Il progetto federalista sta deragliando di Oriano Giovanelli
E’ un momento cruciale per il dibattito e soprattutto per le scelte relative alla attuazione dell’art. 119 della Costituzione, ovvero della legge delega 42 del 2009 sul federalismo fiscale. Come ha detto giustamente il segretario del PD Pierluigi Bersani il progetto del federalismo decisivo per il cambiamento del paese, sta deragliando.
Pesa sul lavoro da svolgere il pesante ritardo nella emanazione dei Decreti Legislativi e della loro approvazione da parte della Bicamerale presieduta dall’on. La Loggia. Per ora solo tre sono stati effettivamente approvati: quello molto misero in termini di sostanza sul patrimonio da trasferire a comuni e province e quello assolutamente vuoto di contenuti su Roma Capitale. Come si sa quello relativo al cosiddetto federalismo municipale non essendo stato approvato dalla Bicamerale è stato oggetto di un tentativo di colpo di mano da parte del Governo meritoriamente stoppato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; e ora è stato approvato con l’ennesima fiducia alla Camera. Per quanto riguarda il decreto legislativo riferito alle regioni e alle province esso comincia ora il suo esame in commissione Bicamerale. Ma al di la di queste lunghe e complesse procedure, quello che sta diventando minaccioso per le sorti di tutto il processo è il clima politico complessivo, l’incertezza sulla durata della XVI Legislatura Parlamentare, la capacità della maggioranza di essere tale in votazioni decisive in Aula come in Commissione e in questo clima la fretta di approvare provvedimenti purchessia, prescindendo dal merito e dal confronto che il merito di scelte tanto rilevanti per il futuro del paese richiede.
Si sta evidenziando in questo clima di tensione il carattere tutto ideologico delle scelte sul federalismo a traino leghista. Il merito effettivamente autonomista delle proposte sfuma, aspetti decisivi come la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, dei costi standard, dei fondi perequativi, vengono sistematicamente accantonati per l’ansia di arrivare a sventolare qualche bandierina. E così rischiamo che si arrivi a dire, per puri fini elettorali, che si è fatta una riforma storica quando invece non si è prodotto nulla di davvero innovativo e virtuoso ed anzi si sono fatti fare dei passi indietro al Sistema delle Autonomie e delle Regioni il quale intanto paga e fa pagare i pesanti tagli subiti con le ultime manovre finanziarie.
La partita è troppo importante per il futuro del paese, per la sua effettiva riformabilità, per i servizi essenziali da garantire ai cittadini perché tutto scivoli giù in questo squalificante declino. Bisogna fare qualcosa per raddrizzare “l’albero storto di questo federalismo”.
Il sistema delle autonomie locali e delle regioni deve riappropriarsi di una visione coerente e di una battaglia politica conseguente. Un federalismo malato scaricherà su regioni e autonomie i suoi effetti negativi a prescindere dal colore politico delle amministrazioni che lo gestiranno e per questo ANCI, UPI, REGIONI, LEGAUTONOMIE debbono con urgenza fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per raddrizzare la barca per riportarla alla qualità del confronto che ci fu per l’approvazione della legge delega 42/09 che è una buona legge e che oggi viene ampiamente disattesa.
Per questo io credo che comuni, province e regioni non debbano giocare di rimessa andando a trattare le virgole con il ministro Calderoli in modo separato e confuso. Debbono per la responsabilità che hanno alzare la voce assieme e dire: fermiamoci un attimo, facciamo il tagliando alla situazione, verifichiamo con rigore ciò che va bene e ciò che non va bene, e ripartiamo con i tempi e i modi degni di una grande riforma per il futuro dell’Italia. E nello stesso tempo chiedere a tutte le forze politiche che non confondano il merito di queste scelte vitali con la battaglia tattica legata alle sorti del governo e della legislatura. Ciò che di buono è stato fatto va messo in sicurezza , ciò che di buono va fatto, anche in termini di correzione delle scelte prodotte deve essere un dovere di tutti garantirlo.
Faccio queste considerazioni dopo il dibattito, assolutamente illuminante e chiarificatore avvenuto sul federalismo municipale. Qual è il rischio prodotto da quel dibattito: che gli amministratori comunali del Nord pensino davvero che quello è federalismo quando non è neppure un passo avanti verso una vera autonomia e pensino altresì che chi si oppone non lo fa in nome di un federalismo vero ma in nome di un obiettivo politico, ovvero mettere in crisi il governo. Nello stesso tempo il rischio speculare è che gli amministratori comunali del Sud che magari non vogliono il federalismo, e non sono tutti ma non sono nemmeno pochi, colgano le critiche sacrosante a quel disegno come l’occasione per rafforzare l’idea che tanto vale non cambiare nulla. E in tutto questo quello che se ne avvantaggia è lo Stato centrale non chiamato per nulla in causa e che anzi continua a tenere saldamente in mano i cordoni della borsa e a godersi la sua ineffabile staticità compresi gli sprechi, le cricche, l’elefantiaca burocrazia ecc.
Sono almeno tre i punti cardine su cui gli enti locali dovrebbero rilanciare con forza:
1 Una vera autonomia richiede un vero tributo proprio, in assenza di ciò l’autonomia non c’è. In assenza si continua a prendere in giro gli italiani meno richhi come con l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, come se poi i servizi che chiudono o che vedono aumentare le tariffe li pagasse qualcun altro e non i cittadini che abitano in quella città e che hanno più bisogno. L’abolizione dell’ICI sulla prima casa è stata una operazione che ha tolto ai più deboli per dare ai più ricchi, che Berlusconi ne sia lieto ci può stare ma spacciarlo per giustizia è da autolesionisti.
2 Il secondo punto assolutamente inderogabile per fare davvero un provvedimento federalista è il suo raccordo con la parte ordinamentale del progetto di riforma. Si continua a parlare di federalismo e poi ci si ferma all’attuazione dell’art. 119 della Costituzione senza tenere conto che ci sono da onorare l’art. 114, 117 e 118. Ovvero una reale equiordinazione fra i diversi livelli istituzionali che compongono la Repubblica, la definizione delle funzioni fondamentali da attribuire ad ogni livello istituzionale, la definizione dei livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale, l’attuazione di un reale principio di sussidiarietà con conseguente revisione radicale dell’organizzazione amministrativa dello stato centrale, delle regioni, delle province e dei comuni. Se il federalismo deve essere tale prima vengono le scelte su poteri e funzioni e solo dopo si parla di risorse altrimenti si mete in essere un mostriciattolo.
3 Il terzo punto è la perequazione. Il discorso viene continuamente rimandato, ma questo è il vero bandolo della matassa su cui si giuoca l’unità del paese. E man mano che si vedono i provvedimenti come la tassa turistica o la proposta di IMUP ci si accorge come esiste un problema di perequazione non solo fra Sud e Nord ma anche fra costa e montagna, fra città turistiche e non, fra località a forte presenza di seconde e case e non. Non possiamo rinviare sine die questo dibattito!
Il sistema delle autonomie locali e delle regioni debbono lanciare assieme questo allarme. Senza risposte su punti così qualificanti come possiamo realisticamente andare a vanti? E quale sarebbe la fretta che giustifica il negare una risposta seria su questi punti chiave?
L’Italia non può permettersi questo esito disastroso su una partita tanto decisiva.
Il federalismo rimane l’unica strada che noi abbiamo per mettere mano ad una radicale riorganizzazione amministrativa dello Stato centrale, delle Regioni, delle Province e dei Comuni, con lo scopo di affrontare una fase in cui per anni dovremo fare i conti con un debito pubblico da abbattere, una crescita economica bassa e una domanda di servizi pubblici crescente. Se non diamo luogo ad una radicale reingenierizzazione di tutti i processi decisionali e gestionali come faremo a risparmiare continuando almeno a garantire i servizi?
Il federalismo rimane l’unica strada per responsabilizzare le classi dirigenti politiche e amministrative locali e centrali nel tentativo di tenere unito questo paese facendo i conti con la forte necessità di perequare non solo risorse ma anche diritti e opportunità in cambio di rigore, rigore, rigore.
Regioni, comuni e province convochino gli Stati Generali delle autonomie locali sull’attuazione del federalismo e costringano Governo e forze politiche a confrontarsi nel merito, fuori da logiche di corto respiro, con uno spirito davvero di responsabilità nazionale, faranno un grande servizio all’Italia in occasione del suo 150 compleanno.
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