Il 22 giugno a Fano si terranno le primarie per l’individuazione del candidato alla carica di sindaco del PD per il 2009.
La prima cosa che mi passa per la testa è un grazie a Federico Valentini, Renato Claudio Minardi e Palmiro Del Bianco per essersi candidati.
Non ho paura, spero solo che si faccia un gran lavoro e che a votare vadano tanti elettori ed elettrici. Quell’appuntamento non ha un valore cittadino, sicuramente ha un valore provinciale.
Lo dico perché a Fano c’è sempre un po’ l’idea di venire per ultimi. E’ una idea che qualche ragione l’aveva quando alla candidatura di sindaco vi si arrivava attraverso il percorso delle trattative fra i partiti: prima si trovava l’equilibrio fra Comune di Pesaro e Provincia (Urbino andava, come dire, da sé vista la forza del PCI), poi veniva Fano. Una pratica che ha inciso non poco sul minor radicamento del PCI e su un suo peculiare carattere nonché su una presenza più significativa del PSI e del PRI fino al fatto che non per caso proprio a Fano si sperimentò negli anni Ottanta l’alleanza fra DC e PCI nel governo municipale. Questo ha fatto di Fano una città con un pluralismo più vivace, ma nel contempo, vista da sinistra, ne ha fatto una città dove potevano (possono) verificarsi più facilmente rovesciamenti di fronte, sorprese. Aguzzi è una di queste. Probabilmente né a Pesaro né ad Urbino sarebbe potuto accadere.
No, questa volta Fano viene per prima, può dettare le regole di un’esperienza straordinaria sia come città dimostrando di apprezzare questo carattere davvero democratico di un nuovo modo di fare politica, sia come partito che nella competizione si radicherà, si vivacizzerà, supererà vecchie logiche interne, sia come candidati; e se scatta l’alchimia con la città tutto è possibile.
Ci sono almeno quattro motivi perché il cantiere fanese del PD acquisisca un valore molto grande per tutta la provincia.
Il primo è che si tratta di una competizione vera. I candidati corrono per vincere, non si risparmieranno lavoro, tessitura di alleanze, qualche colpo basso. Noi nel PD in verità non abbiamo mai avuto una competizione vera anche se abbiamo fatto altre primarie. C’era sempre un vincitore designato. Come reagirà il vincitore, come reagiranno gli sconfitti? E’ una incognita. Ma possiamo dire che se non vi sarà lungimiranza del vincitore e lealtà degli sconfitti, uno dei pilastri su cui nasce il Partito Democratico crollerà. Ecco dunque che sul partito di Fano e sui tre candidati grava una responsabilità che credo avvertano responsabilmente e che comunque tutto il partito deve loro chiedere.
Il secondo è che fra i candidati due su tre vengono dalla Margherita e prima ancora dalla DC. In un partito dove un giorno sì e l’altro pure sembra complicato far diventare due tradizioni diverse una nuova cultura, questo ha un significato rilevantissimo, è un messaggio fortissimo a quel mondo di cattolici impegnati in politica un pò impauriti e un pò smarriti. Il PD nazionale ha bisogno che proprio a partire dal basso, dal misurarsi con i temi del governo locale, si crei quella mescolanza di culture e di comportamenti senza la quale il PD semplicemente non sarà.
Il terzo è che le primarie fanesi anticipano quelle che necessariamente avremo per la candidatura a Presidente della Provincia e in alcuni altri importanti comuni. Se questa competizione vera che sperimenteremo il 22 giugno funzionerà è legittimo attendersi un effetto positivo su tutti gli altri appuntamenti, e quella che era una modalità della politica sperimentata nel bene e nel male diventerà tutt’altra cosa. La nostra provincia, come c’è da augurarsi nel resto del paese, sarà attraversata da una ripresa impetuosa della partecipazione, dell’interesse da parte dei cittadini e questo sarà il vero antidoto a quella "stanca ripetizione" che Matteo Ricci giustamente evoca come uno dei rischi più grandi che l’esperienza di centro sinistra corre dalle nostre parti.
Il quarto è che con la strada scelta il PD può concretamente fare sintesi fra la sua legittima vocazione maggioritaria e quel rifuggire dall’autosufficenza che elettori di centro sinistra che non si riconoscono nel PD possono vivere come una manifestazione di arroganza.
Solo un partito con una leadersheep forte e legittimata può, dopo le primarie, aprire un dialogo vero che non si limiti ad una aggregazione di forze purchessia, ma entri nel merito di alleanze programmatiche solide capaci di rappresentarsi alla cittadinanza come assolutamente credibili sul piano programmatico e della prova del governo. Se avessimo definito le alleanze prima delle primarie questo non sarebbe stato possibile, a Fano a maggior ragione, dove la sconfitta del 2005 aveva lasciato troppe distinzioni, troppa indeterminatezza e una guida oggettivamente debole.
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