di Luca Fabbri

PESARO – Facile per uno che ha iniziato la propria carriera politica accanto allo scrittore Paolo Volponi ed al filosofo Pasquale Salvucci, riuscire a parlare di ”questione morale” e di crisi dei partiti, senza cadere mai nel banale. Oriano Giovanelli (nella foto), deputato marchigiano del Pd, nei giorni scorsi ha telefonato
all’onorevole Lusetti per «esprimere la sua solidarietà» dopo che la Procura di Napoli ha messo sotto inchiesta il parlamentare emiliano.

Nelle ultime settimane si sono succedute le inchieste giudiziarie che, a vario titolo, vedono coinvolti amministratori ed esponenti del Pd. Secondo Giovanelli esiste una ”questione morale” nel partito?

«Non esiste una questione morale nel Pd, piuttosto credo sia in atto un’aggressione da parte della Magistratura nei confronti delle autonomie locali e gli ultimi fatti, con le inchieste che si sgonfiano giorno dopo giorno, credo mi diano ragione. Non siamo assolutamente di fronte ad una nuova Tangentopoli, semplicemente mi sembra un tentativo di far passare le valide esperienze amministrative che gestiscono il nostro paese come dei loschi affari. La Magistratura deve fare assolutamente il suo lavoro ma non può delegittimare le istituzioni. Noi dobbiamo ricordarci che siamo la patria del diritto oppure vogliamo ripetere gli errori che sono stati fatti, per esempio, con Marcello Stefanini e con la
moglie di Mastella».

Non crede che così facendo qualcuno vi possa accusare di ”berlusconismo”?

«Non mi importa se qualcuno mi paragona a Berlusconi, io non mi sono fatto leggi ad personam. Temo, invece, che dietro a questa sorta di aggressione ci possa essere un piano dei poteri forti contrari alla riforma sul decentramento delle autonomie. In questo credo però che abbiano sbagliato sia il Pd che il segretario Veltroni, perché con le loro reazioni hanno legittimato la cosiddetta questione morale. La nostra è prima di tutto una crisi politica, dovuta agli eccessi di personalismi».

Tornando a parlare di questioni nostrane, crede che il rimpasto di giunta voluta dal presidente Spacca sia sintomo di una malessere nel Pd marchigiano?

«L’operazione di Spacca penso che rientri in una normale logica di consolidamento della giunta. Una scelta politica del presidente, come fu per Minardi, che mi auguro non lasci traumi all’interno del Pd».

Nella ”sua” Pesaro il segretario, Matteo Ricci, ha detto che il Pd nazionale dovrebbe assomigliare maggiormente al Pd pesarese e marchigiano. E’ d’accordo?

«Credo che abbia in gran parte ragione, noi dobbiamo costruire un partito vero, radicato nel territorio. Capace di esprimere una classe politica in base alle esperienze locali. Detto questo, anche a Pesaro qualche problema c’è stato, penso alle primarie. Non sono state fatte e per me è stato un errore. Così come penso che andrebbero fatte per la scelta del Governatore».

Porterà Red anche nelle Marche. Una minaccia in più per Veltroni?

«Come unico parlamentare marchigiano ho costituito un comitato promotore regionale, ma se queste fossero le minacce da cui dovrebbe guardarsi Veltroni sarebbe bello per il Pd».