Signor Presidente, quest’anno la discussione sul bilancio interno della Camera ha assunto un rilievo particolare, un rilievo politico perché si è intrecciata con la polemica montante sulla casta e i costi della politica. Vorrei iniziare facendo notare ai colleghi dell’Italia dei Valori e soprattutto all’onorevole Borghesi che nella dichiarazione di voto non capisco perché ci abbia tirato in ballo sulla questione dell’ammissibilità o meno di certi ordini del giorno. L’ammissibilità appartiene ad altri, non appartiene certo ai gruppi politici.
Vorrei dire tuttavia all’onorevole Borghesi che se oggi arriviamo a intravedere un punto quale quello del superamento del vitalizio come sinora si è conosciuto lo si deve ad un’iniziativa come la nostra ragionevole e non demagogica, perché con la demagogia non andiamo da nessuna parte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Vorrei veramente invitare i colleghi ad una riflessione su come rispondiamo a questa ondata montante. Non è una questione marginale, non è una questione che appartiene ad una parte piuttosto che ad un’altra. Siamo dentro una spirale e a dinamiche che ci devono vedere responsabilmente impegnati ad avanzare risposte serie e in grado di invertire questa situazione.
La mia opinione, colleghi, è che dobbiamo cercare di ridare alla politica quella concretezza riformatrice, che è necessaria e indispensabile. Non ho sentito molti accenni in questa direzione.
Nella prima parte del nostro ordine del giorno, abbiamo posto l’attenzione – vorrei partire da qui – su alcune riforme. Questo è il Paese delle riforme incompiute, il Paese dei percorsi lasciati a metà, dove discutiamo, per anni, di riforme, senza riuscire a portarne alcuna a compimento. Fra le riforme che abbiamo indicato – e rinnoviamo, in questa sede, l’impegno a tutti, perché vi sia una calendarizzazione, senza il ping-pong fra Camera e Senato -, vi è il problema della riforma del Parlamento.
Noi partiamo – sembrerà paradossale – da una proposta che era già stata approvata nella Commissione bicamerale nel 1997: sono passati quasi quindici anni. In quella proposta, si parlava della trasformazione di una Camera in Camera delle regioni e delle autonomie. Ma non c’è da riflettere. Abbiamo già detto in altre circostanze che il blocco del federalismo è avvenuto anche per il fatto che non si è voluto affrontare questo nodo: la riduzione a 400 deputati e a 200 senatori. Un numero in linea con gli standard dei Paesi europei assimilabili all’Italia, in grado di rappresentare efficienza e rappresentanza, principio la cui realizzazione deve essere sempre adeguatamente garantita. E la riduzione del numero dei parlamentari si giustifica non sull’altare dell’antipolitica, ma per ciò che è avvenuto nella devoluzione di numerose materie alla potestà normativa delle regioni e delle istituzioni europee.
Ma non ci sarebbe da riflettere, colleghi, sul fatto che, mentre è avvenuto tutto questo, in questi anni, siamo tornati a rimettere in piedi Ministeri che non avevano più ragione di essere, e avete inventato, addirittura, l’apertura di succursali di alcuni Ministeri a Monza, che è una questione priva di senso e di significato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?
Inoltre, abbiamo chiesto di andare rapidamente all’esame della nuova legge elettorale per riavvicinare gli elettori agli eletti, ad una piena applicazione dell’articolo 49 della Costituzione sui partiti politici e sulle incompatibilità, per ridare una veste e un prestigio alla capacità di intervento e di iniziativa del Parlamento in modo nuovo.
Ma abbiamo ragionato anche su noi stessi, colleghi. Vorrei dire, in questa sede, non per dare la risposta che si dà tradizionalmente Pag. 109quando si è attaccati, ma che ciò non si capisce è la sordità, il modo con il quale non vengono riportate neppure le notizie che riguardano ciò che si è fatto nel corso di questi anni. Vorrei ricordare che, in questi anni, gli emolumenti ai parlamentari sono diminuiti in una misura pari al 25 per cento. Non è possibile che si dica che non è stato fatto niente. Sono stati risparmiati 300 milioni di euro negli ultimi sei anni e bisogna dare atto al Collegio dei questori e all’Ufficio di Presidenza per questo lavoro e per quest’azione.
Stamani, sono rimasto colpito da una questione. Sono
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