Ma il mondo di oggi sembra riproporre caratteristiche odiose di un mondo antico. Ovviamente non c’è da aspettarsi che accadano miracoli, ma sarà certo capitato anche a voi di vivere momenti in cui sembra che tutta agisca contro, poi accade una cosa che vi da speranza e le cose tornano a girare per il verso giusto e si risolvono. Obama è questo! Al di la delle sue possibilità e delle sue capacità, speriamo che non si spaventi e osi, osi tanto. Osi verso un governo multipolare del mondo ben sapendo che degli interlocutori indispensabili per farlo alcuni non hanno nessuna intenzione di farsi carico dei destini del mondo impegnati come sono a far soldi ad uscire dalle loro condizioni di povertà e molti non vogliono neppur sentire pronunciare la parola democrazia, diritti umani, giustizia sociale. Lo stesso Obama ha vinto per ragioni interne agli Stati Uniti e a quelle dedicherà gran parte del suo impegno. Ma questo non è un male in se perché se da lì venisse un segnale che un nuovo mondo è possibile gli effetti sarebbero comunque planetari. E se fossi in lui? Mi affiderei a gesti concreti che diano il buon esempio su questioni delicatissime partendo dal mio paese, facendo del mio paese qualcosa di diverso prima di chiedere agli altri di fare la loro parte.Chiuderei Guantanamo. Abolirei la Pena di Morte. Renderei più difficile comprare un arma che poi magari finisce a scuola in mano a qualche squilibrato. Mi darei uno scadenzario per arrivare alla fine del mio mandato nella condizione in cui tutti gli americani abbiano una copertura sanitaria. Frequenterei le fabbriche e le fattorie e non solo i salotti per tornare a dare volto alle persone normali. Ma non sono Obama e lui nemmeno leggerà queste considerazioni, ma la speranza rimane.
2 Nero come Miriam Makeba. La morte della Makeba mi ha molto colpito. Ci sono degli animali che non muoiono ma che vanno a morire. La differenza è sostanziale. Per me lei è venuta a morire qui da noi, a Castel Volturno, dove sei ragazzi neri erano stati assassinati dalla camorra. Un luogo simbolo di disumanità, di abbrutimento dell’uomo, di nuove schiavitù. Forse non ci rendiamo perfettamente conto di cosa significa il fatto che una donna che ha vissuto l’espulsione dal suo paese, il Sud Africa, a causa delle sue battaglie contro il razzismo, che si è schierata militando dalla parte dei neri d’America pagando anche li “l’indesiberabilità” e emigrando in Ghana. Perché una donna così, malata, in carrozzella, non ha detto di no all’invito di venire a cantare a Castel Volturno davanti ad un pubblico di poche decine di persone? Rispondiamo a questa domanda e fermiamoci a pensare a cosa sia per alcuni aspetti oggi l’Italia.
3 Nero come Emmanuel Bonsu Foster. Il giovane picchiato selvaggiamente da un gruppo di vigili urbani a Parma. Solo a scrivere vigili urbani e Parma mi viene la pelle d’oca. I vigili urbani che sono per lo più la faccia delle amministrazioni delle nostre città, gente abituata a non fare solo multe per violazione del codice della strada, ma a dare risposte a cittadini e turisti, a fare del concetto di prossimità ai cittadini la loro ragione di esistere, la loro specificità. Parma, città colta, civile, evoluta. Ma come può accadere! Quali messaggi sono giunti a quei vigili dalla loro amministrazione, dal clima del nostro paese! Se anche queste roccaforti di civiltà danno luogo a questi fenomeni, se anche le città, le città medie, che hanno fatto della loro qualità della vita un fattore d’identità preso ad esempio dal mondo cosa ci dobbiamo aspettare. Forse è il caso che gli amministratori locali, i sindaci si fermino un attimo e decidano se arrendersi a questa marea montante o tornare a combattere battaglie significative, battaglie per le quali vale la pena fare il loro lavoro, il più bel lavoro del mondo.
4 Nero come me. E non perché amo la musica nera, amo tutto ciò che la mescolanza delle culture ha prodotto nella pittura, nella scultura, nella letteratura. Nero perché incazzato. Le cose non vanno come vorrei e come credo sia possibile e mi riferisco ovviamente alla politica, al mio partito o qualche volta mi viene da dire il mio non partito. L’altro giorno ho incontrato un compagno di Senigallia, uno di quelli bravi davvero, generoso, appassionato, pulito. La conclusione del suo dire è stata: io non so se questo partito che ho contribuito a far nascere con convinzione ed entusiasmo, può essere davvero il mio partito. Che dire? Se mi dava una coltellata era meglio.
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