Commissione affari Costituzionali

Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale.
Atton.292.

(Rilievi alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale).
(Seguito dell’esame e conclusione – Deliberazione di rilievi).

 Oriano GIOVANELLI (PD) esprime la delusione del proprio gruppo, che aveva dato credito al Governo al momento dell’approvazione della legge delega (n. 42 del 2009) e che si trova oggi di fronte a decreti attuativi che tendono alla propaganda politica più che a realizzare veramente il federalismo fiscale e ad attuare i principi del titolo V della parte II della Costituzione. In sostanza, il provvedimento in esame attribuisce ai comuni un’autonomia impositiva estremamente limitata, riconducibile al potere di regolare entro certi limiti alcune aliquote; ratifica la progressiva, grave riduzione delle risorse destinate ai comuni e lascia indecisa la questione essenziale della perequazione tra le diverse aree del paese.
Più in dettaglio, fa presente che, nel momento in cui l’Istat certifica che i redditi delle famiglie sono in costante diminuzione, questo provvedimento pone le premesse per un aggravio dell’iniquità fiscale.
Inoltre, il provvedimento sancisce una riduzione dell’autonomia impositiva dei comuni, mentre avrebbe dovuto realizzare la loro autonomia di entrata: infatti se nel 2007 i comuni esercitavano una qualche autonomia su circa il 47 per cento delle proprie entrate, tale percentuale scende al 14 per cento nella fase transitoria e si attesta al 38 per cento a regime.
Ancora, il Governo sostiene che la cedolare secca farà emergere gli affitti non dichiarati al fisco permettendo maggiori entrate tali da compensare la diminuzione delle risorse per i comuni, ma non vi è alcuna certezza sulle presunte maggiori entrate che questa operazione comporterà. In questo modo la cedolare secca porterà un beneficio ai proprietari di casa che pagano le imposte, ma non agli inquilini: infatti se l’emersione degli affitti in nero non dovesse realizzarsi, a risentirne sarà anche il fondo comunale per gli affitti, che già è stato quasi azzerato.
Quanto allo sblocco dell’addizionale Irpef, i comuni l’hanno accettato per poter chiudere i bilanci 2011, ma di fatto circa la metà dei comuni capoluogo ha già l’addizionale massima, per cui la misura aiuterà solo l’altra metà dei comuni, nei quali, in ogni caso, si determinerà un aggravio della pressione fiscale su chi paga le tasse.
Si aggiunga poi che, nonostante il Governo avesse dichiarato di volere alleggerire il carico fiscale sui lavoratori e le imprese, l’Imu è destinata a gravare sui commercianti e sulle imprese più dell’Ici.
In conclusione, il giudizio non può che essere negativo su un provvedimento che conferma la riduzione delle risorse per i comuni senza dare loro strumenti per il recupero delle minori entrate, attribuisce ai comuni margini di autonomia impositiva quasi nulli, prevede un sistema di perequazione generico e insufficiente a garantire il riequilibrio e lascia non disciplinate molte materie rilevanti: un provvedimento che, se il Governo avesse accettato di lavorarci ancora insieme ai gruppi di minoranza favorevoli al federalismo fiscale, avrebbe potuto realizzare una riforma epocale per la responsabilizzazione degli amministratori locali e per il riordino delle funzioni e dei servizi.
Preannuncia pertanto il voto contrario del suo gruppo.