ORIANO GIOVANELLI: Signor Presidente, noi voteremo convintamente contro questo decreto-legge, sul quale avete posto la ventinovesima questione di fiducia in meno di due anni. Intanto, siete arrivati a quota trentuno, dopo le due questioni di fiducia poste in Senato sul legittimo impedimento. Contrariamente alla collega Pastore, credo che voi abbiate posto la questione di fiducia perché anche una Camera composta da rappresentanti eletti a causa di una legge elettorale indecente avrebbe fatto fatica a discutere apertamente un provvedimento come questo, senza raccogliere le vere domande urgenti che comuni, province, comunità montane e regioni ci pongono ogni giorno.
I temi che voi ponete sotto il titolo «misure urgenti per le regioni e le autonomie locali», infatti, non rappresentano l’emergenza che ci viene proposta dal sistema delle autonomie locali. L’emergenza del sistema delle autonomie locali è l’emergenza finanziaria e non ciò che è scritto nel provvedimento. È un’emergenza finanziaria che siamo stanchi che non venga mai affrontata, tranne che per gli amici degli amici, quando si tratta di fare provvedimenti per Palermo, per Catania, per Roma, per qualche comune più consono agli interessi del Governo. Ancora una volta – questa è la verità drammatica – con questo provvedimento voi non affrontate la realtà, ma fuggite dalla stessa, scaricando sugli altri livelli istituzionali l’incapacità di affrontare i problemi e di dare un orientamento al Paese, che certamente è in una situazione di grande difficoltà, ma è per questo che avete delle responsabilità di Governo e non per mettere in serie difficoltà chi vorrebbe fare la sua parte e non è messo in condizioni di farlo.
Il sistema delle autonomie locali, infatti, si trova in prima linea ad affrontare la più grave crisi economica e sociale che il Paese vive dalla seconda guerra mondiale. A me, sentendo certi interventi della maggioranza, sembra di vivere in un’altra realtà, in un altro mondo. Aggiungerei che il sistema delle autonomie locali – i comuni, le province, le regioni – in verità si trova all’incrocio tra la grande questione sociale che la crisi fa emergere ed una non meno grave questione democratica.
Ecco perché dico che voi state giocando con il fuoco. Non c’è nessun Paese responsabile che non farebbe riferimento alle energie positive che le autonomie locali possono mobilitare e mettere in campo proprio per fronteggiare la situazione allarmante che abbiamo davanti. Se noi non vi porremo riparo puntando fortemente sul ruolo delle autonomie locali, con il sommarsi della questione sociale alla questione democratica, si potrebbero aprire scenari difficilmente gestibili, che potrebbero lesionare le basi stesse della democrazia del nostro Paese.
Ecco perché questo è un provvedimento irresponsabile di fronte alla dimensione e alla gravità della situazione che abbiamo davanti. Il sistema delle autonomie locali, in verità, cosa chiede? Chiede di fare ciò che può e ciò che sente essere nel suo dovere, niente di più e niente di meno. Non intende scappare di fronte alle proprie responsabilità e ve l’ha dimostrato.
È stato ricordato anche da altri colleghi, come in questi anni il sistema delle autonomie locali ha dato un contributo determinante al contenimento della spesa pubblica, ha rispettato rigorosamente i parametri, anzi ha risparmiato più di quanto gli era stato chiesto di risparmiare e questo nonostante voi, invece, abbiate portato la spesa pubblica, la spesa corrente per la pubblica amministrazione, al di fuori di ogni controllo; queste sono cose documentate. Quindi, nel momento in cui si devono affrontare le emergenze vere delle autonomie locali, bastava ascoltarle le autonomie locali, chiedere quali erano, secondo loro, le urgenti necessità di cui avevano bisogno; non è avvenuto niente di tutto questo.
Signor Presidente, là fuori c’è una crisi profonda e noi condividiamo il fatto che, davanti ad una crisi, bisogna anche farsi carico del tema della sobrietà e della riduzione dei costi della politica, ma contrabbandare il taglio dei consiglieri comunali, che costano 25, 30 euro a seduta, come taglio dei costi della politica è una presa in giro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), così come è una presa in giro dire che sono un costo della politica i consigli di circoscrizione. Anzi, come diceva giustamente il collega Ria, non ci rendiamo conto che stiamo andando a lesionare le forme della rappresentanza democratica, scambiamo i costi della democrazia con i costi della politica, mentre voi, invece, nominate Ministri e sottosegretari inutili e nessuno ci dice quanto costeranno in più questi Ministri e questi sottosegretari inutili. Signor Presidente là fuori vi è una emergenza sociale, vi sono persone che non arrivano alla fine del mese, che non riescono a pagare le bollette, l’affitto. La strada maestra sarebbe quella di incrementare il Fondo sociale, mentre l’avete tagliato dei due terzi e avete cercato di imbiancare gli occhi alla gente con la social card, con il bonus famiglia; questa è la vostra irresponsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Là fuori vi è un’economia che soffre. E sapete quanto sarebbe importante il ruolo dei comuni e delle regioni per rilanciare anche nuovi modelli imprenditoriali e una nuova economia? Voi, invece, gli volete imporre il nucleare in barba anche alla Costituzione. Non ve ne frega niente del fatto che gli investimenti pubblici siano in caduta libera e che, pur di mantenere i servizi, i comuni sono costretti a tagliare gli investimenti. Se venisse un marziano direbbe che siamo tutti pazzi nel momento in cui impedite ai comuni di spendere i loro soldi che hanno in cassa. A causa del Patto di stabilità, che non volete modificare, li costringete a non finanziare gli investimenti, e a non pagare i fornitori delle aziende che per poche migliaia di euro rischiano di chiudere e sono aziende piccole e piccolissime che davvero soffrono in questo Paese.
Noi abbiamo cercato di raccogliere il grido di dolore delle autonomie locali, abbiamo cercato di rappresentarlo. Vi è un nostro ordine del giorno, a prima firma Franceschini, che prevede le cose vere e urgenti – lo sapete anche voi – che ci chiedono le autonomie locali, ma voi avete girato la testa dall’altra parte ancora una volta.
PRESIDENTE: Onorevole Giovanelli, le chiedo umilmente scusa: onorevoli colleghi vi sembra rispettoso del collega che sta parlando comportarsi in questo modo (Applausi)? Onorevole Papa, per cortesia. Mi costringete a sospendere la seduta.
ORIANO GIOVANELLI: Grazie, Presidente. Dicevo che abbiamo presentato un ordine del giorno, sul quale vi incalzeremo, dove sono raccolte le cinque questioni essenziali – e voi lo sapete – che i comuni e le province ci pongono quotidianamente. Su quelle vi chiameremo a rispondere, perché voi, ancora una volta, invece avete girato la testa dall’altra parte, alla faccia del federalismo, a meno che non riteniate che il federalismo sia derubare i fondi FAS per pagarci i vaporetti sul lago di Como Se è questa l’idea di federalismo che avete, siete sulla cattiva strada. Ma, in verità, il federalismo che voi avete agitato in questi mesi, in questi due anni di Governo, assomiglia alla pubblicità e all’azione televisiva di una signora che ricorderete: Vanna Marchi. Il vostro è un federalismo alla Vanna Marchi, cioè un federalismo strillato, agitato, come fosse un talismano taumaturgico, ma in verità il vostro è un federalismo «taroccato», che illude e non risolve, perché intanto vanno avanti provvedimenti concreti in attesa di un federalismo che ha da venire e che rischia di farci arrivare tutti morti al federalismo stesso e di fare arrivare gli enti locali sfiniti. Dietro questa idea di federalismo, che voi contrabbandate, c’è una «fregatura» insomma. Si nasconde cioè il Governo più centralista che la Repubblica italiana ricordi, il Governo più avverso alle autonomie locali che la Repubblica italiana ricordi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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