Atti Parlamentari — 103 — Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DEL 2 FEBBRAIO 2010 — N. 276ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, chiediamo che la verifica di un motivato impedimento alla partecipazione al processo avvenga in contraddittorio nel momento in cui si tratta di un reato ai sensi dell’articolo 319 del codice penale, ossia di un reato di corruzione, uno dei reati più infamanti che possono riguardare protagonisti della vita pubblica e uomini di Governo. Credo che la proposta che avanziamo non vada solo nel senso di una tutela di una reale possibilità di accertamento della verità, ma anche a garanzia dell’imputato nel senso che credo che ogni esponente politico che venga in qualche modo chiamato in causa per un reato di corruzione si dovrebbe sentire, in primo luogo, in dovere che venga fatta chiarezza, che ogni nube rispetto a tale infamante reato venga rimossa. Se il testo al nostro esame non viene emendato questa possibilità non c’è, svanisce. In un momento in cui si allarga sempre di più, da una parte, la fascia della percezione dei propri diritti, delle proprie opportunità, del proprio stato sociale della grande massa dei cittadini italiani e, dall’altra, la percezione che questi stessi cittadini hanno dei diritti o privilegi, delle opportunità e dello status sociale di un’altra parte della società italiana dentro la quale i cittadini italiani sempre di più mettono ognuno di noi, credo che ciò costituisca un ulteriore vulnus, un elemento che va a spaccare ancora di più il Paese, e questa francamente è la cosa di cui sono maggiormente preoccupato. Non posso credere che i colleghi dell’opposizione, i rappresentanti del Governo non avvertano la sperequazione che vi è tra l’attenzione che dedichiamo a questo dibattito, a questa discussione, a questo provvedimento e l’attenzione che dedichiamo invece ai provvedimenti che dovrebbero riguardare la condizione di vita reale delle persone. Faccio soltanto un esempio: la settimana scorsa è giunto in Assemblea per la terza lettura, dopo un anno e mezzo, un provvedimento che si occupa di precari, di lavoro e di scuola. È un provvedimento che abbiamo osteggiato fortemente, contro il quale ci siamo battuti, ma non vi è dubbio che quelli erano almeno temi concreti. Lo ripeto: è passato un anno e mezzo, e il procedimento di approvazione di quel provvedimento non è ancora concluso. Qui, nel volgere di qualche ora, liquidiamo una questione che ha richiamato qui tutto il Governo e una presenza di parlamentari che non sarà mai vista in questa legislatura. Volete pensare che questo non si avverta ? Che l’opinione pubblica non senta questa differenza ? Che non lo paghiamo tutti quanti ? Che non lo paghi il sistema Paese ? Che questa sperequazione evidente, che noi plasticamente rappresentiamo, non la paghi il sistema democratico ? Credo che il volgere di queste questioni dovrebbe farci tutti riflettere e non perché la questione della giustizia non sia una grande questione di fronte al Paese, o perché non esistano problemi del ritorno dell’autorevolezza, del prestigio, della forza della politica che eviti che la magistratura invada campi non suoi. Questo problema esiste, ma siamo sicuri che questa è la strada ? Questa mattina l’onorevole Pecorella – bontà sua – ha detto che da questa parte dell’emiciclo…
PRESIDENTE. Onorevole Giovanelli, deve concludere.
ORIANO GIOVANELLI. … non dovrebbero esserci giustizialisti e ha citato, come esempi, Terracini e Lussu. Ma quei politici quando pensavano alla tutela delle prerogative parlamentari si riferivano ai parlamentari che scendevano in lotta con i braccianti, con gli operai che occupavano le fabbriche, non pensavano certo a questo presunto legittimo impedimento del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
XVI LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DEL 2 FEBBRAIO 2010 — N. 276ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, chiediamo che la verifica di un motivato impedimento alla partecipazione al processo avvenga in contraddittorio nel momento in cui si tratta di un reato ai sensi dell’articolo 319 del codice penale, ossia di un reato di corruzione, uno dei reati più infamanti che possono riguardare protagonisti della vita pubblica e uomini di Governo. Credo che la proposta che avanziamo non vada solo nel senso di una tutela di una reale possibilità di accertamento della verità, ma anche a garanzia dell’imputato nel senso che credo che ogni esponente politico che venga in qualche modo chiamato in causa per un reato di corruzione si dovrebbe sentire, in primo luogo, in dovere che venga fatta chiarezza, che ogni nube rispetto a tale infamante reato venga rimossa. Se il testo al nostro esame non viene emendato questa possibilità non c’è, svanisce. In un momento in cui si allarga sempre di più, da una parte, la fascia della percezione dei propri diritti, delle proprie opportunità, del proprio stato sociale della grande massa dei cittadini italiani e, dall’altra, la percezione che questi stessi cittadini hanno dei diritti o privilegi, delle opportunità e dello status sociale di un’altra parte della società italiana dentro la quale i cittadini italiani sempre di più mettono ognuno di noi, credo che ciò costituisca un ulteriore vulnus, un elemento che va a spaccare ancora di più il Paese, e questa francamente è la cosa di cui sono maggiormente preoccupato. Non posso credere che i colleghi dell’opposizione, i rappresentanti del Governo non avvertano la sperequazione che vi è tra l’attenzione che dedichiamo a questo dibattito, a questa discussione, a questo provvedimento e l’attenzione che dedichiamo invece ai provvedimenti che dovrebbero riguardare la condizione di vita reale delle persone. Faccio soltanto un esempio: la settimana scorsa è giunto in Assemblea per la terza lettura, dopo un anno e mezzo, un provvedimento che si occupa di precari, di lavoro e di scuola. È un provvedimento che abbiamo osteggiato fortemente, contro il quale ci siamo battuti, ma non vi è dubbio che quelli erano almeno temi concreti. Lo ripeto: è passato un anno e mezzo, e il procedimento di approvazione di quel provvedimento non è ancora concluso. Qui, nel volgere di qualche ora, liquidiamo una questione che ha richiamato qui tutto il Governo e una presenza di parlamentari che non sarà mai vista in questa legislatura. Volete pensare che questo non si avverta ? Che l’opinione pubblica non senta questa differenza ? Che non lo paghiamo tutti quanti ? Che non lo paghi il sistema Paese ? Che questa sperequazione evidente, che noi plasticamente rappresentiamo, non la paghi il sistema democratico ? Credo che il volgere di queste questioni dovrebbe farci tutti riflettere e non perché la questione della giustizia non sia una grande questione di fronte al Paese, o perché non esistano problemi del ritorno dell’autorevolezza, del prestigio, della forza della politica che eviti che la magistratura invada campi non suoi. Questo problema esiste, ma siamo sicuri che questa è la strada ? Questa mattina l’onorevole Pecorella – bontà sua – ha detto che da questa parte dell’emiciclo…
PRESIDENTE. Onorevole Giovanelli, deve concludere.
ORIANO GIOVANELLI. … non dovrebbero esserci giustizialisti e ha citato, come esempi, Terracini e Lussu. Ma quei politici quando pensavano alla tutela delle prerogative parlamentari si riferivano ai parlamentari che scendevano in lotta con i braccianti, con gli operai che occupavano le fabbriche, non pensavano certo a questo presunto legittimo impedimento del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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