Intervista a cura di Valentina Galli
per il periodico "Il Pesaro"
web link : www.ilpesaro.it
La sua carriera politica inizia fin da giovanissimo nelle file della FGCI, ovvero la Federazione Giovani Comunisti Italiani, iscrivendosi nella sezione di Gadana nel Comune di Urbino. Poi è proseguita con tanti successi fino ad oggi. Quali sono stati i momenti più importanti delle sua attività politica?
Accidenti, ero proprio un ragazzino! Sarà per questo che oggi quando vedo i ragazzi e le ragazze che si avvicinano alla politica, all’impegno sociale, con tutti i loro dubbi, ma anche con tutte le loro certezze, provo dentro di me un misto fra allegria,paura e commozione. Sa, vorrei che non ci rimanessero male alla prima difficoltà, perché succederà sicuramente che qualcuno o qualche situazione li deluderà. Loro vorrebbero che andasse tutto dritto, come un missile sparato verso il cielo, e invece non è così. Guardi la recente vicenda dei “fogli fossili” a Pesaro in occasione del “giorno della memoria”. Non mi interessa chi abbia ragione o torto, se si poteva fare diversamente, quello che mi ha colpito è che tutto sembrava importante tranne la cosa che per me valeva di più:evitare una delusione a dei giovani che oggi, nella scuola di oggi,hanno fatto un lavoro che dire colto e impegnato è dire poco. E i così detti politici non c’hanno fatto una gran figura!
Io sono un entusiasta e anche se mi è capitato di prendere delle botte, ho vissuto e vivo la politica come un aspetto sempre positivo. E poi mi piaceva un sacco ascoltare chi ne sapeva, o pensavo ne sapesse di più se non altro per esperienza. Ecco con tutto il male che si può dire dei vecchi partiti questo di positivo l’avevano: erano dei luoghi dove avevi la possibilità di ascoltare se volevi. Dal vecchio compagno della sezione che magari parlava un italiano stentato ma che aveva una esperienza e un modo di fare dal quale imparare tante cose al dirigente colto e qualche volta malizioso. Questo è un primo aspetto importante della mia esperienza.
Un altro è il carattere popolare, non elitario, della politica. Vivendo ad Urbino e cominciando a fare politica negli anni ’70, non mancava certo di incrociare qualcuno che faceva politica a partire da una preparazione culturale alta. Ma a me piaceva la gente normale, gli operai e i contadini, quelli che incontravi quando portavi a casa loro l’Unità, o nelle feste di partito, o durante le campagne elettorali. Non vincevamo mai, si rende conto!? Eppure loro sapevano dove stare, da che parte stare. Un popolo in cammino che sapeva che la strada si fa un passo alla volta. Dirlo oggi sembra parlare della preistoria. Sondaggi, tecniche elettorali, elettorato fluttuante. Ma quando mai! Corpo a corpo, viso a viso. La gente è bella se la guardi in faccia. Se oggi c’è un certo abbrutimento della gente nei confronti della politica è perché si fa sempre meno questo semplice esercizio. Ad esempio uno come Paolo Volponi e parlo forse dello scrittore che meglio ci ha portato dentro al ‘900, alla società industriale, lo aveva ben chiaro.
Poi ho scoperto la politica del fare. Una vera goduria. Sono diventato sindaco che avevo 34 anni, di esperienza amministrativa davvero poca se considera che avevo fato il consigliere comunale a Urbino, il consigliere provinciale e solo due anni l’assessore comunale all’urbanistica. Beh! Mi ha preso, fare il sindaco mi ha preso. Un po perché Pesaro consente di fare il sindaco fuori dalla routine e un po forse chissà perché c’ero portato e non lo sapevo .Non è stata una passeggiata e nemmeno una marcia trionfale. Ma ho fatto, certo non da solo, cose di cui vado orgoglioso. Vuole sapere un segreto? Quando hai fatto il sindaco non smetti più di farlo. Ti viene l’occhio. Vai in giro per la città e dentro di te la guardi da sindaco. E’ impressionante! Può immaginare quanta auto censura devo impormi. Non c’è niente di peggio che fare gli ex di qualcosa. Quindi sto zitto, mi pare che mi riesca abbastanza bene.
In fondo le ho detto le cose importanti della mia esperienza politica, non le cariche che ho ricoperto: ascoltare, stare dalla parte della gente anche per dargli torto ovviamente, fare cose utili o che credi tali. Aggiungo solo che ci vuole sentimento, generosità, almeno per me è così, altrimenti non riuscirei nemmeno a pronunciarla la parola politica.
Sono momenti difficili per la politica italiana. Tra poco si andrà di nuovo a votare. Qual’è la sua personale opinione a riguardo? Come andranno le elezioni?
E’ vero sono momenti difficili molto difficili, le cose, in tutti i settori della vita della nostra comunità nazionale si sono complicate. Vale per chi non riesce a farsi bastare uno stipendio con il quale prima viveva dignitosamente, vale per chi deve confrontarsi da imprenditore con il mercato, vale per chi entra nel mondo del lavoro troppo tardi e non sa se lo studio che faticosamente ha portato avanti gli servirà o dovrà acconciarsi ad un lavoro qualsiasi e precario, vale per chi si confronta con il tema dei diritti che sembrano confliggere irrimediabilmente fra di loro, etica contro scienza, sicurezza contro libertà, giustizia contro dignità, crescita contro ambiente. Un bel guazzabuglio!
La politica ha le sue colpe, ma non tutte le colpe, e invece viene trattata come fosse una sputacchiera. Non hanno niente da dirsi guardandosi allo specchio altri poteri? Altri soggetti della vita pubblica? Così facendo siamo entrati in un circuito vizioso. Si indebolisce la politica, ne si marginalizza il ruolo,si nega la sua funzione insostituibile e centrale, le si toglie credibilità quando invece è la politica che ci può portare fuori da questa situazione, può essere l’additivo anche per altri soggetti sociali, economici, culturali, civili a contribuire a cambiare lo stato presente delle cose.
Sono stati fatti errori. In extremis si poteva tentare almeno di evitare di andare al voto con questa legge elettorale che alla gente non piace, che ha dimostrato di non funzionare, che solletica gli egoismi di partito invece che spingere verso l’interesse generale. Si poteva provare in un tempo appena più lungo, otto mesi, di fare alcune riforme istituzionali e regolamentari fondamentali per far funzionare meglio il sistema come ad esempio la modifica dei regolamenti parlamentari per impedire che chi si presenta sotto lo stesso simbolo alle elezioni poi una volta in parlamento si divida in più gruppi causando danni alla politica e alle casse dello Stato.
Non è stato possibile, non si è voluto fare, era troppo chiederlo, non so. Allora votiamo.
Però, potenza della politica, di fronte ad una specie di ineluttabile deriva verso la rassegnazione ecco che la politica, con la P maiuscola, prova a fare quello che non si è voluto cambiare con le leggi: semplificare il sistema, spingere alla aggregazione, superare i partitini famigliari capaci solo di vivere sui ricatti.
Nessuno può negare che questo è merito del Partito Democratico e della sua scelta di rompere il gioco, di imporre un altro gioco,di andare libero, non solo, alle elezioni. E allora si riaccendono le lampadine, entra la luce, il quadro si muove, si anima. E’ certo importante chi vincerà e io lavorerò giorno e notte per far vincere Veltroni. Ma è importante che non si vanifichi questo vento di cambiamento che sta coinvolgendo tutti a sinistra e a destra. E’ fondamentale che si apra il varco da cui è cominciata ad entrare la luce, questo dipende dai cittadini.
In questi giorni si è parlato di Davide (Veltroni) contro Golia (Berlusconi), a me piace di più quest’altra similitudine: Alì contro Foreman a Kinshasa. Ve lo ricordate? Foreman era più forte, il pronostico era per lui, sul ring sembrava che fosse gigantesco e Alì minuscolo. Ma Alì riusci a fare un altro gioco, un’altra boxe e Foreman finì a terra solo perché aveva fatto la boxe di sempre gli stessi passi, gli stessi colpi, gli stessi movimenti. Allora attenti il pronostico è decisamente aperto, i cittadini hanno la parola, e comunque sono convinto premieranno chi saprà dimostrare che la politica italiana può giocare un altro ruolo, un’altra partita e non è condannata agli stessi metodi, agli stessi riti, alle stesse facce.
A seguito delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, è stato eletto Deputato della Repubblica. Come è stata la sua esperienza tra i banchi del gruppo de l’Ulivo?
Beh, ho visto in questi due anni tutti i difetti del sistema parlamentare che dobbiamo assolutamente cambiare. Se continuiamo ad avere due camere che fanno le stesse cose non si può pretendere di avere un sistema legislativo efficiente. Se tutto quello che si fa in commissione poi ricomincia da capo, come se niente fosse accaduto, in aula si finisce per perdere un sacco di tempo e alla fine il prodotto è che tutto si concentra sulla legge finanziaria la quale a sua volta diventa un’altra cosa, una legge mostro con dentro di tutto, una legge che scatena le lobby, il bisogno di visibilità dei parlamentari, i loro rapporti con il territorio di provenienza e perde una visione dell’interesse nazionale. E’ per questa ragione che in Italia avviene un fenomeno pericoloso sotto il profilo democratico: di fatto il potere legislativo viene svolto dal potere esecutivo, con buona pace della distinzione dei poteri principio fondante della democrazia.
Detto questo ho cercato di imparare e tutto sommato sono soddisfatto e mi piacerebbe continuare.
Sono presidente nazionale della Lega delle Autonomie locali, per i DS prima e poi per l’Ulivo ho seguito da vicino i temi legati alla riforma della pubblica amministrazione ed è stato naturale che portassi queste mie esperienze nella commissione Affari Istituzionali. Ho lavorato nella Giunta per le Autorizzazioni, molto intenso ad esempio il dibattito che ho anche personalmente sostenuto sulla vicenda delle intercettazioni a Fassino e D’Alema legate alla vicenda Unipol/BNL. Mi sono tolto in quel caso una bella soddisfazione quando ho visto che il carattere del tutto irritale dell’ordinanza della Forleo è emerso poi in tutta la sua chiarezza.
Con il lavoro parlamentare sono, credo, riuscito a dare una mano concreta ai comuni, alle province, alle regioni in occasione delle due leggi finanziarie, anche se ho trovato, e la cosa mi addolora e mi preoccupa, spesso una certa ottusità nel governo e nel Parlamento rispetto al ruolo insostituibile che a questi livelli istituzionali viene oggi riconosciuto dalla Costituzione . Mi sono appassionato attorno al tema di riformare le Comunità Montane impedendo che con la finanziaria si buttasse il classico bambino con l’acqua sporca e si calpestasse una competenza a legiferare in materia da parte delle regioni. Ho subito con fastidio il dibattito sui costi della politica quando alla fin fine ha partorito la penalizzazione dei consiglieri comunali e del ruolo delle circoscrizioni. Io sono per abbattere i costi della politica sono decisamente contrario a provvedimenti che vanno a limitare forme di partecipazione e impegno democratico.
Sono stato relatore, che concretamente nel mio caso a significato riscriverne parti sostanziali, di un disegno di legge sulla semplificazione del rapporto fra il cittadino e la pubblica amministrazione. La legge, una delle pochissime, è stata approvata alla Camera senza voti contrari e poi giunta al Senato si è fermata e lo scioglimento delle Camere costringerà a ricominciare da capo. Una iattura perché i contenuti erano buoni e il tema è centrale nella vita di tutti noi.
Per quanto riguarda il territorio della nostra provincia abbiamo portato a casa la statalizzazione dell’Università di Urbino esigenza che avevo sostenuto a viso aperto in campagna elettorale, e pensare che anche qualcuno dei miei vedeva questa cosa con diffidenza per non dire paura. Splendido in questo il rapporto con il rettore Bugliolo. E poi ho seguito la vicenda del Porto di Pesaro che per me era una spina nel cuore già dagli anni in cui ero sindaco.
Insomma non mi sono girato i pollici del resto senza far nulla non so stare. Come se non bastasse quello che ho da fare mi sono buttato su questa cosa dello statuto del Partito Democratico perché era importante, perché ci credo e ne è venuto fuori un bel lavoro. Sono contento.
Le piecerebbe essere di nuovo eletto deputato della Repubblica o preferirebbe dedicarsi a qualcosa di altro?
Si mi piacerebbe e spero che ve ne sia la possibilità. Del resto proprio le novità importanti che stanno emergendo nel sistema politico possono rendere la prossima legislatura estremamente interessante. Poi sarà quel che sarà faccio politica e ancora per un po la farò in qualsiasi contesto.
In questi giorni mi frullano per la testa anche pensieri che potrebbero spingermi in Parlamento ad occuparmi di altro. Per carità enti locali e riforma della pubblica amministrazione sono per me temi appassionanti lo sono stati per anni e lo saranno sempre, però pensavo alla possibilità di concentrarmi di più su l’altra faccia del mio carattere: l’amore per la cultura, per l’arte, per un mondo colto.
Guardo ciò che sta avvenendo in Campania, una regione che conosco bene, dove l’umanità e la natura hanno lasciato tracce incredibili e dove invece oltre ai rifiuti per strada vediamo l’impoverimento della coscienza civile che si afferma che si appropria del cervello e dei comportamenti della gente.
Mi chiedo: quando avremo rimosso i rifiuti dalle strade chi rimuoverà ciò che rimarrà nelle coscienze delle persone?
Ma quello della Campania è solo un esempio forse il più tragico. L’Italia sta perdendo il senso di se, si ripiega su se stessa, ai giovani offriamo uno scenario depresso invece che stimolante, curioso, di speranza. L’egoismo trabocca.
Ecco a cosa penso quando penso al ruolo dell’arte, della cultura. Si fa poco troppo poco. Si guardano i conti e si finisce per dire che è sempre lì che bisogna tagliare.
C’è in tutto questo un autolesionismo pazzesco
E’ del tutto evidente che quando faccio questi pensieri sento tutto l’insegnamento che mi viene dalla mia città. Non scordo mai che la sua crescita economica è andata di pari passo con la sua crescita culturale. I giorni scorsi sono andato alla galleria di Franca Mancini a vedere il pannello di Gio Pomodoro restaurato che stava prima al cinema Duse. Che dire in quell’incontro fra arte, architettura e cinema non c’era solo una esperienza fantastica e casuale, ma il carattere di Pesaro degli anni della sua rinascita. E se il paese vuole rinascere è un meccanismo analogo che deve scattare.
Cosa non va nella politica italiana? Cosa cambierebbe e cosa no?
Premesso che ho cominciato a fare politica quando c’era la DC, il PCI, il PSI, il PLI, il PRI, il MSI che non scherzavano mica in fatto di amore di partito e se vogliamo in fatto di egoismo di partito. Quello che non va in politica è che oggi c’è l’egoismo senza più i partiti. Tutto diventa più piccolo, più ristretto, fino all’assurdo dei partiti persona, dei partiti famiglia.
Allora alla sua domanda potrei rispondere lungamente, invece mi limito a questo: mancano i grandi partiti.
Nuovi quanto si vuole ma grandi partiti che non vivano per una stagione ma ambiscano a vivere almeno un secolo, che non si sciolgono perché il loro capo perde ma sono capaci di trovare uno, cento, mille nuovi capi.
Partiti capaci non solo di prendere voti ma di sviluppare un pensiero.
In fondo le idee sembrano così impotenti oggi di fronte ai grandi interessi che si agitano sulla faccia della terra, eppure sono sempre loro la cosa più dura e resistente, più concreta e sconvolgente: le idee.
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