La proposta di legge del Pd presentata dall’onorevole Oriano Giovanelli. In tredici articoli la riforma di Comuni, Province e governi del territorio. Al varo la Carta delle autonomie locali «da approvare insieme al federalismo»

PESARO. Il futuro è di chi cambia. Un suo libro sull’innovazione nei governi locali si intitola così. E per Comuni, Province ed enti che amministrano il territorio il “cambiamento” è più vicino all’orizzonte. L’onorevole Oriano Giovanelli (Pd), presidente nazionale di Legautonomie, dopo le “false partenze” nelle due precedenti legislature, è primo firmatario del nuovo disegno di legge per la riforma delle autonomie locali presentato alla Camera dei deputati dall’intero gruppo del Partito democratico.
Il testo è in attesa di essere messo in discussione e si conta di arrivare in tempi ragionevoli al capolinea del primo via libera. In teoria le condizioni ci sono tutte. Accordo tra maggioranza e opposizione. E una lunga e articolata discussione alle spalle che ha smussato spigoli e incertezze.
In tredici articoli, la proposta di legge del Pd sintetizza l’attuazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione e delle modifiche al titolo V della Costituzione. Vale a dire: semplificazione, efficienza e riduzione della spesa della “macchina” amministrativa.
«Un cambiamento di portata epocale nell’ordinamento degli enti locali del nostro Paese» afferma l’onorevole Giovanelli. Del resto il disegno in questione, si tratta di una “Delega al Governo in materia di funzioni fondamentali degli enti locali, di istituzione delle Città metropolitane e di definizione della Carta delle autonomie locali”, è una mission non da poco. Anche perché «il codice va approvato assolutamente in parallelo con la normativa sul federalismo fiscale (articolo 119 della Costituzione)» mette in chiaro Giovanelli, che evidenzia: «Il Governo non ha una proposta organica come quella del Pd, un limite non da poco».
Obiettivo centrale, l’eliminazione di tutti gli enti “doppione” con uno stop a ruoli e attività sovrapposti. Una razionalizzazione, insomma, che segnerebbe la fine di un sistema nel quale, a diversi livelli, “tutti fanno tutto” e non si sa bene “chi fa che cosa”.
«Il quadro risulterebbe decisamente semplificato – spiega l’onorevole -, da una parte ci saranno i Comuni, con le funzioni fondamentali che li connotano come ente di governo di prossimità, dall’altra è prevista una decisiva rivalutazione del ruolo delle Province, con le funzioni di enti per il governo di area vasta e, in prospettiva, destinatarie anche di funzioni statali che hanno ora le Prefetture.
«È fissata inoltre una disciplina specifica per i piccoli Comuni, quelli con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti, che prevede semplificazioni procedurali, organizzative e contabili – aggiunge Giovanelli -. Il processo riguarderà anche le Regioni, che si dovranno spogliare delle funzioni di amministrazione diretta, spesso svolte attraverso agenzie o enti settoriali, anche questi da sopprimere, e acquisire pienamente il ruolo di legislazione, programmazione strategica dello sviluppo e riferimento per il sistema delle autonomie locali».
Altri concetti chiave della proposta di legge Giovanelli sono quelli di “differenziazione” e “adeguatezza”. In altre parole, regole diverse per i mega-Comuni con milioni di abitanti e i Comuni-villaggio che contano poche centinaia di anime. Questi ultimi potranno ricorrere alle Unioni di Comuni e alle Unioni montane di Comuni per meglio governare il territorio. «Oltre a ciò non ci sarà spazio per altre forme associative, al momento numerose e molteplici» chiarisce il parlamentare.
La riforma metterà inoltre uno stop alle “voglie” di secessione e alle esigenze più o meno legittime di cambio di confine. Sono previsti infatti accordi speciali a favore dei cittadini di Comuni contermini, anche appartenenti a Regioni diverse, che potranno utilizzare i servizi pubblici a loro più vicini, senza dover fare chilometri e chilometri per una pratica o un certificato.
La proposta di legge delega poi al Governo l’istituzione delle otto Città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. E la riorganizzazione intesserà anche l’apparato periferico dello Stato con la devoluzione di alcune funzioni e compiti dalle Prefetture-Uffici territoriali del Governo alle Regioni e alle autonomie locali (in particolare alle Province).
«Si tratta di un numero molto elevato di uffici – fa notare Giovanelli -, una ricerca Istat del 2005 ha censito circa 830 strutture dipendenti da 11 Ministeri per un totale di oltre 90.000 addetti. È ragionevole quindi pensare che la riduzione di spesa e la maggiore efficienza saranno non di poco conto… ».
Il testo normativo prevede inoltre la disciplina di Roma capitale, chiarisce l’ambito della legislazione regionale, detta la revisione delle circoscrizioni provinciali e, infine, adotta la “Carta delle autonomie locali”, la raccolta cioè in un unico testo di tutti i decreti legislativi che daranno attuazione al disegno di legge.
Per una nota bibliografica sull’argomento… Tra le pubblicazioni di Giovanelli spiccano due libri (e un terzo è in arrivo): “In capo al filo, l’Italia statalista e l’Italia dei cittadini – lega (e legacci) delle Autonomie locali” e, appunto, “Il futuro è di chi cambia”. Il parlamentare ha promosso inoltre l’uscita di volumi per la collana “Scritture” dei Democratici di sinistra, “Obiettivo sussidiarietà” e “Liberare le energie delle imprese: la Pa (Pubblica amministrazione, ndr.) per lo sviluppo”.

ufficio stampa/milena bonaparte