a cura di Davide Sfragano
www.ilsalvagente.it
Non è vero, come ha detto Berlusconi, che non si può chiedere a capponi e tacchini di organizzare la festa di Natale. Almeno per quanto riguarda il parlamento italiano.
“Di proposte per ridurre il numero dei parlamentari in commissione Affari Costituzionali ce ne sono già tante. Se Berlusconi vuole davvero riformare il Parlamento cominci a confrontarsi su queste”: questo, in sintesi, il pensiero di Oriano Giovannelli, parlamentare del Pd e componente della commissione Affari costituzionali. Quando, appena una settimana fa, Berlusconi ha annunciato una proposta di legge popolare per ridurre a 100 il numero dei rappresentanti dei cittadini alle Camere a chi come stanno le cose si sono rizzati i capelli in testa.
Proposta in aula fin dalla scorsa legislatura…
“Già la scorsa legislatura avevamo portato fino in Aula una proposta di riforma istituzionale che voleva superare il bicameralismo perfetto: con un Senato federale nominato dalle assemblee regionali di 200 persone, e una Camera dei deputati di 400”, ci spiega Giovanelli.
“Quella riforma ci avrebbe garantito una rappresentanza dignitosa dei cittadini, e una democrazia in grado di decidere più rapidamente”.
Il Polo non volle approvarlo
Quel disegno di legge, però, una volta in Aula si arenò, e non certo per colpa dell’allora maggioranza. “Le opposizioni furono fin da subito indisponibili. A Berlusconi non interessava proprio alcuna riforma. Il suo unico obiettivo era solo quello di far cadere il governo Prodi” racconta Giovanelli.
Oggi come allora, però, il Pd non sembra aver cambiato idea. Il Partito Democratico rimane sempre disponibile a riformare le Camere, ma a condizione che venga fatto salvo il principio della rappresentatività.
Il Pd: disposti anche oggi, se non è solo propaganda
Il problema, però, per Giovanelli, è che “Berlusconi non vuole affatto un dibattito serio sull’argomento. La sua è solo propaganda elettoralistica”. “Se il cavaliere volesse davvero riformare la Costituzione promuoverebbe un clima di dialogo, e non di scontro” prosegue il parlamentare del Pd.
E a proposito dell’intervento di Berlusconi di fronte all’assemblea degli industriali Giovanelli dice: “La sua è stata solamente un proposta estemporanea e da campagna elettorale. È gravissimo che anche il premier fomenti l’anti-politica, che è diventato uno dei mali del nostro Paese”.
Industriali troppo teneri
Ma, a prescindere dall’intervento del presidente del Consiglio, in quell’occasione Giovannelli è rimasto deluso dall’atteggiamento, quantomeno, di parte dell’assemblea: “Mi sembra comunque grave che gli industriali abbiano applaudito quell’intervento. Soprattutto in questo periodo di crisi gli imprenditori dovrebbero capire quanto sia importante la politica. E non solo quando salva le banche”.
Oltre alla proposta di riduzione del numero di parlamentari di cui ha parlato Giovanelli, in questa legislatura ne sono già state presentate molte altre.
Proposte molto precise anche in questa legislatura
C’è quella del senatore Zanda (Pd) risalente al 4 novembre del 2008, che si prefigge unicamente la riduzione del numero dei parlamentari a 400 deputati (più 8 eletti all’estero) e 200 senatori (dei quali 4 all’estero). Il testo specifica anche che nessuna regione può avere un numero inferiore a 5 senatori, 1 la Valle D’Aosta e 2 il Molise. Assegnata in commissione Affari Costituzionali il 25 novembre 2008, il 18 marzo scorso se ne è iniziato a discutere, ma è stato scelto un esame congiunto con le altre proposte di legge in materia.
Anche per il “taglio” dei ministri e dei consiglieri regionali
Poi ci sono altre 3 proposte simili che, in chiave di riduzione dei costi della politica, propongono anche il taglio del numero dei ministri e dei componenti dei Consigli regionali. Due sono a firma di Olga D’Antona (Pd) e prevedono la riduzione dei deputati a 400 e dei senatori a 200. Inoltre si prevede un governo al massimo di 15 ministri e 30 sottosegretari. Una terza è dell’Italia dei Valori, firmata da Antonio Borghesi, è stata depositata alla Camera il 13 maggio 2008. Il testo prevede, anch’esso 400 deputati e 200 senatori, 12 ministri e un massimo di 60 componenti per l’esecutivo
E ci sono anche due proposte del Pdl e una dell’Udc
Esistono poi, una serie di testi di riforma complessiva della Costituzione che comprendono anche la riduzione del numero dei parlamentari. Due sono del Pdl e firmate al Senato da Andrea Pastore e alla Camera da Italo Bocchino. Entrambe prevedono 500 deputati e un numero variabile di senatori che, in base alla trasformazione della Camera Alta in Senato Federale, vengono eletti dai consigli regionali a seconda degli abitanti partendo da 5 per le regioni con la popolazione inferiore al milione e arrivando a 12 per chi ne ha più di 7.
Infine ci sono anche altre proposte simili alle precedenti, presentate dal presidente del gruppo dell’Udc, Giampiero D’Alia, e dagli esponenti della Autonomie Oskar Peterlini e Karl Zeller.
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Non è vero, come ha detto Berlusconi, che non si può chiedere a capponi e tacchini di organizzare la festa di Natale. Almeno per quanto riguarda il parlamento italiano.
“Di proposte per ridurre il numero dei parlamentari in commissione Affari Costituzionali ce ne sono già tante. Se Berlusconi vuole davvero riformare il Parlamento cominci a confrontarsi su queste”: questo, in sintesi, il pensiero di Oriano Giovannelli, parlamentare del Pd e componente della commissione Affari costituzionali. Quando, appena una settimana fa, Berlusconi ha annunciato una proposta di legge popolare per ridurre a 100 il numero dei rappresentanti dei cittadini alle Camere a chi come stanno le cose si sono rizzati i capelli in testa.
Proposta in aula fin dalla scorsa legislatura…
“Già la scorsa legislatura avevamo portato fino in Aula una proposta di riforma istituzionale che voleva superare il bicameralismo perfetto: con un Senato federale nominato dalle assemblee regionali di 200 persone, e una Camera dei deputati di 400”, ci spiega Giovanelli.
“Quella riforma ci avrebbe garantito una rappresentanza dignitosa dei cittadini, e una democrazia in grado di decidere più rapidamente”.
Il Polo non volle approvarlo
Quel disegno di legge, però, una volta in Aula si arenò, e non certo per colpa dell’allora maggioranza. “Le opposizioni furono fin da subito indisponibili. A Berlusconi non interessava proprio alcuna riforma. Il suo unico obiettivo era solo quello di far cadere il governo Prodi” racconta Giovanelli.
Oggi come allora, però, il Pd non sembra aver cambiato idea. Il Partito Democratico rimane sempre disponibile a riformare le Camere, ma a condizione che venga fatto salvo il principio della rappresentatività.
Il Pd: disposti anche oggi, se non è solo propaganda
Il problema, però, per Giovanelli, è che “Berlusconi non vuole affatto un dibattito serio sull’argomento. La sua è solo propaganda elettoralistica”. “Se il cavaliere volesse davvero riformare la Costituzione promuoverebbe un clima di dialogo, e non di scontro” prosegue il parlamentare del Pd.
E a proposito dell’intervento di Berlusconi di fronte all’assemblea degli industriali Giovanelli dice: “La sua è stata solamente un proposta estemporanea e da campagna elettorale. È gravissimo che anche il premier fomenti l’anti-politica, che è diventato uno dei mali del nostro Paese”.
Industriali troppo teneri
Ma, a prescindere dall’intervento del presidente del Consiglio, in quell’occasione Giovannelli è rimasto deluso dall’atteggiamento, quantomeno, di parte dell’assemblea: “Mi sembra comunque grave che gli industriali abbiano applaudito quell’intervento. Soprattutto in questo periodo di crisi gli imprenditori dovrebbero capire quanto sia importante la politica. E non solo quando salva le banche”.
Oltre alla proposta di riduzione del numero di parlamentari di cui ha parlato Giovanelli, in questa legislatura ne sono già state presentate molte altre.
Proposte molto precise anche in questa legislatura
C’è quella del senatore Zanda (Pd) risalente al 4 novembre del 2008, che si prefigge unicamente la riduzione del numero dei parlamentari a 400 deputati (più 8 eletti all’estero) e 200 senatori (dei quali 4 all’estero). Il testo specifica anche che nessuna regione può avere un numero inferiore a 5 senatori, 1 la Valle D’Aosta e 2 il Molise. Assegnata in commissione Affari Costituzionali il 25 novembre 2008, il 18 marzo scorso se ne è iniziato a discutere, ma è stato scelto un esame congiunto con le altre proposte di legge in materia.
Anche per il “taglio” dei ministri e dei consiglieri regionali
Poi ci sono altre 3 proposte simili che, in chiave di riduzione dei costi della politica, propongono anche il taglio del numero dei ministri e dei componenti dei Consigli regionali. Due sono a firma di Olga D’Antona (Pd) e prevedono la riduzione dei deputati a 400 e dei senatori a 200. Inoltre si prevede un governo al massimo di 15 ministri e 30 sottosegretari. Una terza è dell’Italia dei Valori, firmata da Antonio Borghesi, è stata depositata alla Camera il 13 maggio 2008. Il testo prevede, anch’esso 400 deputati e 200 senatori, 12 ministri e un massimo di 60 componenti per l’esecutivo
E ci sono anche due proposte del Pdl e una dell’Udc
Esistono poi, una serie di testi di riforma complessiva della Costituzione che comprendono anche la riduzione del numero dei parlamentari. Due sono del Pdl e firmate al Senato da Andrea Pastore e alla Camera da Italo Bocchino. Entrambe prevedono 500 deputati e un numero variabile di senatori che, in base alla trasformazione della Camera Alta in Senato Federale, vengono eletti dai consigli regionali a seconda degli abitanti partendo da 5 per le regioni con la popolazione inferiore al milione e arrivando a 12 per chi ne ha più di 7.
Infine ci sono anche altre proposte simili alle precedenti, presentate dal presidente del gruppo dell’Udc, Giampiero D’Alia, e dagli esponenti della Autonomie Oskar Peterlini e Karl Zeller.
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