Discussione generale su Disegno di legge: Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali (A.C. 3118-A) ed abbinate (A.C. 67-68-711-736-846-1616-2062-2247-2471-2488-2651-2892-3195
ALESSANDRO NACCARATO. Signor Presidente, Ministro Calderoli, il testo all’esame della Camera è deludente perché non dà piena attuazione ai principi contenuti nel Titolo V della Costituzione e rischia di diventare l’ennesima occasione sprecata per completare il disegno riformatore avviato nel 2001.
Il gruppo del Partito Democratico, spesso trovando collaborazione e ascolto anche nei gruppi della maggioranza, ha lavorato in Commissione per migliorare il testo e per attuare finalmente le previsioni costituzionali che riconoscono il ruolo fondamentale di comuni, province, città metropolitane e regioni, e che prevedono l’autonomia finanziaria degli enti locali. Continueremo anche in Aula il nostro lavoro.
Il testo in discussione, inoltre, evidenza ancora una volta la distanza tra le promesse e i fatti, tra le funzioni attribuite agli enti locali a parole, durante le campagne elettorali, le funzioni attribuite davvero e i tagli sistematici che stanno mettendo in ginocchio i comuni. Questa è un’osservazione che attiene più alle politiche economiche che non agli assetti istituzionali, ma dobbiamo essere consapevoli che assegnazione di funzioni e di risorse devono andare di pari passo, altrimenti si fa soltanto propaganda, ed è quanto è accaduto finora. Più si promette e si parla di federalismo, più gli enti locali subiscono tagli e vedono ridotti i propri spazi di autonomia di intervento.
Nel testo in discussione siamo ancora lontani dal nuovo ordinamento generale federalista, più efficiente e meno costoso, delineato nel Titolo V della Costituzione e, in particolare, negli articoli 114 e 118. I nostri emendamenti vanno in questa direzione e dimostrano la nostra volontà di contribuire a migliorare il testo. Per attuare davvero il federalismo bisogna stabilire le funzioni fondamentali e garantire le risorse per svolgerle in autonomia.
Nel testo la maggioranza si è limitata a fotografare l’esistente: le funzioni fondamentali degli enti locali sono attribuite senza uno schema di base chiaro e ciò rischia di complicare, fin dall’inizio, l’attuazione del federalismo fiscale. Le nostre proposte sono semplici: le regioni devono svolgere il ruolo di legislazione, di programmazione strategica dello sviluppo e di riferimento per il sistema delle autonomie territoriali; devono rinunciare alle funzioni di amministrazione diretta, spesso svolte attraverso agenzie o enti settoriali da sopprimere.
I comuni devono svolgere le funzioni amministrative che le caratterizzano come enti di governo di prossimità e le province devono svolgere le funzioni amministrative che le caratterizzano come enti per il Governo delle aree vaste. Nel testo manca la definizione precisa delle funzioni fondamentali, porto alcuni esempi: nell’articolo 2 mancano due funzioni fondamentali da attribuire ai comuni, il catasto e lo sviluppo economico del territorio comunale; nell’articolo 3 si lascia tra le funzioni fondamentali delle province la polizia locale ed è evidente il doppione tra questa funzione e quanto è stato assegnato ai comuni, anche con i recenti interventi normativi tanto voluti dal Ministro Maroni.
Ci sono, però, anche degli aspetti positivi e credo sia giusto ricordarli, dei passi avanti raggiunti, soprattutto, grazie gli emendamenti del Partito Democratico. Ad esempio, all’articolo 8 vi è la previsione che i comuni con meno di cinquemila abitanti, debbano svolgere obbligatoriamente in forma associata le funzioni fondamentali. È stata una decisione molto opportuna anche quella di sopprimere alcuni articoli che erano presenti nel testo originale; credo infatti sia ora di finirla Pag. 78con la demagogia sulle province, sui difensori civici, sugli organi degli enti locali (penso ai consigli comunali e ai consigli circoscrizionali, additati soltanto come centri di costo).
Ora, i dati – e l’onorevole Giovanelli ne ha ricordati alcuni che arrivano dalla Corte dei conti – ci dicono che gli sprechi non sono negli enti locali ma al centro, nei Ministeri. Il debito della pubblica amministrazione è costituito per il 93,7 per cento dalle amministrazioni centrali ed è là che si deve intervenire. Non servono i tagli a pioggia disordinati su altri centri di costo.
Su tutti questi temi maggioranza e Governo hanno causato una grande confusione: sono prima intervenuti con la finanziaria per l’anno in corso, poi con il decreto n. 2 del 2010 e all’inizio con l’atto Camera n. 3118. Questi temi devono, ora, essere spostati nella delega al Governo per la stesura della Carta delle autonomie; aspettiamo di vedere cosa succederà e lavoreremo per modificare alla radice l’idea che finora hanno manifestato Governo e maggioranza sul punto.
Governo e maggioranza hanno trattato gli enti locali – in particolare i comuni – come centro di sprechi e di costi enormi, addossando loro la responsabilità delle difficoltà dei conti pubblici.
Inoltre, hanno trattato i comuni come un peso e un impiccio inutile e non come una risorsa per la partecipazione e la democrazia. Se non si supera questa idea sbagliata, il federalismo resterà lettera morta, e la retorica sul federalismo determinerà, come è stato finora, soltanto un rafforzamento del centralismo.
Mentre discutiamo il provvedimento – per stabilire le funzioni fondamentali degli enti locali e per attuare il Titolo V della Costituzione e rendere possibile il federalismo fiscale – il Governo, con la manovra correttiva del 31 maggio ha deciso ulteriori tagli indiscriminati agli enti locali. Tali tagli colpiscono soprattutto – alla faccia del merito e della responsabilità – gli enti amministrati meglio, quelli definiti virtuosi.
Porto anche qui, per ragioni di chiarezza, un esempio molto concreto. Sabato ho partecipato al consiglio comunale aperto del comune di Loreggia, in provincia di Padova, che sarà il comune, sulla base dei dati del Ministero, che subirà più tagli a livello nazionale.
Il comune di Loreggia ha 7 mila abitanti e 20 dipendenti, un bilancio sempre in attivo e rappresenta un modello di gestione attento ed efficiente. Con il decreto il comune dovrà tagliare la spesa corrente del 60 per cento, dovrà cioè chiudere. Perché? Perché nel 2007 – unico anno di riferimento per il Patto di stabilità individuato a posteriori, e con valore retroattivo, nel decreto – il comune ha comprato, per 2 milioni 400 mila euro, la rete del gas metano in base alle normative vigenti, mettendo poi il bene in gara, determinando un’entrata di circa 300 mila euro all’anno fino al 2019.
Siamo dunque in presenza di un comune che, per avere effettuato una scelta in applicazione della legge, e vantaggiosa per i propri cittadini, verrà pesantemente colpito da tagli ingiusti e irragionevoli.
Attenzione, perché molti comuni virtuosi si trovano nelle stesse condizioni di questo comune e la maggior parte di questi comuni, Ministro Calderoli, sono in Veneto, in Lombardia e in Emilia Romagna. È così che il Governo difende il nord? Ma, sopratutto, per quanto tempo pensate ancora di distrarre l’opinione pubblica con sceneggiate indegne come quella di sabato scorso che ha visto protagonista negativo il presidente della regione veneto, Luca Zaia, che ha sostituito l’inno nazionale con il Va’ pensiero in una manifestazione ufficiale per l’inaugurazione di una scuola a Vedelago, in provincia di Treviso? Gli elettori vi hanno chiesto altro, vi hanno chiesto di realizzare il federalismo, non di nascondere i tagli con sceneggiate del tipo di
quella che ho appena descritto.
Mentre si discute di federalismo e di attuazione del Titolo V della Costituzione la manovra economica del Governo va nella direzione opposta. Del resto, basta pensare alla vicenda dell’ICI: è stata abolita l’unica imposta, la più federalista, che Pag. 79aveva introdotto l’autonomia finanziaria per i comuni. In attesa del federalismo ai comuni non vengono neppure trasferite le risorse corrispondenti alle entrate dell’ICI.
Per trovare conferma dell’impostazione centralista del Governo e della maggioranza basta guardare le norme sul patto di stabilità. Anche queste dimostrano che Governo e maggioranza ritengono i comuni e gli enti locali soltanto centro di sprechi da tagliare e non autonomi luoghi di rappresentanza e di governo nel territorio.
Per attuare il federalismo e il Titolo V della Costituzione il Parlamento deve definire le funzioni fondamentali e deve assicurare l’autonomia finanziaria agli enti locali. Dobbiamo lavorare per raggiungere questi obiettivi altrimenti, come sta accadendo finora, ai proclami sul federalismo corrisponderà soltanto un momento di centralismo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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