Semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative e Carta delle autonomie locali.
Paolo FONTANELLI (PD) concorda con la collega Lanzillotta sulla rilevanza del provvedimento in esame, volto a riformare il sistema delle autonomie locali ed elemento essenziale per portare avanti in maniera costruttiva il confronto sul federalismo fiscale. Ricorda come il suo gruppo avesse evidenziato, sin dall’avvio della discussione del disegno di legge poi divenuto legge n. 42 del 2009, la necessità di assicurare una continuità tra il federalismo fiscale e le funzioni proprie del sistema degli enti locali. Da questo punto di vista sarebbe anche opportuna una accelerazione dell’esame
ipazione a forme di rappresentanza che coinvolgono i cittadini. È noto che di recente si è diffusa la costituzione di consigli territoriali di partecipazione a base volontaria e gratuita poiché si sente la necessità di un’interlocuzione. A suo avviso un ragionamento andrebbe fatto, invece, sulle disposizioni che riguardano i compensi.Ritiene inoltre non condivisibile la decisione di abolire la figura del difensore civico, che era nella discrezionalità dei singoli comuni, soprattutto alla luce delle esigenze di trasparenza. Ritiene infatti che il messaggio da dare sia quello di una democrazia efficiente, che dà risposte, e non solo che produce oneri e che va quindi ridimensionata. Considera altresì importante la valorizzazione dell’autonomia, come evidenziato dal collega Giovanelli. Su tali profili ritiene utile un lavoro comune per migliorare alcuni aspetti. Rileva come certamente il ruolo del consiglio rispetto a quello dell’esecutivo vada rafforzato, ma questo non può passare attraverso la mozione di sfiducia: l’aspetto su cui concentrarsi maggiormente attiene, a suo avviso, ad una valorizzazione del potere di controllo e di verifica sull’indirizzo strategico in capo al consiglio. Per quanto riguarda gli assetti organizzativi,condivide un’impostazione che va verso l’obbligatorietà della gestione associata dei comuni più piccoli, con una soglia che potrà essere quella di 3.000 o di 5.000 abitanti. Rileva come in Italia, dove i comuni sono circa 8.200, è complesso ipotizzare un decremento del loro numero come avvenuto in altri Paesi europei, anche per una questione di identità. Sicuramente invece una strada da seguire per ridurre i costi ed aumentare l’efficienza è quella della gestione associata. In merito alle funzioni, se è vero che vi è una spinta conservatrice, ritiene tuttavia opportuno guardare con fiducia a questo processo sulla base del binomio di autonomia e responsabilità, due profili da tenere uniti in un percorso che deve portare ad una sostanziale semplificazione,che eviti duplicazioni, pur nella consapevolezza che questo non sarà probabilmente possibile in tutte le materie. Ritiene che la via più giusta da seguire sia quella di un’impostazione che attribuisce ai comuni ciò che attiene all’erogazione dei servizi ai cittadini ed alle province la parte in cui vi è un ruolo di coordinamento sovracomunale e di rete. In merito a quanto previsto dal disegno di legge C. 3118, rileva come non possa non essere posto in capo ai comuni ciò che riguarda il governo del territorio, l’urbanistica, l’edilizia nonché, in futuro, il catasto. In tale quadro, è impensabile che, svolgendo tali funzioni, i comuni non influenzino poi la stessa economia del territorio. Ritiene poi necessario lavorare per definire elementi di chiarezza e di razionalizzazione per quanto attiene alle città metropolitane, realtà istituzionali previste dalla Costituzione ma allo stato mere chimere. Ritiene, infine, importante un intervento che coinvolga anche il riordino delle amministrazioni statali e la distribuzione delle funzioni. Ricorda come il presidente dell’ANCI della Lombardia abbia ricordato come il totale delle imposte versate dai cittadini confluisce per il 77,5 per cento alle casse dello Stato e solo per la restante parte vada a vantaggio degli enti territoriali. Sottolinea quindi l’importanza di affrontare anche il tema dei costi e delle funzioni dello Stato. Ricorda, ad esempio, che i comuni in cui hanno sede i tribunali in base ad una legge del 1942 devono farsi carico delle spese di funzionamento della giustizia ed hanno, in tempi lunghi, il rimborso dallo Stato per una quota non superiore all’80 per cento. Si tratta di una funzione che non può che essere di competenza statale ma che di fatto grava sui comuni. Serve quindi una reale opera di razionalizzazione e di miglioramento.
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