Semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative e Carta delle autonomie locali.

Paolo FONTANELLI (PD) concorda con la collega Lanzillotta sulla rilevanza del provvedimento in esame, volto a riformare il sistema delle autonomie locali ed elemento essenziale per portare avanti in maniera costruttiva il confronto sul federalismo fiscale. Ricorda come il suo gruppo avesse evidenziato, sin dall’avvio della discussione del disegno di legge poi divenuto legge n. 42 del 2009, la necessità di assicurare una continuità tra il federalismo fiscale e le funzioni proprie del sistema degli enti locali. Da questo punto di vista sarebbe anche opportuna una accelerazione dell’esame 

dell’esame del provvedimento in titolo ma è a tutti evidente che sono necessari seri ed attenti approfondimenti. Si sofferma, quindi, sui recenti dati pubblicati dagli organi di stampa da cui emerge una grande varietà di situazioni per quanto attiene alle entrate tributarie ed alle spese nelle città capoluogo di regione, varietà che prescinde anche dalla collocazione geografica. È quindi ancora più evidente l’esigenza di procedere con cautela e con attente valutazioni su ciò che riguarda il federalismo fiscale: diversamente, il rischio è quello di approvare provvedimenti che portano a risultati diversi da quelli della riduzione dei costi e del miglioramento dell’efficienza. Rileva come da parte del suo gruppo siano state più volte definite come improprie le anticipazioni operate con le disposizioni – contenute nel disegno di legge C. 3118 – e poi confluite nella legge finanziari per il 2010 e nel decreto-legge n. 2 del 2010. Si è, infatti, trattato di un intervento che ha corrisposto soprattutto ad una logica elettorale, in disarmonia con quanto aveva invece sottolineato nella seduta di ieri il collega Volpi. Ribadisce quindi come tale scelta non abbia contribuito a creare un clima più costruttivo, necessario soprattutto su temi come questo, rispondendo più ad un orientamento dirigista che ad una volontà reale di dialogo con gli enti territoriali. Evidenzia come non sia possibile sottovalutare il ruolo ed il peso degli enti locali di fronte ad una situazione della finanza locale che, in particolare per i comuni, sta diventando sempre più grave e soffocante, come è recentemente emerso anche da manifestazioni di sindaci. Di fatto, oggi si è arrivati a svuotare i comuni di quella parte di autonomia fiscale che avevano acquisito con l’introduzione dell’ICI nel 1992. Si è infatti tornati ad un regime di finanza derivata e, al tempo stesso, gli amministratori locali vivono il Patto di Stabilità e crescita come una cappa insostenibile, con una situazione di grande incertezza. Il provvedimento in discussione ha quindi il compito di cercare di definire un quadro di riferimento.  Sottolinea come dalle stesse audizioni dei professori universitari, svolte dalla I Commissione, emergono aspetti condivisi da tutti, a partire dalla necessità di una seria ed ulteriore riflessione sul testo, di cui è stata sottolineata la parzialità e l’assenza di organicità ed in cui permangono ambiguità sulle competenze e rischi di dare luogo a conflitti istituzionali. La stessa disposizione recante una delega legislativa al Governo per l’elaborazione di una Carta delle autonomie è apparsa debole, con la necessità di introdurre norme che ne precisino i profili problematici e gli aspetti carenti. Evidenzia come il suo gruppo avvii la discussione del provvedimento in esame con quello stesso spirito positivo e fattivo che vi era stato nell’esame della legge n. 42 del 2009. Resta tuttavia ferma la necessità di disporre del tempo necessario e di un impegno superiore alla norma da parte dell’intera Commissione per un reale miglioramento del testo, che lo renda in primo luogo più organico. Ritiene tale aspetto necessario anche per recuperare i danni causati finora: non ritiene infatti positivo aver favorito una lettura del ruolo degli enti locali quali istituzioni che si caratterizzano per costi e sprechi – come avvenuto nel corso dell’esame della legge finanziaria per il 2010 e del decreto-legge n. 2 del 2010 – anziché ragionare su come razionalizzare i costi partendo dal ruolo centrale degli enti locali. Come evidenziato dal collega Giovanelli, c’è un elemento di democrazia da considerare. Ritiene altresì allarmante quanto emerso dai dati relativi alla partecipazione alle recenti elezioni regionali e amministrative. Ribadisce quindi come anche la vita democratica degli enti locali costituisca un elemento fondante e come l’aver agito in quei termini abbia costituito una ferita al valore della rappresentanza, spostando l’attenzione da un principio di rappresentatività a un dibattito sui costi, senza sicuramente favorire la partecipazione. quanto attiene al tema delle circoscrizioni,ricorda di aver espresso perplessità sin dall’inizio, non condividendo un’impostazione che considera come un peso e non come una risorsa la partec
ipazione
a forme di rappresentanza che coinvolgono i cittadini. È noto che di recente si è diffusa la costituzione di consigli territoriali di partecipazione a base volontaria e gratuita poiché si sente la necessità di un’interlocuzione. A suo avviso un ragionamento andrebbe fatto, invece, sulle disposizioni che riguardano i compensi.Ritiene inoltre non condivisibile la decisione di abolire la figura del difensore civico, che era nella discrezionalità dei singoli comuni, soprattutto alla luce delle esigenze di trasparenza. Ritiene infatti che il messaggio da dare sia quello di una democrazia efficiente, che dà risposte, e non solo che produce oneri e che va quindi ridimensionata. Considera altresì importante la valorizzazione dell’autonomia, come evidenziato dal collega Giovanelli. Su tali profili ritiene utile un lavoro comune per migliorare alcuni aspetti. Rileva come certamente il ruolo del consiglio rispetto a quello dell’esecutivo vada rafforzato, ma questo non può passare attraverso la mozione di sfiducia: l’aspetto su cui concentrarsi maggiormente attiene, a suo avviso, ad una valorizzazione del potere di controllo e di verifica sull’indirizzo strategico in capo al consiglio. Per quanto riguarda gli assetti organizzativi,condivide un’impostazione che va verso l’obbligatorietà della gestione associata dei comuni più piccoli, con una soglia che potrà essere quella di 3.000 o di 5.000 abitanti. Rileva come in Italia, dove i comuni sono circa 8.200, è complesso ipotizzare un decremento del loro numero come avvenuto in altri Paesi europei, anche per una questione di identità. Sicuramente invece una strada da seguire per ridurre i costi ed aumentare l’efficienza è quella della gestione associata. In merito alle funzioni, se è vero che vi è una spinta conservatrice, ritiene tuttavia opportuno guardare con fiducia a questo processo sulla base del binomio di autonomia e responsabilità, due profili da tenere uniti in un percorso che deve portare ad una sostanziale semplificazione,che eviti duplicazioni, pur nella consapevolezza che questo non sarà probabilmente possibile in tutte le materie. Ritiene che la via più giusta da seguire sia quella di un’impostazione che attribuisce ai comuni ciò che attiene all’erogazione dei servizi ai cittadini ed alle province la parte in cui vi è un ruolo di coordinamento sovracomunale e di rete. In merito a quanto previsto dal disegno di legge C. 3118, rileva come non possa non essere posto in capo ai comuni ciò che riguarda il governo del territorio, l’urbanistica, l’edilizia nonché, in futuro, il catasto. In tale quadro, è impensabile che, svolgendo tali funzioni, i comuni non influenzino poi la stessa economia del territorio. Ritiene poi necessario lavorare per definire elementi di chiarezza e di razionalizzazione per quanto attiene alle città metropolitane, realtà istituzionali previste dalla Costituzione ma allo stato mere chimere. Ritiene, infine, importante un intervento che coinvolga anche il riordino delle amministrazioni statali e la distribuzione delle funzioni. Ricorda come il presidente dell’ANCI della Lombardia abbia ricordato come il totale delle imposte versate dai cittadini confluisce per il 77,5 per cento alle casse dello Stato e solo per la restante parte vada a vantaggio degli enti territoriali. Sottolinea quindi l’importanza di affrontare anche il tema dei costi e delle funzioni dello Stato.  Ricorda, ad esempio, che i comuni in cui hanno sede i tribunali in base ad una legge del 1942 devono farsi carico delle spese di funzionamento della giustizia ed hanno, in tempi lunghi, il rimborso dallo Stato per una quota non superiore all’80 per cento. Si tratta di una funzione che non può che essere di competenza statale ma che di fatto grava sui comuni. Serve quindi una reale opera di razionalizzazione e di miglioramento.