Onorevole Presidente Gianfranco Fini innanzitutto grazie per questa prestigiosa occasione che ci offre e grazie di cuore anche a tutto il suo staff che con estrema professionalità e disponibilità ha gentilmente prestato, assieme alla dottoressa Catia Amati, quella preziosa collaborazione indispensabile affinché l’incontro di oggi si svolgesse nel migliore dei modi.
Credo davvero di interpretare il pensiero e la gioia del nostro sindaco proff. Luca Ceriscioli e dei cittadini di Pesaro qui presenti, di quelli a casa, del presidente della Regione Marche Gianmario Spacca, dell’assessore alla cultura della amministrazione provinciale proff. Romagna Simonetta,dei presidenti che prima di me si sono succeduti alla guida della Fondazione Rossini, del soprindente del Rossini Opera Festival dott. Gianfranco Mariotti, del presidente del conservatorio di musica Gioacchino Rossini di Pesaro Giorgio Girelli, nonchè di tutti gli estimatori di Rossini in Italia e nel mondo, e mi creda sono tantissimi, nel dire che ciò che ora qui sta accadendo è davvero molto significativo per tanti versi consolante.
Abbiamo pensato che fosse giusto e doveroso in modo solenne, a trent’anni dalla prima pubblicazione in edizione critica di un’opera di Rossini, rendere conto, concetto mai troppo praticato, al paese del lavoro svolto per restituire al mondo un patrimonio che prima di tutto è dell’Italia , fa parte indissolubilmente della sua migliore e grande identità culturale. E ancora di come tutto ciò sia avvenuto per una specie di piccolo miracolo che ha visto protagonista una città, Pesaro.
Pesaro a un certo punto, erano gli anni ’70 del secolo scorso, non si accontentò di essere segnalata come la città che diede i natali al grande compositore e neppure di gestire in modo passivo l’eredità morale e materiale che Rossini decise di affidarle. Poteva scegliere Bologna, Napoli, Roma, Parigi, Milano, scelse Pesaro dove visse pochissimo e dove tornò ancora meno. Forse, chissa, nel suo pragmatismo che non faceva velo al suo genio artistico pensò di mettersi in mani concrete, in buone mani. Mi lasci dire senza presunzione alla luce dei fatti ebbe ragione.

Ci si perdonerà il peccato veniale ma è davvero motivo di grande orgoglio oggi essere qui e fare dono dell’intera produzione editoriale della Fondazione Rossini alla biblioteca della Camera dei Deputati frutto del grande progetto che negli anni 70’animò il lavoro della Fondazione Rossini:
la pubblicazione in edizione critica dell’intera produzione musicale di Gioachino Rossini.
Una impresa che fin dall’inizio non voleva essere fine a se stessa, riservata agli specialisti e agli archivi, ma finalizzata alla piena restituzione e diffusione e della corretta esecuzione delle opere del grande Maestro. Misurarsi insomma con la fedele ricostruzione della partitura ma anche con la verifica sul campo, con l’esecuzione, con la messa in scena poiché l’opera non è solo uno spartito e un libretto.
Un comitato scientifico composto da Bruno Cagli, Philip Gossett e Alberto Zedda elaborò i criteri base di questo importantissimo lavoro scientifico, che non nascondiamocelo aprì una strada musicologica poi presa a riferimento dagli specialisti di tutto il mondo.
Un grande lavoro di ricerca e di elaborazione ci ha permesso non solo di ritrovare autografi ritenuti perduti come “La scala di seta”, il finale tragico del Tancredi e il Viaggio a Reims ma anche una quantità di materiale coevo a Rossini, oggi tutto digitalizzato grazie al contributo del MIBAC Direzione beni librari che cogliamo l’occasione per ringraziare, che ha dato vita alla pubblicazione dell’Epistorlario rossiniano a cura di Bruno Cagli e Sergio Ragni e delle collane “I libretti di Rossini”, “Saggi e Fonti” e “Iconografia rossiniana” che si sono aggiunte al “Bollettino del centro rossiniano di studi”. (tutti volumi oggi qui esposti)
L’attività scientifica ha coinvolto tanti studiosi italiani e stranieri oggi profondi conoscitori dell’attività musicale di Rossini.
La prima opera pubblicata nel 1979 “La gazza ladra” a cura di Alberto Zedda ha dato il via ad una produzione ininterrotta che oggi annovera 30 titoli, pubblicati per i tipi della Tipografia AGE di Urbino.
Entro il 2009 a distanza di quarant’anni dalla prima edizione curata dal maestro Zedda per Ricordi la Fondazione pubblicherà “Il barbiere di Siviglia” sempre a cura di Alberto Zedda, andando ad arricchire la prestigiosa collana di volumi che oggi potete vedere tutti assieme di un titolo tanto importante.
Questa nostro lavoro trova la sua consacrazione nelle rappresentazioni al Rossini Opera Festival, giunto anch’egli alla trentesima edizione, che mette in scena i materiali editi dalla Fondazione permettendo così la verifica immediata e dal vivo del lavoro musicologico della Fondazione e dando luogo ad un caso unico nella vita musicale nazionale ed internazionale.
Questo rapporto è stato suggellato da un patto sottoscritto anche con Casa Ricordi dando vita così al Comitato per la restituzione rossiniana.
Altra istituzione che onora la memoria del Maestro è il Conservatorio di Musica nato dalla trasformazione del Liceo musicale che proprio Rossini ha voluto e suggellato nel suo testamento nominando erede la sua città natale Pesaro.
Il Comune accettando l’eredità del Maestro costituì un Ente morale con il conferimento delle proprietà e delle gestione del patrimonio ereditato. L’Ente morale nel 1940 venne trasformato con un regio decreto per la parte del Liceo Musicale in Conservatorio e l’Ente morale prese il nome di Fondazione Rossini. Lo stesso R.D. approvò una convenzione ormai anacronistica ed esprimiamo l’auspicio che possa essere profondamente riconsiderata per la migliore funzionalità della Fondazione e del Conservatorio.
Tutto il lavoro fatto in questi anni si è potuto realizzare grazie al contributo del Comune di Pesaro, della Provincia di Pesaro e Urbino, della Regione Marche, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ma anche dei privati, delle banche pesaresi e della Fondazione Cassa di Risparmio che mettendo a nostra disposizione locali nel prestigioso palazzo Montani Antaldi ha permesso l’apertura della biblioteca della Fondazione.
Nella biblioteca trovano collocazione tutti i materiali ritrovati, una collezione importante di edizioni ottocentesche delle opere rossiniane ed i volumi della biblioteca musicale di Vittorio Gui donataci dal Maestro.
La Biblioteca è aperta al pubblico e le scuole di Pesaro, alcune oggi qui rappresentate (Istituto d’arte, Liceo Classico e Scuola Media “Manzoni” che saluto ), vi svolgono percorsi didattici così come negli altri luoghi rossiniani di Pesaro: Casa Rossini ed il Teatro.
Del resto sentiamo come un dovere che la nostra missione culturale debba rivolgersi alle nuove generazioni e in questa direzione vanno i corsi di filologia, la convenzione con l’Università di Milano dove studenti e dottorandi collaborano al lavoro dell’edizione critica.
La direzione scientifica oggi è affidata ad Ilaria Narici che coordina il Comitato editoriale del quale fanno parte anche Anna Lisa Bini e Cesare Scarton,
Così come Bruno Cagli storico direttore artistico della Fondazione oggi ne presiede il Comitato d’Onore del quale fanno parte Maurizio Pollini, Antonio Pappano, Giovanni Carli Ballola, Jeremy Commons e Johan Eeckeloo.
Tutto questo si è realizzato perché in tanti ci hanno creduto in primis tut
ti i Presidenti ed i Consiglieri d’Amministrazione della Fondazione che si sono succeduti, le istituzioni, i collaboratori, gli studiosi, il personale dell’Ente e a tutti loro va un particolare ringraziamento.
Ecco signor Presidente, oggi Lei ha qui la possibilità di verificare di persona l’originalità del progetto che attorno a Rossini si è materializzato nella città di Pesaro. Il lavoro della Fondazione, il festival rossiniano, il conservatorio, il contributo della prestigiosa casa ricordi, possono, anzi direi, debbono essere visti come un tutt’uno che fa di Pesaro un caso originale unico al mondo. Un esempio di come la cultura può essere vissuta come qualcosa di estremamente dinamico capace di incidere sulla identità di una città , di una regione e consentirle di guardare in faccia il mondo con tutto quello che oggi significa dal punto di vista civile e anche economico. E allora la prego di non ascrivere al solito piagnisteo l’affermazione che mi sento di proporle: anche in un momento di crisi l’investimento in cultura non va mai abbandonato soprattutto quando si ha a che fare con soggetti che non temono di rendere conto dello scrupolo, del rigore con cui usano le risorse pubbliche e possono provare concretamente il vantaggio che per l’intera comunità nazionale viene dal loro lavoro.
Grazie ancora.