Signor Presidente , signori rappresentanti del Governo
che segnale stiamo dando ai cittadini italiani? Avete inserito la materia che riguarda l’ acqua ed i servizi ad essa collegati all’interno di un provvedimento che più in generale deve adeguare la normativa italiana a quella europea. Non esiste nessun obbligo comunitario, nessuna procedura di infrazione è stata avviata nei confronti dell’Italia in riferimento all’affidamento dei servizi pubblici locali, tanto meno su quello idrico integrato.
Ed allora non ci possiamo spiegare il perché di una discussione forzata, affrettata, molto sommaria culminata nella scelta del voto di fiducia.
Non c’è una ragione plausibile, rivelabile con chiarezza, se non la necessità di risolvere in fretta un problema che ha suscitato molte perplessità anche nella vostra maggioranza e che per la gravità delle sue ricadute sta allarmando molti settori istituzionali ed economici .
State obbligando i Comuni a vendere quote delle aziende che gestiscono i servizi idrici integrati indipendentemente dalla programmazione, dalla qualità del funzionamento, dal grado di soddisfazione delle comunità locali, li state costringendo ad accelerare la trasformazione in società per azioni.
E lo fate sapendo, questo sì, che pochissimi grandi gruppi privati potranno avvantaggiarsi di una svendita di tale portata.
L’appello che vi abbiamo rivolto in queste ore, nel pochissimo tempo riservato alla Camera dei deputati, non era quello di rimuovere il tema in discussione ma di affrontarlo nella maniera giusta con tempi giusti in modo vero e serio, all’interno di un quadro legislativo organico e semplificato, con regole certe e trasparenti.
Si può riformare il sistema di gestione dell’acqua ma a partire da alcuni punti fermi che a nostro avviso sono:
– Il riconoscimento del valore pubblico dell’acqua e delle infrastrutture idriche (acquedotti, fognature impianti di depurazione);
– La valutazione più attuale del costo della risorsa anche nell’ottica di un uso più oculato;
– il controllo, la tutela, la valorizzazione ed il risparmio della risorsa idrica da utilizzare con criteri di solidarietà, anche salvaguardando aspettative e diritti delle generazioni future, anche facendo riferimento al patrimonio ambientale;
– La necessità di investimenti certi che, lo sappiamo bene, non possono derivare esclusivamente dalla tariffa a carico dei cittadini- contribuenti-consumatori ;
– La definizione di un rigoroso meccanismo di controllo, la costituzione di un’autorità terza che vigili proprio sull’andamento delle tariffe in rapporto alla qualità dei servizi erogati ed alla loro efficienza, un’autorità indipendente a tutela dell’interesse pubblico;
– La autonomia di scelta dei Comuni
Oggi nel nostro Paese, come documentano molti organismi di informazione e come i cittadini sanno bene, esiste una situazione molto caotica che vede tariffe differenti da un estremo all’altro dello stivale e servizi erogati la cui qualità non è proporzionale al prezzo richiesto alle comunità locali.
Non sempre alle tariffe più alte corrispondono i migliori servizi, anzi molto raramente!
Esempi di buon governo dei servizi idrici esistono e dobbiamo onestamente rilevare che la loro qualità è assolutamente riscontrabile sia presso gestori a titolarità esclusivamente pubblica che presso gestori a titolarità mista (pubblico-privata).
Gestione pubblica dei servizi non è per definizione sinonimo di efficienza ma è vero anche il contrario : non sempre una gestione di tipo privatistico corrisponde ad un servizio efficiente e completo a costi congrui per il cittadino.
Modelli europei testimoniano scelte differenti sulla gestione, con sistemi che passano da una gestione interamente pubblica ed efficiente (Germania) a forme miste come quelle francesi fino ad arrivare a gestioni interamente private. In tutti i grandi Paesi si è costruito però un sistema di controllo pubblico molto forte a tutela dell’interesse generale.
Cosa manca al nostro Paese ?
Mancano ancora infrastrutture idriche complete, e dove esistono il loro stato fatiscente provoca una dispersione della risorsa pari a circa il 30% del totale dell’acqua immessa in rete; molti cittadini italiani, esattamente più della metà non godono ancora di un sistema di depurazione nei loro territori e questo ha a che fare con la loro salute, con la qualità dell’ambiente che li circonda..
Mancano ancora meccanismi efficaci per la verifica dell’evasione tariffaria, dei prelievi abusivi
Lo sapete colleghi che in molte delle nostre città non esiste un sistema fognario degno di un paese civile?
Insomma siamo molto lontani da livelli accettabili di organizzazione dei servizi idrici !
Il gruppo del Partito Democratico ha cercato di uscire quindi da una discussione teorica, avremmo volentieri affrontato un tema complesso con la consapevolezza che si possono offrire soluzioni articolate a tutela dell’interesse dei cittadini. Lo scempio normativo che state compiendo fa trasparire la volontà di favorire interessi ristretti. Perché dovremmo fidarci di un Governo che ha ceduto alle richieste di importanti monopolisti privati garantendo aumenti tariffari senza alcun rispetto per i cittadini?
Come nel caso delle concessionarie autostradali, e dei servizi aeroportuali? Un Governo amico di pochi che fa pagare a tutti il costo degli investimenti. Sono Tariffe ma possiamo chiamarle tasse e queste sì che aumentano cari colleghi!
Un Governo che non ha predisposto per le gare obbligatorie strumenti che rendano trasparenti i futuri piani industriali delle aziende, le condizioni di aumento delle tariffe, i limiti temporali e le sanzioni che possono arginare comportamenti illeciti a svantaggio delle comunità. E non ci tranquillizza certo sentirvi dire che farete , dopo, i regolamenti, magari da soli , senza il Parlamento.
Sarebbe stata invece possibile una riforma che sperimentasse in positivo un nuovo modello di gestione economica, che segnasse davvero una svolta rispetto al fallimento di molte esperienze di servizi pubblici locali.
Vi avevamo proposto per questo lo stralcio dell’articolo 15.
Vi avevamo proposto per questo l’istituzione di un’authority. E non veniteci a dire che l’accettazione di un nostro ordine del giorno per lo più riformulato basta ad affermare la volontà del governo di istituirla. Quando verrà istituita? Avrebbe avuto un senso farlo congiuntamente all’avvio del pericoloso sistema che avete messo in moto!
Vi avevamo chiesto di lasciare liberi i Comuni di scegliere. Perché non avete avuto il coraggio di far scegliere le comunità locali ? Parlate di federalismo ma imponete ai Comuni addirittura le percentuali di quote delle aziende pubbliche da cedere ai privati indipendentemente dall’efficienza dalla qualità, dalla soddisfazione dei cittadini amministrati.
Lo sapete che molti cittadini insoddisfatti rimpiangono l’antica gestione diretta dei Comuni?
C’era sempre un interlocutore cui rivolgersi se il servizio non funzionava!
Degli 8000 comuni italiani per la maggioranza piccoli e medi nessuno sembra curarsi in questo Governo.
Non vogliamo cavalcare le nostalgie, noi vogliamo servizi moderni, vogliamo poter favorire investimenti che i comuni da soli non possono più sostenere. Lo sa bene il Ministro Tremonti che impedisce anche ai comuni, alle
province alle Regioni virtuose di utilizzare le risorse che hanno a disposizione per i loro territori .
Alla vigilia della discussione della legge Finanziaria non possiamo non cogliere l’occasione per ribadire la richiesta di un allentamento del patto di stabilità per quelle amministrazioni che hanno saputo gestire bene le loro finanze.
Questo è l’aiuto agli Enti locali! Complimenti!
Le ricadute negative del vostro provvedimento non si fermeranno solo ai cittadini ed alle loro famiglie ma riguarderanno molte piccole e medie imprese che operano nell’indotto dei servizi idrici.
Infatti il periodo di transizione e di instabilità che si aprirà con l’approvazione di questo decreto ha già portato il sistema bancario a negare finanziamenti agli attuali enti gestori con conseguenze pesanti su artigiani e lavoratori del settore.
Niente di nuovo il Governo risponde alla crisi con misure che sospendono l’operatività di aziende e sistema finanziario ed enti pubblici. Aspettiamoci conseguenze negative su occupazione e tenuta di molte piccole e medie imprese!
Altro che riforme ! altro che critica al Mercatismo
Privatizzazione senza regole senza trasparenza!
Questa legge è sbagliata, avete perso un’occasione importante, non avete riconosciuto il valore assoluto di una risorsa preziosa come l’acqua, avete trascurato un sistema che attendeva aiuti, riforme, vicinanza dello Stato e per questo il gruppo del partito democratico voterà convintamente no al provvedimento.
LA DICHIARAZIONE DI VOTO DELL’ON. PAOLO FONTANELLI
Signor Presidente, colleghi, noi consideriamo grave la decisione di blindare nel lavoro della Camera questo provvedimento e poi il ricorso all’ennesima fiducia, come avviene oggi, la ventiseiesima. Una fiducia solo in apparenza dettata da necessità e urgenza, ma più esattamente dettata dal pressappochismo e dallo stato confusionale in cui versa la maggioranza di Governo. Sì, onorevoli colleghi, non si spiega altrimenti questa ennesima forzatura delle regole, questo continuo stravolgimento delle prassi e delle procedure legislative, questo uso reiterato e compulsivo della decretazione d’urgenza. C’è qualcosa che non funziona nei rapporti tra il Parlamento e il Governo. Dobbiamo renderci conto che non solo l’istituzione che rappresentiamo ma tutti noi, come singoli e come parlamentari di maggioranza e di opposizione, senza alcuna distinzione, usciamo diminuiti e umiliati da una situazione di questo genere. Ci è parso di cogliere segni di questa resipiscenza anche in alcuni deputati della maggioranza ieri. Ebbene, vogliamo dire, senza spirito di parte, che ciò che sta avvenendo rappresenta l’umiliazione del Parlamento ed è anche l’umiliazione della stessa maggioranza parlamentare.
Di tutto questo malessere è espressione certo anche la dichiarazione di ieri del Presidente del Senato: il semplice fatto che la seconda carica dello Stato paventi elezioni anticipate è segno di una tensione sempre meno gestibile e sempre più insostenibile dentro alla maggioranza. Una tensione che si sviluppa sul piano delle differenze politiche che emergono ormai su temi importanti come la giustizia, il testamento biologico, l’immigrazione, nonché sulla vicenda della finanziaria come si è sviluppata al Senato; anche sulle risposte da dare alla crisi abbiamo visto notevoli differenze.
Siamo di fronte ad un malessere reale che deriva da una politica di scarso respiro riformatore da parte della maggioranza, dal rincorrere le cose giorno per giorno con gli occhi perennemente puntati sugli spot propagandistici. Un malessere che, con il ricorso alla fiducia, si cerca di nascondere; un malessere che comunque produce una grave incertezza.
Proprio questa grave incertezza politica che vive il Paese è la ragione anche dell’imbarazzante e pericolosa incertezza legislativa che viviamo noi. Non si può affrontare la riforma dei servizi pubblici locali, un tema di importanza strategica per la modernizzazione del Paese, con un solo articolo incastonato dentro un decreto-legge che ha tutt’altra natura, tutt’altro oggetto e tutt’altre finalità. Noi qui denunciamo l’inganno di aver voluto inserire in un decreto sull’attuazione degli obblighi comunitari provvedimenti che niente hanno a che fare con gli obblighi comunitari. Noi avevamo proposto di stralciare l’articolo 15, quello che disciplina appunto i servizi pubblici locali, e avevamo dato la nostra parola per un’approvazione in tempi certi del restante decreto. Il Governo è stato sordo a questa nostra richiesta ed ecco oggi la ventiseiesima questione di fiducia.
Avremmo dovuto e potuto affrontare con la necessaria cura, il necessario studio e approfondimento, una riforma organica e puntuale del sistema dei servizi, una riforma collegata al riordino delle funzioni degli enti locali, alla definizione della Carta delle autonomie, più volte annunciata, e alla riorganizzazione delle funzioni stesse.
Avremmo dovuto e potuto, come Parlamento, svolgere un bel lavoro; invece, grazie alla fretta ed alla confusione del Pag. 12Governo ci troviamo di fronte ad un altro, l’ennesimo, pasticcio: un testo che deve correggere un altro testo, ossia la legge n. 133 del 2008 (così si è detto chiaramente), che anche allora giudicammo ispirata ad una ingiustificata fretta. Noi stiamo procedendo per progressive approssimazioni, per correzioni su correzioni, il Parlamento è obbligato ad approvare in tutta fretta testi sbagliati, testi confusi, testi contraddittori su cui poi bisogna ritornare.
È curioso che anche oggi, in sede di dichiarazione di voto, all’indomani della posizione della questione di fiducia da parte del Governo, esponenti della maggioranza, come ad esempio il vice capogruppo della Lega, Reguzzoni, dichiarino la volontà di rimettere le mani su questo stesso testo che oggi votiamo, con un apposito ordine del giorno perché già si evidenziano i limiti e le difficoltà di questo provvedimento. Siamo, quindi, al relativismo legislativo, signor Presidente: non c’è più niente di definitivo, tutto è provvisorio; lo Stato di diritto, nella certezza del suo fondamento, appare sempre più come la fotografia sbiadita e scolorita del tempo che fu.
Se lo scenario e il contesto politico è quello dell’incertezza, come ha autorevolmente scritto oggi su Il Corriere della sera un ben informato e ben quotato giornalista politico, noi non ci vogliamo sottrarre neppure ad una valutazione di merito del provvedimento, soprattutto dell’articolo 15, quello che tutti i cittadini conoscono come quello, perché viene così definito, della privatizzazione dell’acqua. Di questo testo noi denunciamo, innanzitutto, la parzialità: perché includere l’acqua, tenendo fuori l’elettricità, il gas, il trasporto ferroviario, le farmacie? Perché affrontare i servizi in modo così parziale? Perché questa approssimazione quando da tutti era stata riconosciuta, sia qui in Parlamento, sia fuori dal Parlamento, con le parti sociali, l’esigenza di una riforma organica, complessiva dell’insieme dei servizi pubblici?
E dire che proprio qui, in quest’Aula, a settembre abbiamo svolto una discussione importante, positiva su questo tema e tutti avevamo concordato, al di là delle differenze di valutazioni, sull’esigenza di una riforma organica del sistema dei servizi pubblici locali, ma così non è. A ben vedere, voi avete messo a tacere questa discussione e così facendo avete impedito un confronto reale, un confronto che puntasse ad un’effettiva liberalizzazione del sistema dei servizi pubblici locali in grado di aprire e costruire un mercato vero della concorrenza.
Tuttavia, a ben vedere, a voi la liberalizzazione non interessa, non è questo il centro del
vostro provvedimento; a voi interessa solo la privatizzazione di settori quali i rifiuti, l’acqua, il trasporto su gomma, secondo una logica che non è quella del migliore e più efficiente servizio, ma quella del migliore e più facile utile o guadagno. L’effetto altamente probabile di questo provvedimento sarà quello di sostituire ai monopoli pubblici monopoli privati o, al meglio, monopoli misti, senza che questo produca o istituisca una qualche apertura dei mercati o l’avvio di una qualche positiva concorrenza, una migliore efficienza, una diminuzione degli sprechi che può invece venire da un vero processo di riforma.
Tutt’altra cosa era il disegno di liberalizzazione proposto dal Governo Prodi nella passata legislatura, era un altro progetto, che davvero puntava a favorire un processo di liberalizzazione. Non è così per il provvedimento in esame, che è parziale e, per di più, a differenza di quello di Prodi, contiene all’interno il tema delle risorse idriche, un tema che giustamente il disegno di legge presentato dal Governo Prodi escludeva. Sì, onorevoli colleghi, lo escludeva, perché i servizi, infatti, non sono tutti uguali, non possono essere trattati tutti in maniera uniforme: l’acqua è un servizio primario, essenziale, vitale, è una risorsa scarsa di cui bisogna avere cura, bisogna averne un consumo efficiente ed evitarne lo spreco.
Noi sappiamo che oggi c’è uno spreco enorme, che gli acquedotti perdono più del 30 per cento del loro carico, oggi c’è un’inefficienza insostenibile. Questo problema Pag. 13per essere risolto ha bisogno di una forte programmazione e di un serio impianto di investimenti. Credete davvero che questo deficit di investimenti potrà essere risolto con la privatizzazione?
Non a caso sui giornali già si parla delle tariffe, che saranno il vero incremento prodotto da questo decreto-legge. Ecco perché noi pensiamo che sia stata una scelta miope e limitata quella di volere negare la nostra richiesta di stralciare l’articolo 15 e di affrontare un confronto e una discussione per una riforma a tutto tondo e davvero organica del sistema dei servizi. In questo contesto appare evidente anche la scelta di non guardare tanto all’esigenza e ai problemi posti dagli enti locali che sembrano e appaiono mortificati e indeboliti da questo provvedimento.
Da tutto quanto detto, appare chiaro che la nostra non è una posizione ideologica né per un verso, né per un altro: noi non siamo fondamentalisti del pubblico come non siamo fondamentalisti del privato. Vogliamo essere persone di buonsenso e lungimiranti, soprattutto quando si parla di beni comuni fondamentali per la vita e la qualità della vita di tutti.
La nostra stella polare è e deve essere l’interesse dei cittadini. In conclusione, nel ribadire che noi votiamo «no» alla fiducia del Governo, invitiamo i colleghi della maggioranza a risolvere la diatriba di queste ore (dagli ammonimenti del Presidente Schifani al titolo de Il Giornale di questa mattina) che sta dividendo la maggioranza e tiene il Paese con il fiato sospeso. Votate «no» alla fiducia, così potrete regolare i vostri conti; votate «no» perché si tratta soprattutto di un provvedimento sbagliato e nocivo per i bilanci delle famiglie italiane.
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