“Dopo un anno devastantel’ambiguità si è frantumata nella durezzadella vita quotidiana”
L’onorevole Oriano Giovanelli analizza il difficile momento del partito alle prese con un calo di consensi generalizzato sul territorio
Ancona. “Il problema vero è che il Pd non esiste. Non abbiamo una struttura, mancano leadership. Manca un progetto politico chiaro e credibile”. Seduto in un bar della Capitale davanti ad una capiroska, reduce da una giornata parlamentare, Oriano Giovanelli prova a ragionare sul flop del Pd nelle Marche. Sarà perché alla Camera, proprio ieri, si è svolta la commemorazione di Enrico Berlinguer, l’amato segretario del Pci scomparso 25 anni fa, che le sue considerazioni sono particolarmente amare. Sarà perché in questo tardo pomeriggio di metà giugno viene più facile fare il paragone tra oggi e ieri, tra il partito di allora e quello di adesso. “Intanto il problema non sono le Marche: il Pd – spiega Giovanelli – ha raccolto il suo peggior risultato nella circoscrizione centro nel suo complesso. Perché questo calo? Beh, perché credo che l’elettorato di centrosinistra di queste regioni sia smarrito. Non dico che non si riconosce nel Pd ma fa fatica a farlo. Questo vale soprattutto per quell’elettorato che viene dalla sinistra, che è particolarmente insediato in queste regioni”. Analisi impeccabile, certo. Ma l’elettorato di Marche, Umbria e così via è lo stesso che nel 2008, appena un anno fa, premiò lo stesso Pd con il 41 per cento. “Era un progetto nuovo, avevamo uno slancio diverso. Quest’anno che è trascorso è stato devastante – ribatte Giovanelli -. L’ambiguità del Pd si è frantumata nella durezza della vita quotidiana. Non c’è una struttura, non c’è una leadership, non c’è un partito”. Da politico di razza qual è, Giovanelli disegna subito la road map. “Si riparte proprio dal partito, con un progetto politico chiaro. Se lei mi chiede quante volte, in questo anno, abbiamo avuto, anche nelle Marche, occasioni di confronto politico, po-li-ti-co, e non solo elettorale, io rispondo che non ne ricordo una. Ecco, dobbiamo tornare a fare politica. Franceschini ha fatto bene ma ha fatto solo il ping pong, replicando a tutto quel che diceva Berlusconi. Sono mancate le idee. E questo vale anche per le Marche dove abbiamo referenti visibili e credibili ma sono appunto solo referenti”.
Adesso ci sono i ballottaggi, rispetto ai quali Giovanelli si dice fiducioso poi si aprirà la stagione congressuale. “Io sto con Bersani”, chiarisce subito aggiungendo che probabilmente ci saranno più candidature anche al congresso marchigiano. Candidature che rifletteranno le mozioni nazionali. “L’altro male atavico sono i troppi personalismi, un problema, molto molto serio a cui mettere subito mano”.
L.F.
Corriere Adriatico
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