questo è sicuramente vero ma con certezze finanziare nuove la piccola progettazione come la manutenzione straordinaria delle opere esistenti, si pensi agli edifici scolastici, potrebbe essere completata facilmente. D’altronde è ecomicamente più conveniente, socialmente più utile e culturalmente avanzato riappropriarsi dell”esistente’, e riqualificare piuttosto che continuare in una espansione territoriale dell’abitato alla ricerca del ‘nuovo’».

Ma i Comuni dove troveranno le risorse?
«La difficoltà degli enti a fare ‘debito’ è reale e trova riscontro proprio nei dati della Cassa depositi e prestiti: nel 2007 sono stati contratti nuovi mutui per circa 2.500 milioni di euro rispetto ai 4.500 milioni del 2006, di cui solo circa 1.600 milioni riguardano gli enti dimensioni minori. La Costituzione però, e in particolare il comma 5 dell’articolo119, dice che lo Stato, per promuovere lo sviluppo economico, destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni».

Risorse per l’infrastrutturazione locale, nel bilancio dello Stato non ce ne sono.
«E’ qui entrano in gioco le risorse della Cassa depositi e prestiti . Si possono immaginare ‘interventi speciali’, come dice la Costituzione, per fornire credito agevolato utilizzando le risorse di uno specifico fondo costituito dal ministero dell’Economia e delle finanze, proprietario della società al 70%, e perché no, dalle stesse Fondazioni bancarie proprietarie al 30%. Perché non prevedere che annualmente possa essere accantonata una quota di utile in un specifico fondo con il quale assicurare l’abbattimento dei tassi dei mutui contratti dagli enti?».

Quanto si potrebbe ottenere?
«Ipotizzando un accantonamento del solo 5% possiamo prevedere un piano a costo zero per gli enti locali di circa un miliardo».