Discussione generale su Disegno di legge: Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali (A.C. 3118-A) ed abbinate (A.C. 67-68-711-736-846-1616-2062-2247-2471-2488-2651-2892-3195
È stato rilevato un ritardo. Penso che l’Assemblea possa darsi una risposta da sola sul perché arriviamo tardi all’approvazione di un provvedimento di riordino delle funzioni attribuite ai comuni, alle province e alle città metropolitane. Basta guardare il calendario: dal 2001, anno di approvazione del nuovo Titolo V della Costituzione, ad oggi sono passati nove anni e sette di questi anni sono stati governati dal centrodestra.
Si è detto che il provvedimento in oggetto manca di organicità. La stessa natura di essere un collegato alla manovra di finanza pubblica testimonia il taglio prevalente che è stato dato all’interno di questa maggioranza: ridurre, cioè, il dibattito sulle funzioni di alcuni livelli istituzionali fondamentali che concorrono alla Repubblica ad un problema di costi. Ritroviamo questo tratto in modo assolutamente coerente in tutta la produzione normativa, che ha tolto organicità – lo ricordava il collega Zaccaria – alla riflessione sul sistema delle autonomie locali.
Ritengo che il taglio che è stato dato – cioè, aver ridotto tutta la problematica ad un problema di costi – sconti un’altra verità non detta, che è stata anticipata in precedenza dal collega Fontanelli, il cui intervento condivido totalmente. Mi riferisco alla falsa idea che si tende a far passare nel Paese, secondo cui il Titolo V è stato un errore, che ha tolto la possibilità di controllo della spesa pubblica e che ha messo la spesa pubblica in una situazione – diciamo così – di irresponsabilità. Al contrario, alcuni dati della Corte dei conti – nel corso del dibattito, torneremo su questo provvedimento in modo continuativo – dimostrano che, negli ultimi cinque anni, se vi è un livello istituzionale che ha prodotto una situazione Pag. 76di incontrollato aumento della spesa, questo è lo Stato centrale. Sono i dati della Corte dei conti ad evidenziare questo aspetto: il 30 per cento in più di spesa a livello centrale, contro il 10,7 per cento dei comuni, e circa il 6 per cento delle province. Neanche il dibattito sulla sanità evidenzia tutta la verità: infatti, se non avessimo attribuito la responsabilità della sanità alle regioni, saremmo ancora in una situazione indistinta, nella quale non riusciremmo neanche a prendere provvedimenti finalizzati a colpire le inefficienze, laddove vi sono. Questo è il punto che questa maggioranza non è riuscita ad affrontare e risolvere: cioè, utilizzare gli strumenti previsti dal Titolo V, nella sua attuazione, al fine di mettere in gioco una riforma vera dello Stato centrale; altrimenti, il sistema non è in equilibrio e ciò è del tutto evidente. Invece, siamo costretti ad assistere al paradosso per il quale, da una parte si procede nel realizzare il provvedimento in oggetto,
la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale si accinge a discutere dei decreti di attuazione della legge n. 42 del 2009, il provvedimento in oggetto viene vissuto per lo più come una formalità in funzione dei decreti attuativi del federalismo fiscale, e dall’altra parte, si assiste ad una manovra che farà un vero e proprio massacro delle autonomie locali e delle regioni.
Tale contraddizione si regge soltanto perché questo è un modo di tenere insieme due spinte opposte: da una parte, infatti, vi èla Lega Nord , che spinge all’interno del Governo per andare avanti sul federalismo e, dall’altra parte, vi è un corposo «pezzo» della maggioranza, che resiste ad una modifica effettiva dello Stato centrale. Abbiamo avuto le prove di ciò anche durante il dibattito svolto in Commissione. Per noi, uno degli elementi più emblematici è stata la discussione che, poi, ha portato all’accantonamento dell’articolo 15 concernente gli uffici territoriali del Governo.
Non ha alcun senso, dopo l’approvazione del Titolo V, che i Ministeri abbiano ancora uffici regionali e provinciali che impegnano migliaia di persone, che spendono milioni e milioni di euro all’anno, che producono ruoli dirigenziali, che costano, quando tali funzioni attribuite a questi uffici decentrati dei singoli Ministeri sono soltanto funzionali ad una logica precedente al Titolo V – ossia la logica ministeriale – e non alle funzioni nuove che sono state attribuite alle regioni e alle autonomie.
La proposta transitoria degli uffici territoriali del Governo – che torneremo a proporre nella versione del vostro testo prima che sopprimeste l’articolo 15 – era per noi un passaggio importante, il segno di una volontà di razionalizzazione dello Stato centrale, speculare ad una politica di effettiva valorizzazione delle autonomie.
Cosa produrrà la perpetuazione di questa contraddizione, tra spinte forti ad andare avanti in senso federalista e, dall’altro, questa resistenza pervicace a non modificare lo Stato centrale? Cosa produrrà? Penso che stia già producendo qualcosa di pericoloso.
Leggo il dibattito di questi giorni sulla crisi, come giustamente veniva ricordato dalla collega Lanzillotta, ossia tornare a ragionare sull’articolo 118 della Costituzione. Leggo una spinta quasi a dire che, per semplificare, ci vuole un’idea illuminata che sta nel Governo nazionale e poi l’appello alla società civile, alle forze dinamiche della società civile.
Tuttavia – e mi rivolgo agli amici della Lega – ciò significa tagliare fuori i livelli istituzionali intermedi, significa togliere di mezzo i corpi sociali intermedi, ossia disegnare un modello diverso da quello che abbiamo scritto nel Titolo V della Costituzione che così faticosamente stiamo cercando di portare avanti e di attuare, a meno che non vi sia, in verità, una riserva mentale: piuttosto che attuare il Titolo V della Costituzione riformata del 2001, si voglia dare libero sfogo a un Titolo V di un’altra natura – quello popolare – per cui alla fine esiste Pag. 77un Titolo V per il quale chi ha i soldi ha sempre vinto. E se questa è l’idea di federalismo che ci volete preparare passando attraverso il massacro delle autonomie locali, come quello che ci rappresentate con la manovra, credo che dovrete aspettarvi la nostra forte opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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