Al Ministro dell’interno, al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. – Per sapere – premesso che:
come previsto dal codice di amministrazione digitale, la carta di identità elettronica avrebbe iniziato già nell’anno 2000 la prima fase di sperimentazione in 156 comuni italiani, autorizzati dal Ministero dell’interno;
una prima fase di avvio avrebbe riguardato soltanto 83 comuni, quelli cioè forniti di hardware e software e di personale già formato professionalmente per la nuova impostazione di lavoro e che avessero inoltre l’iscrizione al S.A.I.A. – Sistema di accesso di connessione anagrafica;
la seconda fase di sperimentazione sarebbe invece stata rivolta a 55 comuni pari a circa 3 milioni di cittadini; entro il 2005, 30 milioni di italiani avrebbero dovuto ricevere i documenti di identificazione elettronica e al termine di tali fasi, come disposto conseguentemente dal decreto interministeriale dell’8 novembre 2007, tutti i cittadini avrebbero avuto a disposizione la nuova carta d’identità elettronica;
i costi complessivi del documento ammonterebbero a circa 25 euro per il cittadino a differenza dei 10 euro per la carta d’identità cartacea, presupponendo quindi un aumento economico di enorme rilievo;

 

la validità temporale del CIE è di 5 anni, ma sembra che a causa della scarsa qualità dei supporti di plastica il cittadino sia costretto a cambiare o rinnovare il documento precedentemente il termine di validità;
dal momento che il cittadino deciderà di eseguire il rinnovo, portato a 10 anni con validità retroattiva, dovrà munirsi e portare sempre con sé in prossimità della scadenza del documento, un certificato cartaceo che ne attesti l’estensione, venendo meno al principio di semplificazione per il quale è stato prodotto il documento e con conseguenti e notevoli disagi;
oltretutto non è certo che questa proroga attestata dal documento cartaceo sia riconosciuta dagli uffici di polizia di frontiera, essendoci una contraddizione tra la scadenza riportata, in conformità alla normativa internazionale, e quindi di valenza fondamentale per i documenti di viaggio, sulla banda ICAO delle CIE già in circolazione, e la nuova scadenza prorogata di cinque anni. Di fatto la normativa internazionale prevede che la banda ICAO non sia modificabile in nessun caso su supporti già emessi. I passaporti, infatti, furono estesi come durata in modo retroattivo in quanto, a quel tempo, non contenevano ancora la banda ICAO. Questo ha portato conseguentemente problemi alla frontiera per i cittadini italiani, i quali avevano con sé un documento che non rispettando le normative internazionali non era ritenuto valido -:
a fronte della spesa di più dell’80 per cento del budget per il progetto, tra il 2000 e il 2004 il sistema di emissione nazionale della CIE avrebbe emesso soltanto poche decine di migliaia di CIE;
parrebbe inoltre che il budget messo a disposizione per il progetto CIE nei finanziamenti derivanti dalla gara UMTS (104 miliardi di vecchie lire) era stato speso per più dell’80 per cento già nel 2004;
in realtà, tra il 2005 e il 2010 sarebbero state emesse oltre un milione e mezzo di CIE a fronte di una spesa inferiore ad un quinto di quella sostenuta nel periodo precedente nonostante il completo rifacimento del circuito di emissione;
il costo del supporto di plastica della CIE (senza il microchip di sicurezza) rappresenta la parte preponderante (più del 70 per cento) del costo complessivo della carta stessa, comprensiva cioè del microchip di sicurezza e da quanto spiegato precedentemente, parrebbe che i supporti plastici siano forniti anch’essi dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato e che i CIE abbiano una durata inferiore ai 5 anni procurando disagi di tempo ed economici al cittadino;
aver scelto di dotare il supporto di plastica di una banda ottica, avrebbe comportato un aumento ingiustificato dei costi senza apportare alcun beneficio in termini di sicurezza del documento;
i microchip di sicurezza installati dall’istituto poligrafico e zecca dello Stato IPZS sarebbero forniti da due soli produttori, nonostante il Ministero dell’interno abbia fornito all’Istituto le specifiche tecniche dei microprocessori di sicurezza per evitare tale sperequazione e per consentire l’approvvigionamento dei microprocessori di sicurezza attraverso gare europee, e internazionali;
i comuni starebbero continuando ad emettere le CIE e, se i cittadini sono in diritto, per legge, di richiederle nei comuni dove queste sono emesse, l’IPZS non starebbe effettuando gli opportuni approvvigionamenti richiesti;
risulta pertanto che le vicissitudini societarie abbiano comportato per le sole spese legali un onere per le casse pubbliche di quattrocentocinquemilatrecentosettantadue euro (405.372) -:
se sia vero quanto riportato in premessa;
se il Poligrafico dello Stato abbia prodotto un piano industriale capace di

 

mettere in ogni comune di poter fornire ai cittadini la carta di identità elettronica senza costi aggiuntivi per l’ente;
se sia stato predisposto il quadro dei servizi ai quali il cittadino possa accedere con la carta di identità elettronica.
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