Curiosità — 1 minuto di lettura

Nome di battaglia Estella

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Stiamo vivendo tempi di radicali cambiamenti. Ho bisogno di attingere al coraggio e la forza che solo grandi ideali sanno dare

Ho letto tantissimo in questo ultimo mese di agosto in cui, al netto delle preoccupazioni per il trasloco della sede nazionale di italiadecide e per i lavori che interesseranno il mio studio pesarese con tanto di svuotamento a forza di braccia di due stanze ricolme di roba, ho avuto tempo per starmene sotto l’ombrellone al mare e fare ciò che mi piace di più, appunto leggere. Fra romanzi e saggi la sensazione più forte, direi primordiale, me l’ha data il saggio che la professoressa urbinate Anna Tonelli ha dedicato alla compagna Teresa Noce. “Nome di battaglia Estella. Teresa Noce una donna comunista del novecento”. Il riscatto personale cercato con una dedizione assoluta allo studio. La intransigente reazione alle umiliazioni che venivano inflitte ai lavoratori ai disoccupati agli ultimi, la consapevolezza originaria che all’interno di quelle umiliazioni vi era sempre in peggio una specificità  riservata alle donne. La dedizione al partito ma anche il coraggio di distinguersi quando la ragione di partito cozzava con la ragione dell’esperienza vissuta. Un racconto che infonde al lettore, in particolare al lettore che sente il vuoto oggi debordante a sinistra, una carica fortissima. Anche i dolori personali fanno parte integrante del quadro a ricordarci che non c’è niente di gratuito per chi non può fare a meno di battersi per degli ideali che hanno la concretezza della vita delle persone e un prezzo ancora più pesante lo pagano coloro che che vivono loro vicino