20 aprile 2009

Oggi su Europa
SINISTRA, PAROLA NOSTRA

Cercando, in un intervento su Europa, la parola che ci definisca, Francesco Rutelli scrive: noi siamo i democratici e tanto basti. Sarei del tutto d’accordo se ancora molti non ci chiedessero: e cioè? Si dovrà intanto riconoscere che la parola “democratico” negli Stati Uniti dice qualcosa di preciso mentre nella vecchia Europa pretende qualche specificazione. Ma non faccio comunque questioni lessicali. Se fosse già chiaro l’oggetto, il nome basterebbe. Ma l’oggetto è in via di definizione e da un anno ormai ogni gesto e ogni parola (o l’assenza di un gesto o di una parola) suscitano comprensibilmente interrogativi identitari.
Tutte le rilevazioni che ci riguardano e la nostra stessa esperienza quotidiana ci dicono che dobbiamo molto lavorare sul profilo univoco del partito. In molti hanno teorizzato un partito non identitario. Confesso di non avere mai capito che cosa volesse dire; ho letto anzi in questo il rischio di un disarmo di fronte alla forza ideologica del messaggio berlusconiano.
Il rischio cioè di contrapporgli semplicemente buona retorica, comunicazione e tanto eclettismo. Noi non possiamo, convengo con Rutelli, cercare l’identità nella toponomastica.
Centrosinistra è il campo; se pretendiamo che quella parola definisca la nostra soggettività politica ci ritroveremo (trattino o no) a praticare non il pluralismo di idee ma la divisione dei compiti.
Il rimescolo (cioè l’identità) è un’altra cosa. Qui c’è davvero, secondo me, il campanello d’allarme.
In questo delicatissimo passaggio di natura identitaria, espungere dal nostro linguaggio politico rilevante parole come sinistra, come popolare, come cattolico democratico, non vuol dire fare una operazione lessicale. Vuol dire mettere in forse dei significati.
Sto parlando, rispettivamente, della battaglia per la giustizia sociale; del largo e profondo radicamento non classista e non elitario del partito; della distinzione fra forti convincimenti religiosi o morali e autonoma responsabilità della politica. Poco male se questi significati fossero emersi nitidamente da fatti politici. A giudizio di molti questo non è avvenuto anche se si è spesso cercato di banalizzare la difficoltà con la categoria del litigio. Abbiamo dunque del lavoro da fare, tutti assieme, mentre, tutti assieme, combattiamo tenendo alto il progetto.
Due parole infine sulla parola “sinistra”. È una parola che non puoi lasciare incustodita perché esprime un significato che esiste in natura: l’idea dell’uguale libertà e dignità di tutti gli uomini. Sul piano storico quel significato politico si è materializzato in buona parte delle conquiste sociali, di civilizzazione ed emancipazione di persone e territori (siamo d’accordo su questo?). È stata una parola mai pronunciata in esclusiva.
Se ne sono avvalse culture comuniste, socialiste, democratico-cristiane, liberali. Fin qui so di espormi alla pigra accusa di novecentismo da parte di quei nuovisti estremi che non si sono ancora accorti di vendere un prodotto ormai scaduto. Parliamo di futuro, invece; parliamo dei nuovi significati e delle moderne questioni imposte dall’apertura di una nuova fase globale, a cominciare da un fatto ormai evidente: la riduzione delle disuguaglianze e non già il loro aumento è condizione razionale della crescita. Se parleremo finalmente del futuro con un rispetto sincero delle diverse opinioni, ho fiducia che dalla discussione potrà emergere l’identità univoca del Partito democratico come grande e moderno partito popolare, come partito di una sinistra democratica e liberale, come partito non autosufficiente ma capace di crescere interpretando, organizzando ed estendendo il campo del centrosinistra.