Buon giorno a tutti. Sperando possa essere di vostro gradimento, oggi pubblico un mio intervento che ho tenuto qualche settimana addietro a Roma, in occasione di un convegno promosso dalla Banca Intesa San Paolo. L’iniziativa aveva come titolo: "Sviluppo sostenibile, autonomie territoriali e regole. Un quadro di certezze per sostenere la crescita". A tale appuntamento sono intervenute diverse personalità, tra cui: professionisti del settore, esponenti politici di entrambi gli schieramenti, del Governo e docenti universitari. Associo a questo post il volantino del convegno con i nomi dei relativi ospiti che hanno partecipato. Di seguito, propongo l’inizio del mio intervento che è possibile scaricarlo integralmente nel rispettivo allegato. Come sempre aspetto i vostri interessanti commenti. Cari saluti.
L’INTERVENTO (inizio): "Intanto grazie per l’invito e grazie anche della ricerca che a me sembra di grande valore e, letta con i miei occhi, rincuora, nel senso che ci conferma, in alcune convinzioni, che costantemente, in questi anni, abbiamo cercato di portare avanti. Io credo che senza dubbio noi, per uscire da una situazione di transizione già troppo lunga, abbiamo bisogno di quella leale collaborazione fra i diversi livelli istituzionali, che costantemente si invoca. Però questa leale collaborazione deve essere accompagnata da una premessa: bisogna percorrere fino in fondo il percorso federalista, non si può rimanere in mezzo e soprattutto non si può tornare indietro. Questo concetto bisogna averlo assolutamente chiaro e deve essere condiviso. E, per quanto mi riguarda, sintetizzerei questa necessità con una affermazione, che non è un giudizio etico morale, ma è una constatazione che dopo questa ricerca io trovo ulteriormente confermata:l’Italia è danneggiata da un insopportabile centralismo. Insopportabile, ripeto, non in termini di giudizio etico morale, ma in termini di sostenibilità, non è più sostenibile questo centralismo. E’ come se noi, avendo deciso di giocare un’altra partita, quella scritta nel titolo quinto della seconda parte della Costituzione della Repubblica Italiana, avessimo un attore sicuramente non secondario, un giocatore sicuramente fondamentale, lo Stato centrale, che continua a giocare un’altra partita, che continua a giocare la partita precedente, e questo è di una pesantezza, ai fini della tenuta del sistema, che appunto rende questa situazione assolutamente insopportabile. Di questo occorre avere piena coscienza e, mentre capisco ma non giustifico un sistema politico come il nostro, frammentato, molto auto referenziale, con partiti che si guardano l’ombelico; e quindi nella loro autoreferenzialità e nel loro verticismo tendenzialmente sono portati ad avvalorare una visione centralista, oggettivamente, non capisco perché sul tema del percorrere fino in fondo la strada del federalismo, noi abbiamo perso per strada alcuni attori, che erano stati protagonisti della prima fase di questa riforma, e in particolare Confindustria" (continua…)
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