Sabato 27 ottobre si riunisce a Milano per la prima volta l’assemblea costituente nazionale del Partito Democratico.
Alcune riflessioni estemporanee da condividere con voi.
1 Il voto di tremilioni e trecentomila italiani alle elezioni primarie è stato un evento magnifico che fa bene al cuore di ognuno che ami la democrazia.
Ma anche quel fenomeno non è stato identico in tutto il paese. De Rita sul Corriere della Sera del 23 ottobre, mette in evidenza che la maggiore affluenza c’è stata al sud e ne deduce che il PD continua ad avere gli stessi problemi di DS e Margherita al Nord. La questione settentrionale cioè l’incapacità del centro sinistra di parlare alla parte economicamente più dinamica del paese. Secondo me sbaglia. Dobbiamo dircelo chiaramente. Il voto al Centro/ Nord è stato un voto forte e direi normale. Al sud invece oltre alla partecipazione autentica, si è scatenato il personalismo politico, la volontà di singoli di cercare il proprio posizionamento nel futuro partito. C’è stato un voto trascinato dai personalismi che nella fase nascente del PD non credo siano una risorsa ma un problema che il nuovo partito si troverà subito a dover affrontare se vuole essere nuovo nella sostanza e non solo nel nome.
2 Comunque quei tre milioni e passa di italiani hanno dato un messaggio chiaro di futuro, di speranza alla quale è assolutamente necessario corrispondere. E invece sembra già passato già un mese. Quella partecipazione eccezionale ha lasciato il posto alla solita babele politica, ai giuochi al massacro fra partiti della maggioranza e fra componenti dello stesso governo. Una cosa terribile perché sembra che la politica non sappia far altro che farsi del male.
Misuriamo tutti lo stacco, il baratro, che separa lo sforzo di costruire il nuovo, dalla realtà quotidiana. In questo scenario il PD deve muovere e non sarà facile, deve essere presente nella quotidianità e non smarrire mai il suo orizzonte che è quello della riforma del sistema politica, del ridare dignità alla parola politica, di ricollegare la politica alla concretezza della vita della gente.
3 Anche per questo mi auguro davvero che non ci imbarchiamo in una discussione per me priva di senso sulla forma partito. Una scelta netta l’abbiamo fatta quando abbiamo detto che questo partito deve essere un partito federale. Quindi un partito radicato ovunque, nei territori cui riconosce autonomia, come nei luoghi di lavoro, un partito di popolo, un partito organizzato, non un comitato elettorale o un partito del leader centrale. Io non credo assolutamente che questo significhi di per se un partito chiuso. Anzi al contrario è chiuso alla società quel partito che non ha aderenti, quel partito che chiama la gente a partecipare una tantum, quando lo decide lui e non consente alla gente di poter partecipare quando e come vuole decidendo tempi, modi e temi della partecipazione stessa. Parliamone. A presto.
Alcune riflessioni estemporanee da condividere con voi.
1 Il voto di tremilioni e trecentomila italiani alle elezioni primarie è stato un evento magnifico che fa bene al cuore di ognuno che ami la democrazia.
Ma anche quel fenomeno non è stato identico in tutto il paese. De Rita sul Corriere della Sera del 23 ottobre, mette in evidenza che la maggiore affluenza c’è stata al sud e ne deduce che il PD continua ad avere gli stessi problemi di DS e Margherita al Nord. La questione settentrionale cioè l’incapacità del centro sinistra di parlare alla parte economicamente più dinamica del paese. Secondo me sbaglia. Dobbiamo dircelo chiaramente. Il voto al Centro/ Nord è stato un voto forte e direi normale. Al sud invece oltre alla partecipazione autentica, si è scatenato il personalismo politico, la volontà di singoli di cercare il proprio posizionamento nel futuro partito. C’è stato un voto trascinato dai personalismi che nella fase nascente del PD non credo siano una risorsa ma un problema che il nuovo partito si troverà subito a dover affrontare se vuole essere nuovo nella sostanza e non solo nel nome.
2 Comunque quei tre milioni e passa di italiani hanno dato un messaggio chiaro di futuro, di speranza alla quale è assolutamente necessario corrispondere. E invece sembra già passato già un mese. Quella partecipazione eccezionale ha lasciato il posto alla solita babele politica, ai giuochi al massacro fra partiti della maggioranza e fra componenti dello stesso governo. Una cosa terribile perché sembra che la politica non sappia far altro che farsi del male.
Misuriamo tutti lo stacco, il baratro, che separa lo sforzo di costruire il nuovo, dalla realtà quotidiana. In questo scenario il PD deve muovere e non sarà facile, deve essere presente nella quotidianità e non smarrire mai il suo orizzonte che è quello della riforma del sistema politica, del ridare dignità alla parola politica, di ricollegare la politica alla concretezza della vita della gente.
3 Anche per questo mi auguro davvero che non ci imbarchiamo in una discussione per me priva di senso sulla forma partito. Una scelta netta l’abbiamo fatta quando abbiamo detto che questo partito deve essere un partito federale. Quindi un partito radicato ovunque, nei territori cui riconosce autonomia, come nei luoghi di lavoro, un partito di popolo, un partito organizzato, non un comitato elettorale o un partito del leader centrale. Io non credo assolutamente che questo significhi di per se un partito chiuso. Anzi al contrario è chiuso alla società quel partito che non ha aderenti, quel partito che chiama la gente a partecipare una tantum, quando lo decide lui e non consente alla gente di poter partecipare quando e come vuole decidendo tempi, modi e temi della partecipazione stessa. Parliamone. A presto.
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