Vediamo se riesco brevemente a darvi il senso della discussione nella commissione per lo statuto del
PD. Intanto se non vi è ancora noto, la commissione ha deciso di rendere pubblici i contenuti del dibattito e quindi credo che possiate trovare qualcosa nel sito del partito.
Abbiamo tenuto due riunioni plenarie. Nell’ultima è stato nominato un comitato di redazione di 8 persone. Prima delle vacanze di Natale torneremo a riunirci e allora credo avremo una bozza di testo. Il nostro lavoro dovrà terminare il 30 gennaio.
Le questioni più rilevanti emerse, al di la delle banalizzazioni giornalistiche, sono davvero importanti e sinceramente la discussione mi sembra molto seria. Certo le differenze non mancano, ma questo lo si poteva immaginare.
1 L’ambizione è quella di fare della discussione sullo statuto del partito un fatto politico pubblico e che rilanci il tema dell’attuazione dell’art. 49 della Costituzione, ovvero una legge che regoli i diritti degli aderenti ad un partito e la trasparenza della sua vita interna. E’ un fatto rilevantissimo, in passato per ragioni comprensibili sempre osteggiato.
2 Il campo di intervento dello statuto è limitato dal fatto che altre due commissioni stanno lavorando, una sul manifesto-programma, l’altra sul codice etico del partito. Quindi nello statuto non vi saranno i riferimenti ideali e culturali né le norme sulle incompatibilità, sul comportamento dei singoli ecc.
3 Le questioni da dirimere sono comunque parecchie eccone qualcuna:
a) essere partito dei cittadini/elettori/attivi è un punto di partenza comune, ma questo può esimerci dall’avere una base associativa? Di avere degli iscritti? E se decidiamo di avere degli iscritti, quali sono le regole di trasparenza possibili ed efficaci per non produrre fenomeni degenerativi come le false iscrizioni o le iscrizioni funzionali a particolari appuntamenti interni? E ancora Che cosa differenzia il potere di un iscritto nel partito da quello di un elettore attivo? A me personalmente convince il concetto dei cerchi concentrici iscritti/sostenitori attivi/cittadini –elettori.
b) La legittimazione dei gruppi dirigenti. Nessuno vuole mettere in discussione la scelta della elezione diretta da parte dei cittadini-elettori con le primarie del leader nazionale e regionali e delle assemblee regionali e nazionali. Ma la direzione e la segreteria è possibile che siano nominati dal leader e non da organi statutari? Per me è impensabile. Più la legittimazione del capo è diretta più debbono funzionare i contrappesi. Diceva un famoso professore inglese: la democrazia è la possibilità di cambiare il capo senza ucciderlo. Ecco proprio così. Se non c’è la possibilità di cambiare il capo non c’è democrazia. E ancora su questo punto. Perchè non eleggere direttamente anche i leader provinciali e comunali? Qui la risposta è valorizzare il momento regionale ed evitare che con l’elezione diretta si legittimino i capi-bastone locali. Preoccupazione condivisibile?
c) sempre in questo contesto la fase costituente deve avere un termine? Detto in altre parole dobbiamo prevedere un congresso del partito costituito dopo una fase costituente che non può durare a piacere? La mia risposta è si e la mia proposta è congresso entro il 2008.
d) il pluralismo interno è da riconoscere? Da promuovere? Da riconoscere ma evitare che si ossifichi in correnti? E se quest’ultima è la scelta come si fa concretamente? La mia opinione è che il pluralismo c’è gia con le liste che si sono presentate ed è praticamente impensabile negarlo. Se si convoca il congresso la possibilità è che si organizzi su opzioni politiche piuttosto che attorno alle persone il che sarebbe già un
passo avanti.
e) il carattere federale del partito. Tutti condividono a parole questa opzione. Secondo me invece c’è un non detto che se non sarà esplicitato scoppierà. Per questo è molto importante che i segretari regionali vengano coinvolti da subito nella stesura dello statuto.
f) partito ed eletti o partito degli eletti? Non è una domanda provocatoria. Nel momento in cui prendiamo come metodo ordinario la scelta del candidato a sindaco, a presidente di provincia e regione, qualcuno dice anche a consigliere comunale, provinciale e regionale,a parlamentare, attraverso il metodo delle primarie, qual è l’autorevolezza per non dire l’autorità del partito nei confronti degli eletti? Non è forse probabile che siano gli eletti ad organizzare attorno a se il partito?
Ecco, queste sono solo alcune, forse le più rilevanti questioni su cui ruota la discussione. Aspetto commenti e proposte. Ciao.