DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE:
Ddl 3209-bis-A/R Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l’emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche e per la codificazione in materia di pubblica amministrazione
ORIANO GIOVANELLI: Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, voteremo contro questo provvedimento, perché, se pure lo abbiamo onorato con il nostro impegno, con il nostro intervento e con i nostri emendamenti, è molto lontano dalle esigenze di semplificazione del Paese ed è anche molto lontano dalle promesse che lo stesso titolo del provvedimento reca.
Voglio dire al collega Volpi che quelle lobby, quei poteri forti e quei burocrati con provvedimenti come questi possono dormire assolutamente tranquilli.
Come dicevo, abbiamo onorato questo provvedimento, perché per noi il dibattito sulla pubblica amministrazione è una questione seria. Constato che, al netto delle dichiarazioni di voto, gli interventi da parte dei gruppi della maggioranza sono stati, in due giornate di lavoro, uno, un solo intervento, quello dell’onorevole Granata, il quale è intervenuto per dire che plaudiva alla eliminazione dell’articolo 5-bis.
Per il resto abbiamo esaminato questo provvedimento nell’assoluto disinteresse di tutti i partiti e di tutti i gruppi della maggioranza, segno che evidentemente, al di là, appunto, delle enfatiche parole espresse durante le dichiarazioni di voto, la sostanza e lo spessore di questo provvedimento o la convinzione sulle sue finalità erano molto bassi.
Ci siamo battuti sulle questioni del lavoro e dell’ambiente, sulla questione dell’ampiezza e della durata delle deleghe che sono contenute in questo provvedimento, perché continuiamo a ritenere che la pubblica amministrazione sia lo strumento fondamentale che un Paese civile ha per garantire i diritti di cittadinanza e, in particolare, le persone più deboli e le regole di un libero mercato.
Quindi, la pubblica amministrazione deve essere oggetto di un’attenzione, di una passione e di un lavoro particolarmente attenti e continuativi, che non possono essere liquidati da un provvedimento come questo.
Questo provvedimento – lo abbiamo detto – ha subito una specie di andamento altalenante, un effetto fisarmonica, che ha messo in difficoltà le Commissioni che sono dovute intervenire nel merito dei Pag. 97singoli articoli e che mai come questa volta hanno posto condizioni, prescrizioni ed espresso pareri negativi.
È un provvedimento che ha visto un proliferare di articoli eterodiretti – a proposito di lobby e di gruppi di pressione che sarebbero colpiti da queste manovre di semplificazione -, salvo poi tornare indietro sopprimendo gli stessi articoli inseriti durante il percorso.
Diciamolo: non è sicuramente un provvedimento che farà la storia né grande, né piccola, della pubblica amministrazione; anzi, se dobbiamo mettere sul piatto il rapporto tra i costi e i benefici, cioè tra il lavoro che abbiamo impiegato per seguire questo provvedimento, per correggerlo, per renderlo «potabile» (come qualcuno direbbe) e farlo arrivare alla votazione finale di quest’Assemblea e i benefici concreti che daremo ai cittadini e alle imprese, forse non valeva la pena neanche metterci al lavoro.
La questione vera che emerge da tutto il lavoro fatto attorno a questo provvedimento è che è scaduta in modo preoccupante la dimensione autonoma della riflessione e della elaborazione attorno alla pubblica amministrazione. È scaduto anche il ruolo dello stesso Ministro, perché è stretto, da una parte, dalla «prorompente» azione di un Ministro come il Ministro Calderoli, rappresentante di un partito che ha la golden share di questa maggioranza e, dall’altra, dall’ombra incombente del Ministro Tremonti.
Il combinato disposto di queste due azioni sta togliendo ossigeno ad una strategia lungimirante, alla costruzione di una politica vera di riforma della pubblica amministrazione e sta togliendo ossigeno alla aspettativa, che pure si è riaccesa, attorno alla possibilità di cambiare, innovare, semplificare e modernizzare la pubblica amministrazione nel nostro Paese. Invece no, la pubblica amministrazione è tornata ad essere sotto l’azione di questa maggioranza – dicevo – la pubblica amministrazione è tornata ad essere un problema, un orpello, un macigno da aggirare e non il tema che merita una politica riformatrice vera e propria.
La prova sta – lo diceva prima anche la collega Lanzillotta – nel volgere il pensiero, come non si può non fare, alla manovra economica che sta avviando la sua discussione al Senato parallelamente alla discussione che stiamo facendo su questo provvedimento. Lì non c’è meritocrazia, ma prevale l’idea di tagli lineari; lì non c’è differenziazione tra chi lavora e fa seriamente il suo dovere e giurerà volentieri (secondo la formula che abbiamo scritto in questo provvedimento) e coloro i quali, invece, approfittano della loro posizione di interdizione per continuare a perpetuare anche una situazione di corruzione, che in questo Paese non è mai stata sufficientemente combattuta e debellata.
Questa è la realtà. La realtà è che siamo davanti a un pannicello caldo quando la casa brucia, quando cioè chi ha a cuore la pubblica amministrazione sta per alzare bandiera bianca di fronte all’azione demolitrice di questa maggioranza.
Credo che bisogna non darsi per vinti. Credo che il nostro voto contrario debba essere letto come il voto di un impegno, perché non possiamo sicuramente mai dare per vinta una volta per sempre la battaglia della modernizzazione e del cambiamento della pubblica amministrazione. Ma guai a noi, guai per i più deboli, guai per le regole, guai per la libertà di mercato se dessimo definitivamente per perduta la battaglia per l’innovazione della pubblica amministrazione.
Credo che anche la strada che ha scelto il Ministro in questi due anni meriti di essere oggetto di un primo bilancio che lui onestamente deve fare. A cosa è servito, dove lo ha portato tutto ciò? A prendere la strada della denigrazione della pubblica Pag. 98amministrazione, la strada di una sorta di attacco indiscriminato a tutta la pubblica amministrazione. Non ha scelto la strada della differenziazione, dell’analisi puntuale dei punti che andavano aggrediti per essere cambiati. È tempo che lui stesso faccia un bilancio anche di questa sua impostazione di poter cambiare dall’alto verso il basso. Si tratta di una impostazione per la quale il Ministero dispone e il sistema esegue.
Credo che questa strada si sta rivelando non soltanto fallimentare per il Ministro e per il Governo, ma si sta rivelando pericolosa per la stessa pubblica amministrazione. Bisogna ripartire da almeno tre concetti fondamentali se si vuole riprendere la strada diritta, verso la riforma vera. La prima strada è la trasparenza, che oggi si fa non solo e non tanto con le norme, ma con le tecnologie, con la reale possibilità per i cittadini di accedere agli atti amministrativi. Per fare questa operazione – l’ho detto prima nell’intervento – ci vogliono investimenti che non ci sono, e in questo provvedimento questa carenza è del tutto evidente.
La seconda strada è l’autonomia dalla politica, dall’invadenza della politica. Autonomia dalla politica che vuole piegare la pubblica amministrazione alle sue esigenze di consenso o, per non dire di peggio, qualche volta anche alla corruzione. Autonomia significa ritornare a dare un senso alla parola dirigenza e non moltiplicare i dirigenti come avviene sulla base di una logica clientelare e amicale.
La terza strada deve essere quella di dare la parola ai cittadini. Sono i cittadini che possono diventare il soggetto del cambiamento della pubblica amministrazione e, quindi, sono necessarie le
azioni collettive nei confronti della pubblica amministrazione, come il risarcimento del danno, per fare del cittadino italiano, come il cittadino europeo, il vero motore del cambiamento della pubblica amministrazione.
Di tutto ciò, in questo provvedimento, come nella politica di questi anni sulla pubblica amministrazione, non c’è nulla,. Per questo motivo, il nostro voto, al di là della valutazione dei singoli articoli, sarà convintamente contrario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).
Voglio dire al collega Volpi che quelle lobby, quei poteri forti e quei burocrati con provvedimenti come questi possono dormire assolutamente tranquilli.
Come dicevo, abbiamo onorato questo provvedimento, perché per noi il dibattito sulla pubblica amministrazione è una questione seria. Constato che, al netto delle dichiarazioni di voto, gli interventi da parte dei gruppi della maggioranza sono stati, in due giornate di lavoro, uno, un solo intervento, quello dell’onorevole Granata, il quale è intervenuto per dire che plaudiva alla eliminazione dell’articolo 5-bis.
Per il resto abbiamo esaminato questo provvedimento nell’assoluto disinteresse di tutti i partiti e di tutti i gruppi della maggioranza, segno che evidentemente, al di là, appunto, delle enfatiche parole espresse durante le dichiarazioni di voto, la sostanza e lo spessore di questo provvedimento o la convinzione sulle sue finalità erano molto bassi.
Ci siamo battuti sulle questioni del lavoro e dell’ambiente, sulla questione dell’ampiezza e della durata delle deleghe che sono contenute in questo provvedimento, perché continuiamo a ritenere che la pubblica amministrazione sia lo strumento fondamentale che un Paese civile ha per garantire i diritti di cittadinanza e, in particolare, le persone più deboli e le regole di un libero mercato.
Quindi, la pubblica amministrazione deve essere oggetto di un’attenzione, di una passione e di un lavoro particolarmente attenti e continuativi, che non possono essere liquidati da un provvedimento come questo.
Questo provvedimento – lo abbiamo detto – ha subito una specie di andamento altalenante, un effetto fisarmonica, che ha messo in difficoltà le Commissioni che sono dovute intervenire nel merito dei Pag. 97singoli articoli e che mai come questa volta hanno posto condizioni, prescrizioni ed espresso pareri negativi.
È un provvedimento che ha visto un proliferare di articoli eterodiretti – a proposito di lobby e di gruppi di pressione che sarebbero colpiti da queste manovre di semplificazione -, salvo poi tornare indietro sopprimendo gli stessi articoli inseriti durante il percorso.
Diciamolo: non è sicuramente un provvedimento che farà la storia né grande, né piccola, della pubblica amministrazione; anzi, se dobbiamo mettere sul piatto il rapporto tra i costi e i benefici, cioè tra il lavoro che abbiamo impiegato per seguire questo provvedimento, per correggerlo, per renderlo «potabile» (come qualcuno direbbe) e farlo arrivare alla votazione finale di quest’Assemblea e i benefici concreti che daremo ai cittadini e alle imprese, forse non valeva la pena neanche metterci al lavoro.
La questione vera che emerge da tutto il lavoro fatto attorno a questo provvedimento è che è scaduta in modo preoccupante la dimensione autonoma della riflessione e della elaborazione attorno alla pubblica amministrazione. È scaduto anche il ruolo dello stesso Ministro, perché è stretto, da una parte, dalla «prorompente» azione di un Ministro come il Ministro Calderoli, rappresentante di un partito che ha la golden share di questa maggioranza e, dall’altra, dall’ombra incombente del Ministro Tremonti.
Il combinato disposto di queste due azioni sta togliendo ossigeno ad una strategia lungimirante, alla costruzione di una politica vera di riforma della pubblica amministrazione e sta togliendo ossigeno alla aspettativa, che pure si è riaccesa, attorno alla possibilità di cambiare, innovare, semplificare e modernizzare la pubblica amministrazione nel nostro Paese. Invece no, la pubblica amministrazione è tornata ad essere sotto l’azione di questa maggioranza – dicevo – la pubblica amministrazione è tornata ad essere un problema, un orpello, un macigno da aggirare e non il tema che merita una politica riformatrice vera e propria.
La prova sta – lo diceva prima anche la collega Lanzillotta – nel volgere il pensiero, come non si può non fare, alla manovra economica che sta avviando la sua discussione al Senato parallelamente alla discussione che stiamo facendo su questo provvedimento. Lì non c’è meritocrazia, ma prevale l’idea di tagli lineari; lì non c’è differenziazione tra chi lavora e fa seriamente il suo dovere e giurerà volentieri (secondo la formula che abbiamo scritto in questo provvedimento) e coloro i quali, invece, approfittano della loro posizione di interdizione per continuare a perpetuare anche una situazione di corruzione, che in questo Paese non è mai stata sufficientemente combattuta e debellata.
Questa è la realtà. La realtà è che siamo davanti a un pannicello caldo quando la casa brucia, quando cioè chi ha a cuore la pubblica amministrazione sta per alzare bandiera bianca di fronte all’azione demolitrice di questa maggioranza.
Credo che bisogna non darsi per vinti. Credo che il nostro voto contrario debba essere letto come il voto di un impegno, perché non possiamo sicuramente mai dare per vinta una volta per sempre la battaglia della modernizzazione e del cambiamento della pubblica amministrazione. Ma guai a noi, guai per i più deboli, guai per le regole, guai per la libertà di mercato se dessimo definitivamente per perduta la battaglia per l’innovazione della pubblica amministrazione.
Credo che anche la strada che ha scelto il Ministro in questi due anni meriti di essere oggetto di un primo bilancio che lui onestamente deve fare. A cosa è servito, dove lo ha portato tutto ciò? A prendere la strada della denigrazione della pubblica Pag. 98amministrazione, la strada di una sorta di attacco indiscriminato a tutta la pubblica amministrazione. Non ha scelto la strada della differenziazione, dell’analisi puntuale dei punti che andavano aggrediti per essere cambiati. È tempo che lui stesso faccia un bilancio anche di questa sua impostazione di poter cambiare dall’alto verso il basso. Si tratta di una impostazione per la quale il Ministero dispone e il sistema esegue.
Credo che questa strada si sta rivelando non soltanto fallimentare per il Ministro e per il Governo, ma si sta rivelando pericolosa per la stessa pubblica amministrazione. Bisogna ripartire da almeno tre concetti fondamentali se si vuole riprendere la strada diritta, verso la riforma vera. La prima strada è la trasparenza, che oggi si fa non solo e non tanto con le norme, ma con le tecnologie, con la reale possibilità per i cittadini di accedere agli atti amministrativi. Per fare questa operazione – l’ho detto prima nell’intervento – ci vogliono investimenti che non ci sono, e in questo provvedimento questa carenza è del tutto evidente.
La seconda strada è l’autonomia dalla politica, dall’invadenza della politica. Autonomia dalla politica che vuole piegare la pubblica amministrazione alle sue esigenze di consenso o, per non dire di peggio, qualche volta anche alla corruzione. Autonomia significa ritornare a dare un senso alla parola dirigenza e non moltiplicare i dirigenti come avviene sulla base di una logica clientelare e amicale.
La terza strada deve essere quella di dare la parola ai cittadini. Sono i cittadini che possono diventare il soggetto del cambiamento della pubblica amministrazione e, quindi, sono necessarie le
azioni collettive nei confronti della pubblica amministrazione, come il risarcimento del danno, per fare del cittadino italiano, come il cittadino europeo, il vero motore del cambiamento della pubblica amministrazione.
Di tutto ciò, in questo provvedimento, come nella politica di questi anni sulla pubblica amministrazione, non c’è nulla,. Per questo motivo, il nostro voto, al di là della valutazione dei singoli articoli, sarà convintamente contrario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).
Leave A Comment