Il Resto del Carlino di Pesaro, 8 settembre 2008
a cura di LUIGI LUMINATI
DIFFICILE che Oriano Giovanelli, ex-sindaco e parlamentare del Pd, dica cose banali. Anche quando non spinge sulla polemica è sempre in grado di dare una visione diversa delle cose. Spesso poco gradita ai suoi compagni di partito.
Il Pd pare ancora decisamente groggy dopo la sconfitta…
«La sconfitta ha segnato un passaggio epocale, non un risultato contingente. L’esito elettorale ha implicazioni politiche e sociali storiche, non è un passaggio contingente».
Perciò va affrontato con le idee chiare.
«Non basta certo una strategia di comunicazione, ne la tattica politica. Ci vuole un "pensiero politico" vero».
Ma l’attuale Pd è in grado di elaborare?
«Se non fosse in grado il Pd non vedo altri soggetti. Dev’esserlo per forza».
Come?
«Ci vuole tanta voglia di affrontare i problemi concreti. Mi sembra invece che ci sia troppa ritualità. Anzi, un doppio livello tra noi che dibattiamo di problemi e strategie e la gente normale».
Intanto rispunta D’Alema.
«D’Alema prova a dare una risposta a questi problemi. E’ una risposta culturale e politica, che passa attraverso un’aggregazione di conoscenze e di personalità. L’obiettivo è quello di definire il pensiero politico del Pd».
In altri tempi si sarebbe chiamata "ideologia".
«In questo concordo con Bersani che qui a Pesaro ne ha invocato un recupero. Si tratta di un mezzo per interpretare la realtà attraverso un pensiero forte. Abbiamo bisogno di discutere…».
C’è chi dice il contrario…
«Sbaglia, non si può pensare di non discutere perché il partito è… debole. Al contrario c’è bisogno di confronto, di circolazione delle idee. Bisogna uscire fuori dalle riunioni di partito».
Per questo nascerà l’Associazione Red?
«Nasce per dare una rete di opportunità sul territorio al lavoro della Fondazione Italianieuropei creata da D’Alema».
Anche nelle Marche?
«Essendo l’unico parlamentare marchigiano che ha partecipato alle riunioni a Roma, mi darò da fare per creare un luogo e momenti di confronto con il mondo intellettuale, universitario e del lavoro delle Marche. Le porte sono aperte a tutti».
C’è una differenza nel Pd tra livello nazionale e locale?
«Direi di no. Qui c’è una maggiore capacità di auto-controllo, una maggiore responsabilità della classe dirigente erede della prudenza del vecchio Pci. Ci sono problemi anche qui e leggo il "doppio livello" tra dibattito politico e realtà anche da queste parti».
Esempi?
«Ho partecipato ad un incontro al Boncio con un gruppo di cattolici messo insieme da Luca Bartolucci. Ho colto molto malessere, ad esempio, rispetto alle aspettative di democrazia interna che il Pd aveva acceso. Ho partecipato ad un seminario della Cgil dove sono state ribadite le difficoltà del "modello marchigiano" in economia, uno dei pochi temi interessanti di quesa estate politica marchigiana. Infine a Fano ho partecipato al festival della sostenibilità, che spiega come il mondo dello spreco (600 euro all’anno di cibo buono gettato nel bidone da ciascuno di noi) potrebbe limitare la povertà degli altri…».
C’è una sottovalutazione?
«Un oggettiva difficoltà. Spesso mancano gli strumenti ed è inutile sperare che un’unica persona possa risolvere tutto. Ci dev’essere, ad esempio, un collegamento tra candidature e fatti concreti, perché se no siamo all’astrazione politica. Mi viene da dire: più pianificazione e meno comunicazione nelle nostre amministrazioni».
C’è una crisi d’identità a livello provinciale?
«Nove Comuni che se ne vogliono andare, comitati che sorgono da tutte le parti, difficoltà a fare una società provinciale dei servizi. Lo slogan «Orgogliosi di vivere qui» è già una risposta, quasi un pezzo di programma. Credo che sia necessario passare dalla strategia di comunicazione ad un approfondimento concreto».
Attraverso cosa?
«Innanzitutto il confronto. C’è tanta gente che vuole discutere, dire la sua, partecipare».
Alleanze indispensabili?
«Sono fondamentali, ma devono essere senza ambiguità. Non è concepibile, ad esempio, che l’Idv sia a sinistra a Pesaro e con An a Fano. L’importante è fare accordi chiari e trasparenti. Sarebbero utilissime delle primarie di coalizione, che costruirebbero anche alleanze non ambigue, basate su un confronto reale con gli alleati».
Cosa pensa del rimpasto della giunta regionale?
«Rispetto l’autonomia d
el presidenti Spacca. Mi chiedo, però, cosa possono aver capito i cittadini di una scelta fatta in perfetto "politichese", una delle lingue più indigeste per i cittadini. Leggo di un rafforzamento, ma i marchigiani hanno capito oppure è tutto incomprensibile?».
Sono in arrivo liste civiche con patron di sinistra.
«La scelta di Maurizio Sebastiani è nota da tempo. Parte da un giudizio totalmente contrario al sindaco Ceriscioli. Per quanto riguarda invece Marcello Secchiaroli mi pare una questione, diversa: è critico sulla gestione del partito. Credo che nel Pd dobbiamo essere tutti in grado di ascoltare e di recuperare il dissenso. Sarebbe un errore non farlo, così come mi pare impossibile che Sebastiani si candidi con An…».
Un tema caldo, per finire?
«La sicurezza è ormai centrale ovunque. Siccome i politici non debbono fare i poliziotti, credo che debbano creare o ccasioni di conoscenza ed integrazione reale tra i cittadini, da qualsiasi parte del mondo essi vengano. Una risposta che va data in fretta».
a cura di LUIGI LUMINATI
DIFFICILE che Oriano Giovanelli, ex-sindaco e parlamentare del Pd, dica cose banali. Anche quando non spinge sulla polemica è sempre in grado di dare una visione diversa delle cose. Spesso poco gradita ai suoi compagni di partito.
Il Pd pare ancora decisamente groggy dopo la sconfitta…
«La sconfitta ha segnato un passaggio epocale, non un risultato contingente. L’esito elettorale ha implicazioni politiche e sociali storiche, non è un passaggio contingente».
Perciò va affrontato con le idee chiare.
«Non basta certo una strategia di comunicazione, ne la tattica politica. Ci vuole un "pensiero politico" vero».
Ma l’attuale Pd è in grado di elaborare?
«Se non fosse in grado il Pd non vedo altri soggetti. Dev’esserlo per forza».
Come?
«Ci vuole tanta voglia di affrontare i problemi concreti. Mi sembra invece che ci sia troppa ritualità. Anzi, un doppio livello tra noi che dibattiamo di problemi e strategie e la gente normale».
Intanto rispunta D’Alema.
«D’Alema prova a dare una risposta a questi problemi. E’ una risposta culturale e politica, che passa attraverso un’aggregazione di conoscenze e di personalità. L’obiettivo è quello di definire il pensiero politico del Pd».
In altri tempi si sarebbe chiamata "ideologia".
«In questo concordo con Bersani che qui a Pesaro ne ha invocato un recupero. Si tratta di un mezzo per interpretare la realtà attraverso un pensiero forte. Abbiamo bisogno di discutere…».
C’è chi dice il contrario…
«Sbaglia, non si può pensare di non discutere perché il partito è… debole. Al contrario c’è bisogno di confronto, di circolazione delle idee. Bisogna uscire fuori dalle riunioni di partito».
Per questo nascerà l’Associazione Red?
«Nasce per dare una rete di opportunità sul territorio al lavoro della Fondazione Italianieuropei creata da D’Alema».
Anche nelle Marche?
«Essendo l’unico parlamentare marchigiano che ha partecipato alle riunioni a Roma, mi darò da fare per creare un luogo e momenti di confronto con il mondo intellettuale, universitario e del lavoro delle Marche. Le porte sono aperte a tutti».
C’è una differenza nel Pd tra livello nazionale e locale?
«Direi di no. Qui c’è una maggiore capacità di auto-controllo, una maggiore responsabilità della classe dirigente erede della prudenza del vecchio Pci. Ci sono problemi anche qui e leggo il "doppio livello" tra dibattito politico e realtà anche da queste parti».
Esempi?
«Ho partecipato ad un incontro al Boncio con un gruppo di cattolici messo insieme da Luca Bartolucci. Ho colto molto malessere, ad esempio, rispetto alle aspettative di democrazia interna che il Pd aveva acceso. Ho partecipato ad un seminario della Cgil dove sono state ribadite le difficoltà del "modello marchigiano" in economia, uno dei pochi temi interessanti di quesa estate politica marchigiana. Infine a Fano ho partecipato al festival della sostenibilità, che spiega come il mondo dello spreco (600 euro all’anno di cibo buono gettato nel bidone da ciascuno di noi) potrebbe limitare la povertà degli altri…».
C’è una sottovalutazione?
«Un oggettiva difficoltà. Spesso mancano gli strumenti ed è inutile sperare che un’unica persona possa risolvere tutto. Ci dev’essere, ad esempio, un collegamento tra candidature e fatti concreti, perché se no siamo all’astrazione politica. Mi viene da dire: più pianificazione e meno comunicazione nelle nostre amministrazioni».
C’è una crisi d’identità a livello provinciale?
«Nove Comuni che se ne vogliono andare, comitati che sorgono da tutte le parti, difficoltà a fare una società provinciale dei servizi. Lo slogan «Orgogliosi di vivere qui» è già una risposta, quasi un pezzo di programma. Credo che sia necessario passare dalla strategia di comunicazione ad un approfondimento concreto».
Attraverso cosa?
«Innanzitutto il confronto. C’è tanta gente che vuole discutere, dire la sua, partecipare».
Alleanze indispensabili?
«Sono fondamentali, ma devono essere senza ambiguità. Non è concepibile, ad esempio, che l’Idv sia a sinistra a Pesaro e con An a Fano. L’importante è fare accordi chiari e trasparenti. Sarebbero utilissime delle primarie di coalizione, che costruirebbero anche alleanze non ambigue, basate su un confronto reale con gli alleati».
Cosa pensa del rimpasto della giunta regionale?
«Rispetto l’autonomia d
el presidenti Spacca. Mi chiedo, però, cosa possono aver capito i cittadini di una scelta fatta in perfetto "politichese", una delle lingue più indigeste per i cittadini. Leggo di un rafforzamento, ma i marchigiani hanno capito oppure è tutto incomprensibile?».
Sono in arrivo liste civiche con patron di sinistra.
«La scelta di Maurizio Sebastiani è nota da tempo. Parte da un giudizio totalmente contrario al sindaco Ceriscioli. Per quanto riguarda invece Marcello Secchiaroli mi pare una questione, diversa: è critico sulla gestione del partito. Credo che nel Pd dobbiamo essere tutti in grado di ascoltare e di recuperare il dissenso. Sarebbe un errore non farlo, così come mi pare impossibile che Sebastiani si candidi con An…».
Un tema caldo, per finire?
«La sicurezza è ormai centrale ovunque. Siccome i politici non debbono fare i poliziotti, credo che debbano creare o ccasioni di conoscenza ed integrazione reale tra i cittadini, da qualsiasi parte del mondo essi vengano. Una risposta che va data in fretta».
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