Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2228 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica (Approvato dal Senato) (A.C. 3638)
Signor Presidente, prendo la parola brevemente, perché sono ancora molti gli iscritti del mio gruppo che vogliono giustamente intervenire sul provvedimento in esame. Già ieri sono stati sviscerati tanti argomenti, sono stati messi a nudo tante contraddizioni e tanti numeri. Vorrei questa mattina ribadire un concetto: a me sembra che quello che non emerge ancora in modo sufficiente è il carattere devastante di questa manovra. Si parla di insufficienza della manovra, si parla di inadeguatezza, si parla del suo carattere recessivo, ma non si mette a sufficienza in evidenza quanto essa devasterà la condizione di vita e di lavoro di migliaia, centinaia di migliaia di famiglie e di persone.
Solo ieri Il Sole 24 Ore dava conto che 1.300 lavoratori precari e lavoratori interinali assunti dalle nostre questure per svolgere le funzioni di verifica delle domande di sanatoria relative a badanti ed immigrati in genere perderanno il lavoro: 1.300 entro il 31 dicembre, 600 a partire dal 31 luglio. Tale gravissimo fenomeno si ripeterà nelle corsie di ospedale, dove i lavoratori a tempo determinato non sono Pag. 2un di più rispetto ad organici già pieni, ma sono essenziali per il mantenimento dei servizi; si ripeterà nelle scuole materne, negli asili nido, dove il personale a contratto a tempo determinato che il provvedimento impedisce di rinnovare oltre la misura del 50 per cento di quello del 2009, è fondamentale per l’erogazione dei servizi ai bambini.
Credo che questa dimensione, la dimensione sociale sia stata artatamente occultata con una strategia colpevole di questo Governo. Questa è una manovra che segna – lo dicono in molti, non aggiungo niente di nuovo – il declino, direi la fine di una lunga parentesi berlusconiana in questo nostro Paese. Essa rappresenta un po’ lo specchio di Narciso che va in pezzi: tanta è la pesantezza dei suoi contenuti, e tanto è significativa la coincidenza della sua pesantezza con la crisi morale che attraversa la vita della maggioranza e di questo Governo, e il conflitto istituzionale che continua ad essere aperto. La somma di questi tre fattori segna evidentemente la fine di un ciclo politico.
Nonostante questo si è cercato di occultare il carattere della manovra, di nasconderlo dietro la vicenda della Grecia, si è cercato di costruirvi attorno la divisione del Paese, la divisione fra i sindacati, la divisione tra i lavoratori pubblici e i lavoratori privati, la divisione tra il nord e il sud, perché questo si ritiene possa depotenziare la reazione alla pesantezza sociale della manovra stessa.
Inoltre si è cercato di introdurre un elemento di ulteriore illusione, dicendo che questa manovra, tutto sommato, va nella direzione della soluzione dei problemi, quando invece non è altro che una manovra distruttiva. Voglio portare alcuni esempi perché si capisca, ancora una volta, di che cosa stiamo parlando. Il comune di Imola, immediatamente dopo il varo della manovra, fece un po’ di conti e disse: beh, noi per stare dentro a quello che ci viene chiesto dobbiamo passare da 420 posti di asili nido a 100 (lo ripeto: da 420 a 100). Il mio comune si trova in questo momento a discutere – e non basterà – se vendere un suo pezzo eccellente, che è la casa di riposo per anziani, e ci sono i parenti delle persone che sono ricoverate lì che stanno discutendo con il comune e propongono allo stesso di abbassare la soglia di qualità del servizio per risparmiare, pur di non vendere quella casa di riposo. Capite il paradosso cui siamo arrivati? Sempre nel mio comune trenta insegnanti andranno in pensione (e sono decisivi per mantenere aperte le scuole materne), e il mio comune non sa come sostituirli a seguito di questa manovra. Accade a caso tutto ciò? È questo che mi chiedo. Accade a caso, o non c’è una cifra ideologica dietro questa manovra? Secondo me sì. Secondo me dietro questa manovra c’è una cifra ideologica, e la cifra ideologica è quella di colpire tutto ciò che va nella direzione dei servizi per la collettività. Il ragionamento che credo facciano figure come Tremonti, come Sacconi, come Calderoli (perché ormai non è più in mano al Presidente del Consiglio il governo di questa maggioranza), è che – tutto sommato – quei servizi di cui ho parlato non rappresentino soltanto dei servizi, ma rappresentino un modello sociale, un’idea di Paese, e si ritiene che quell’idea di Paese non sia più sostenibile. Ma perché non dovrebbe essere più sostenibile nella misura in cui si lasciano assolutamente indisturbati i redditi più alti, i grandi capitali, le speculazioni finanziarie, e si lasciano indisturbati gli evasori fiscali, e ci si rende soprattutto conto di che cosa significa demolire quel sistema sociale ai fini di un’idea di Paese? Perché se ci sono i servizi sociali le donne lavorano, e uno dei punti più deboli del nostro Paese è proprio il tasso di occupazione femminile. Tutto si tiene. Credo che ci venga servita, dietro la logica dell’emergenza, un’idea di Paese inaccettabile, per cercare di coprire e di darle una dignità. Pochi giorni fa, ad Arezzo, il Ministro Tremonti, che non abbandona mai l’idea appunto di essere una sorta di ideologo di questa maggioranza, ha detto: quel sistema è finito con il Novecento, non ce lo possiamo più permettere, è un sistema che oggi va sostituito. Da che? Ha Pag. 3proposto l’ultima cosa nuova, di cui scrivono i giornali: la Big Society modello Cameron in Inghilterra. Anche lì la stanno criticando come una scelta di smantellamento, ma proviamo a prendere la Big Society per buona: è un’idea di sussidiarietà, ma la sussidiarietà cosa comporta? Che la società si autoorganizzi per la gestione dei servizi e per rispondere alle emergenze sociali. Ma per rispondere alle emergenze sociali dal punto di vista della sussidiarietà bisogna abbassare le tasse, e questo è un Paese che continua ad avere la più alta pressione fiscale. Per mettere in moto la società che si autoorganizzi bisogna fare il federalismo, quello vero, e invece voi state massacrando i comuni, le province, le regioni, cioè i soggetti del federalismo. Quindi anche questa illusione, questa parvenza di cambiamento, di costruzione di un nuovo modello, cade all’evidenza dei fatti, cioè crolla di fronte alla realtà.
Ci vuole una società civile, sana, che si sappia organizzare e questo Paese, invece, ha un altissimo tasso di criminalità. La Big Society, in Sicilia, in Calabria, in Campania, si chiama mafia, ‘ndrangheta e camorra; quella è la Big Society italiana! Vogliamo lasciare questo nostro Paese a tale logica ideologica, facendo arretrare drammaticamente l’intervento pubblico, la presenza del sistema pubblico come garanzia di valori, di diritti, di servizi? Credo che, sostanzialmente, state facendo questo, state cercando di devastare un sistema sociale, di abbassare il livello della civiltà, dei diritti e delle condizioni di vita delle persone. Non avete un briciolo di idea su come ricostruire questo sistema, gli date una pittata di ideologia ma, in verità, state soltanto creando un’Italia più insicura (1 miliardo e 700 milioni di euro in meno per la sicurezza tra il 2009 il 2013), più ingiusta, perché questa manovra colpirà soprattutto le famiglie, specie quelle numerose, e i lavoratori dipendenti, siano essi del settore pubblico o del settore privato. Inoltre, colpirete i precari e, soprattutto, costruirete un Paese più povero, perché dietro lo smantellamento di un modello sociale vi è anche
l’impossibilità, per il sistema delle imprese, di attecchire, di crescere, di svilupparsi, di dare lavoro. A me rimane sempre in mente una ricerca fatta, qualche anno fa, dalla CNA, dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa: alla domanda, rivolta agli artigiani, su quali fossero le questioni più importanti alle quali guardavano e che chiedevano alla pubblica amministrazione, al sistema istituzionale, la risposta non era: meno tasse, ma era: meno burocrazia e più servizi, perché le nostre imprese familiari hanno bisogno di avere un retroterra di servizi solido per potersi sviluppare, a meno che anche questi, quelli che oggi si raccolgono nella rete delle imprese, cioè delle imprese piccole e piccolissime, non siano già considerati, da questo Governo, come soggetti da sacrificare ad un nuovo modello che, in verità, fa salvi soltanto gli evasori e gli speculatori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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