3997 (tremilanovecentonovantasette) elettori ed elettrici hanno dato vita a Fano ad un delle vere prime elezioni primarie per l’indicazione del candidato a Sindaco della città per il Partito Democratico in vista delle elezioni amministrative del 2009.
E’ un fatto straordinario, io mi sarei detto soddisfatto se a votare fossero andati la metà di quelli che l’hanno effettivamente fatto. Non perché era la prima domenica di estate vera ( a proposito grandiosa la notte bianca a Pesaro!), o perché correvano Valentino, le Ferrari e, cosa di non poco conto, L’Italia si giocava a Vienna il passaggio in semifinale contro la Spagna. No. La ragione per la quale mi sentivo realisticamente di abbassare l’asticella delle aspettative era dovuta alla nostra sconfitta elettorale e al fatto che nel Partito Democratico c’è un tantino di mosciume come ha dimostrato anche la recente Assemblea Nazionale. Invece no! La forza della democrazia, quando la si lascia esprimere davvero liberamente è devastante, imprevedibile, incredibile. Teniamolo a mente. Sia perché è auspicabile che in vista delle elezioni amministrative si creino condizioni analoghe anche per gli altri comuni e l’amministrazione provinciale, sia perché è questa la cifra, la vera cifra che può fare del Partito Democratico il soggetto che s’incarica di cambiare la politica, di ricollocare al centro la partecipazione della gente, di superare l’auto referenzialità dei partiti e delle così dette classi dirigenti. Certo non è scontato, molto dipende da come vivremo  a Fano il dopo voto.
Prima di tutto è necessario che venga riconosciuto il ruolo del Partito come una realtà che lascia agire la democrazia, la ricerca, ne cura i contenuti di lealtà, imparzialità, trasparenza,e per quanto ne so credo che vada riconosciuto nel caso specifico a Torriani segretario del PD di Fano e a quanti hanno collaborato con lui un grande merito.
In secondo luogo gli sconfitti devono riconoscere lealmente il vincitore. Si dice che abbia vinto per uno scarto minimo. E’ vero. Ma vale di più una vittoria conseguita senza avversari come è avvenuto nelle primarie fatte fino ad oggi, o vale di più una vittoria conseguita contro competitori veri, forti, all’altezza della sfida? Io propendo per questa seconda ipotesi. Quindi un vincitore c’è, è Federico Valentini ed i restanti passaggi devono avere lui come regista e protagonista a meno che non vogliamo riscivolare in una sorte di balcanizzazione del partito che giova solo ai nostri avversari.
In terzo luogo Federico Valentini deve essere intelligente, e non ho dubbi che lo sia. Qualcuno sorrideva di nascosto quando nella fase preparatoria lo sentivamo auspicare che scendessero in campo per queste primarie altri candidati forti, aveva ragione lui! Renato Claudio Minardi l’ha fatto e ha fatto non bene, benissimo. Come bene ha fatto Palmiro del Bianco.
Da ultimo suggerirei di accelerare ulteriormente sul valore fondante del processo democratico anche per la formazione delle alleanze e del programma. E’ così che io credo si possa dare continuità al grande valore di queste elezioni primarie e fare della democrazia un contenuto davvero distintivo.
Il centro destra sembra cavalcare l’idea che la democrazia sia un peso, un vincolo che non ti consente di decidere bene e  presto. Il Centro sinistra deve saper dimostrare esattamente l’opposto: la democrazia non è un metodo è un contenuto.
Faccio un esempio che può valere sia per Fano che per Pesaro. Fra le cose che mi hanno fatto più soffrire dell’ultima finanziaria del governo Prodi c’è la sudditanza con la quale si è vissuto il dibattito sui costi della politica che ha portato alla chiusura dell’esperienza dei consigli di quartiere nelle città con meno di cento mila abitanti. L’ho vissuto come un insulto all’esperienza vitale che fin dagli anni settanta le nostre due città hanno vissuto su questo terreno anticipando anche le leggi che poi codificarono i Consigli di Circoscrizione.
Allora la nostra risposta deve essere quella di aprire sia a Fano che a Pesaro un cantiere di elaborazione e ricerca per recuperare il meglio di quella esperienza e per farla rivivere. La partecipazione è un vero strumento di buon governo locale, le forme si possono studiare ma il bisogno è reale. C’è chi pensa che la politica sia accodarsi ai comitati così detti spontanei che ormai nascono come funghi su tutto. Niente di più sbagliato. Dare voce alla gente, a tutta la gente che voglia farlo, in modo ordinato è la vera sfida dell’epoca moderna. Le primarie sono state un momento alto in questo percorso ma ora bisogna saper passare dalla scelta degli uomini alla scelta dei contenuti ed è ancora più importante.