Curiosità — 1 minuto di lettura

Generazione Settanta – storia del decennio più lungo del secolo breve 1966/1982

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Miguel Gotor offre ai lettori di ogni età uno spaccato di un decennio chiave nella storia del paese e non solo. Per me è stato come guardarmi allo specchio. Io c’ero!

La pentola cominciò a bollire negli anni sessanta. Ma sono gli anni settanta, meravigliosi e terribili, quelli in cui tutto sembrò possibile e invece tutto sembrò, alla fine, fallire. Un decennio che definirei gramsciano, dove tantissime delle analisi disincantate e altrettante deduzioni profonde del pensatore comunista rinchiuso nel carcere, sembrarono materializzarsi nella società e nella politica. Il ruolo degli intellettuali e il loro rapporto con le masse lavoratrici, la conquista di una egemonia, la resistenza strenua del vecchio regime, la catastrofe che incombe nella fase di stallo che si crea nella contrapposizione fra le forze. Non passammo, in quel periodo, sulla terra leggeri ( parafrasando un bel libro di Sergio Atzeni). Tutt’altro, ogni protagonista ci andò giù pesante. E noi vivevamo i nostri ideali attraversando i lutti, la percezione fisica di una reazione di destra sempre presente, la faccia di Andreotti sempre a ricordarci l’inamovibilità del potere, giovani di sinistra come noi che ci consideravano traditori e ci contestavano nelle assemblee.  Era dura, ma avevamo il partito, gli operai a milioni iscritti al partito e al sindacato, avevamo Berlinguer. Sapevamo di essere un paese con una democrazia dimezzata ma scommettavamo sulla possibilità di forzare i limiti atlantici imposti dalla guerra fredda e ci piaceva che anche una parte della DC sembrasse convincersi che quella strada fosse possibile. Per non dire dei tanti movimenti cattolici che sembravano venirci incontro sulla spinta del Concilio Vaticano secondo. Non andò così. I primi a mostrarci il cartellino giallo furono i punk, gli indiani metropolitani. Noi avevamo in mente un progresso collettivo, ordinato, la risposta che ci arrivava da quei giovani era “nessun ordine” ognun per se. Il passo verso l’individualismo e i paninari fu molto breve. La voglia di bere di Milano fu più grande  della voglia di cambiare. Cartellino rosso. Espulsi. Con il senno di poi, e il libro sembra confermarcelo, era una impresa impossibile però ci resta il sapore di averci provato. Ora la destra è al potere. Non è la destra berlusconiana, è la destra vera quella che dalla caduta del fascismo in poi è cambiata ma non ha mai mollato. Mi vien da chiedere a Miguel Gotor, non sarà il caso di riannodare i fili della storia della destra ( non della DC) italiana per capire qualcosa di più? Mi sembrerebbe il giusto compimento della ricerca che questo bel libro ci offre.