Gentile Dr Caporale,
ribadiamo che la nostra proposta di legge parte da situazioni reali, in una fase di crisi le aziende chiudono, mettono in mobilità lavoratori, si sono rivolti a noi 2 sindaci che si sono ritrovati senza copertura previdenziale e si sono vista compromessa la propria situazione pensionistica, è giusto occuparsi di tutti coloro che perdono il lavoro, anche se sindaci.
Attualmente i comuni sono tenuti a versare i contributi in base alla retribuzione percepita al momento dell’elezione, nel caso si tratti di un lavoratore autonomo viene versata una cifra forfettaria definita con decreto ministeriale annualmente, invece nel caso di casalinghe, inoccupati, disoccupati, studenti o professionisti senza albo i comuni non possono versare alcun contributo perchè l’attuale legge considera solo i lavoratori dipendenti e autonomi. Il comuni quindi "spendono" di più o di meno a seconda della condizione lavorativa dell’eletto. Il mondo è cambiato, anche i giovani sono interessati alla politica, anche le donne, anche persone che svolgono lavori non inquadrati nelle classiche categorie storiche. Vogliamo colmare una lacuna legislativa, vogliamo che valga anche per gli enti locali che a retribuzione corrisponda contribuzione previdenziale, anche sindaci e assessori lavorano, percepiscono dall’ente emolumenti, ma sono trattati molto diversamente a seconda della loro realtà lavorativa precedente.
Siamo convinti che la politica non sia una professione, che vada svolta come servizio alla comunità, ormai esiste il limite dei mandati, non più di 2 consigliature come sindaco, esiste una forte pressione per il ricambio, si devono regolamentare con correttezza sia i compensi che le situazioni previdenziali. Non si tratta di creare privilegi, ma solo di garantire che non ci siano periodi vuoti di contribuzione per aver prestato la propria opera come sindaco o assessore.
Con stupore abbiamo visto come possa essere interpretata in modo sbagliato la nostra proposta e prestarsi a strumentalizzazioni, quindi valuteremo con il gruppo parlamentare per poter chiarire ulteriormente le intenzioni che ci hanno spinto a formularla. Non vogliamo mettere in difficoltà i colleghi, vorremmo, però, con altrettanta forza che si riflettesse sui pregiudizi con i quali ormai si affronta il dibattito sui ruoli istituzionali, non ci sfugge che possano esistere "i furbetti", ma noi pretendiamo che le leggi siano giuste. Sindaci, assessori devono lavorare con il massimo impegno, non devono godere di vantaggi previdenziali rispetto ai lavoratori e alle lavoratrici, ma devono, secondo noi avere una copertura previdenziale, (essere iscritti alla gestione separata inps), almeno come tutti i lavoratori precari, se non sono iscritti ad una forma previdenziale obbligatoria.
Grazie per la cortese attenzione, cordiali saluti Marialuisa Gnecchi, Oriano Giovanelli, Lucia Codurelli
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